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Alberto Benzoni, compagno socialista

di Paolo Berdini –

Con la scomparsa di Alberto Benzoni se ne va un pezzo di storia del socialismo italiano. Sta infatti negli ideali del socialismo la bussola che non ha mai smesso di orientarlo nella vita. Si iscrive al Partito socialista italiano nel 1957, a ventidue anni, e segue tutta la vita del partito fino allo scioglimento del 1994. Esponente di spicco della sinistra lombardiana, mantenne la coerenza della sua collocazione anche nel periodo craxiano. Fu anzi uno dei dirigenti che manifestò pubblicamente il suo dissenso sulla linea politica del gruppo dirigente di chiusura di ogni dialogo a sinistra.
Ma di questo parleremo subito in seguito. Occupiamoci ora dell’importanza del suo ruolo politico e istituzionale nell’esperienza della prima giunta di sinistra a Roma nata in seguito alle elezioni amministrative del 1976. Benzoni divenne vicesindaco con Giulio Carlo Argan e Luigi Petroselli fino alla morte di quest’ultimo nel 1981. Affrontò dunque gli anni più difficili per la città, anni di attentati neofascisti contro le istituzioni (i magistrati Vittorio Occorsio e Mario Amato che indagavano sulle strutture eversive di destra furono assassinati nel 1976 e nel 1980), della presenza della malavita organizzata della banda della Magliana e del clima di violenza politica che si viveva in città. Anni difficili che l’amministrazione romana seppe affrontare con grande lucidità e lungimiranza.

Un episodio apparentemente piccolo di cui sono venuto a conoscenza qualche anno fa dice tutto di Alberto Benzoni. A Laurentino 38, il grande quartiere di edilizia popolare sorto a ridosso del grande raccordo anulare, ci fu una consistente occupazione di case da parte di famiglie disagiate. Nella mattinata di tensione, con la presenza di un forte spiegamento di forze dell’ordine pronte allo sgombero, venne chiesto l’aiuto dell’amministrazione comunale. Da una piccola automobile –questo il racconto riferitomi di un occupante dell’epoca- scese “un uomo alto e distinto con la fascia tricolore”. Era il vicesindaco Benzoni che prese un megafono e davanti al prefetto lì presente, rassicurò tutti che non ci sarebbero stati sgomberi: garantiva lui dell’interessamento per chi aveva bisogno di casa da parte del comune. Altri tempi, in cui le amministrazioni di sinistra avevano a cuore gli interessi degli esclusi e non di quelli economici dei proprietari delle aree e degli edifici.

Ma torniamo al grande faro che ha segnato la vita di Benzoni, il socialismo. Come accennavamo, nel 1978 Benzoni prese pubblicamente posizione contro la deriva moderata imposta da Craxi. Lo fece con altri esponenti di spicco del partito (Michele Achilli, Gianfranco Amendola, Tristano Codignola, Paolo Leon e Marcello Vittorini). Per questo non gli venne rinnovato l’incarico di vicesindaco nella successiva giunta romana guidata da Ugo Vetere. Restò nel Psi fino al suo scioglimento nel 1994.
Inizia così l’ultimo percorso della ricerca di Benzoni. Fu tra i pochi che non scelsero di collocarsi in altri partiti. Non cercava poltrone ma idee e tentò continuamente di mantenere in vita gli ideali del socialismo. Fu tra i fondatori nel 1994 della Federazione laburista, esperienza che nel 1998 approdò nella costituzione dei Socialisti democratici italiani fino alla recente (2019) fondazione di Risorgimento socialista. Tentativi certo numericamente minoritari ma che testimoniano della coerenza morale e politica di Benzoni. Ciò che gli stava a cuore era di non disperdere gli ideali per cui aveva combattuto tutta la vita. Il suo impegno costante era quello di scrivere e ragionare sulle riviste riconducibili al socialismo.

L’interesse per Roma fu mantenuto vivo con la fondazione di Roma nuovo secolo, associazione culturale che ha tenuto vivo il dibattito sul futuro della capitale e, pochi anni fa, con il suo generoso impegno a candidarsi come presidente del Municipio dove risiedeva nelle elezioni comunali del 2021 in una lista di sinistra guidata da Rifondazione comunista che mi aveva scelto come candidato sindaco. La nostra avventura non ebbe, ovviamente, buon esito. Testimonia però ancora una volta dell’assoluta libertà culturale che ha guidato la vita di Alberto Benzoni. La sinistra doveva essere unita e bisognava sempre tentare di superare irresponsabili veti e steccati.

Quando iniziò la sciagurata guerra in Ucraina il suo impegno prioritario è stato quello di sensibilizzare partiti e forze sociali sulla urgenza di costruire la pace come condizione per riprendere il cammino interrotto della ricerca dell’uguaglianza. Una lezione questa che ancora stenta a trovare ampio coinvolgimento nelle varie anime della sinistra. Un impegno che dovremo dunque continuare, forti della sua coerente lezione e del suo impegno.

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