Da Atene a Genova, passando per Rabat, per i Paesi baschi, arrivando fino ad Amburgo e negli Stati uniti Venerdì 6 febbraio molti porti del Mediterraneo e non solo saranno attraversati dallo sciopero promosso da USB e altri sindacati contro l’ economia di guerra e lo sfruttamento.
Un passo avanti, che ampia e rafforza l’unità già realizzata nella comune opposizione al genocidio del popolo palestinese.
Un passo avanti verso convergenze e mobilitazioni ancora più larghe per fermare la tendenza alla guerra e all’ economia che la sostiene e la rafforza e il massacro sociale che ne deriva.
Il blocco dei porti, crocevia fondamentali della circolazione delle merci, del flusso degli armamenti per le guerre in corso e quelle che verranno è uno strumento decisivo di lotta per la pace. Per questo sosteniamo lo sciopero del 6 e lavoriamo ad allargare le piattaforme sociali e politiche che si oppongono al militarismo e alla deriva bellicista del capitalismo imperialista. Solo la resistenza delle lavoratrici e dei lavoratori, la costruzione delle più larghe convergenze, in Europa e nel mondo dei popoli in lotta, del proletariato moltitudinario può impedire
le guerre e i disastri sociali e ambientali che nascono dal ventre del sistema capitalistico e dalle necessità intrinseche alla sua riproduzione.
Workers of the Word unite.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Paolo Benvegnù, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista




