di Silvio La Corte –
Il numero di febbraio di “Economia Politica”, la rivista semestrale di Confindustria è interamente dedicata ai giochi di Milano-Cortina 2026. Duecentodieci pagine, fitte, sulle quali vale la pena fare alcune considerazioni critiche, che per facilità personale, preferisco articolare in raggruppamenti.
I tempi
Sebbene in copertina la rivista è catalogata 2-2025, essa “ … esce a poche settimane dell’inizio delle Olimpiadi …” (pag.5). Indipendentemente dal refuso, ammesso sia tale, si può fare qualche rilievo sulla pubblicazione effettiva. La rivista, contemporanea ai giochi, in tempo reale si direbbe oggi, non può, per ovvie ragioni di tempo, avanzare proposte correttive all’impostazione degli stessi. M, per altrettante ovvie ragioni, non può evidenziare rilievi critici, né di tipo economico, ambito prevalente della rivista stessa, né di altro tipo dal momento che, ammesso vi siano argomenti per sostenerle, non possono che evidenziarsi col tempo. Insomma un limbo temporale nel quale è possibile sostenere tutto, o quasi, e dentro il quale la rivista si colloca, opportunamente.
Lo spazio
La rivista si divide in due parti: la prima parte è intitolata “Lo sport come volano di sviluppo”, mentre la seconda si intitola “Le Olimpiadi invernali e la nuova economia della montagna”. Confesso che ho fatto molta fatica a leggere la prima parte, sia per il linguaggio tecnico, quantomeno per me, sia per i contenuti discutibili e talvolta irritanti, sui quali tornerò tra poco. Viceversa la seconda parte, meno di tipo economico e più indirizzata ad osservare gli aspetti socio-ambientali mi è risultata più facile e più condivisibile. Il fatto è proprio questo: se la seconda parte fosse stata anteposta alla prima sarebbe interamente crollato il castello costruito nelle oltre cento pagine precedenti. La seconda parte, con una quantità di dati davvero significativa esplicita senza girarci intorno, che la monocultura del turismo sportivo non ha futuro e neanche un presente, sulle Alpi come sugli Appennini. Ma si spinge oltre, fino ad analizzare approfonditamente le così dette “migrazioni verticali”, cioè quelle attuate da tutti quelli che nelle caotiche e surriscaldate città della pianura non riescono più a trovare una ragione per rimanervi, e al contempo posseggono o sono in grado di crearsi le possibilità per andare a vivere più in alto, in montagna. Se questo è il futuro, difficile da mettere in discussione, tutte, ma proprio tutte le opere previste per i giochi sono inutili, dannose e probabilmente costosissime. Ho atteso fino a pag. 210, ma questo non è scritto, neanche accennato.
Non spendo più di due righe per ribadire che disboscamenti, nuove piste, neve artificiale, ora, possono solo essere argomenti di un fumetto per bambini. Ma se, allo stato attuale, le strade sono un’assurdità in pianura, davvero sarebbe difficile ammettere che le strade, insomma lo spostamento su gomma è anacronistico in montagna, oltre che una delle cause di quel riscaldamento globale che incoraggia, quelli che possono, alle migrazioni verticali? Quando i giovani, che per il cinquanta per cento non vogliono neanche la patente, insieme ai meno giovani, sfilano per Milano con la scritta “Le montagne non ricrescono!” sono imbarazzanti per l’ovvietà del loro messaggio.
Parzialità
Sempre nella seconda parte, ma precedentemente, a pag. 146, si scrive:” Già nel 1952 Onesti (presidente del CONI ndr) aveva individuato nella riforma dei programmi di educazione fisica nella scuola media “ il massimo evento della vita sportiva nazionale” del quadriennio appena terminato perché lo “sport sarebbe rimasto fenomeno marginale della nazione fino a quando la Scuola non lo avesse assunto tra le sue attività nobili e utili come un valore sociale da imprimere nella coscienza del popolo Sono passati settantaquattro anni, tre generazioni, ma la pratica motoria nella scuola primaria, le elementari di una volta, è una parola vuota, senza senso. Senza parlare del fatto che il sessanta per cento degli istituti scolastici italiani non ha una palestra, anche quando ne sarebbero necessarie due. Fatto sta che i nostri ragazzi sono i più obesi d’Europa. Sarebbe stato difficile tirare queste conclusioni e fare qualche proposta in controtendenza? Come ad esempio assumere diecimila giovani laureati in Scienze Motorie, invece che “offrire” ad altrettanti giovani di prestare il loro lavoro volontariamente per far girare la macchina olimpica nei mesi di febbraio e marzo?
Omissis
Nella prima parte si analizzano i dati economici, insomma quanto lo sport consuma e prima ancora produce. Tutto va bene, integratori, fucili a canna lisca e biciclette. Anzi, le biciclette prodotte in Italia occupano uno spazio significativo nell’export nostrano. Ma come non ricordare le ripetute prese di posizione del Presidente di Confindustria a favore delle grandi opere piuttosto che delle piste ciclabili? Peraltro nella stessa rivista si evidenzia più volte come le abitudini degli italiani, e probabilmente anche di tanti altri popoli, siano cambiate dopo la pandemia da COVI-19. Ma le prese di posizione sono datate 2022, ed anche più recentemente non sono mancate. Sembra quasi proporre l’idea che gli spostamenti su due ruote siano una prerogativa dei paesi poveri, quindi abbinati ad un presente che tutti si augurano possa essere superato, il prima possibile. Rimanendo a quel che c’è scritto, è difficile davvero capire dove Confindustria voglia andare a parare. Al netto del fatto che la tendenza degli italiani, come di altre popolazioni a vestire con abiti sportivi, incrementando questa fetta di mercato, inesorabilmente influisce negativamente su altri stili, casuals o classico, poco importa.
I grandi eventi
Tra un’espressione algebrica e la ripetizione all’infinito di vocaboli inglesi, si accenna anche ai grandi eventi, motore di sviluppo, senza se e senza ma. Qui davvero non si può non fare un salto sulla sedia. Si gira intorno alla questione analizzando eventi completamente diversi tra loro. Gli “Internazionali BNl di Roma”, tennis, sono un evento annuale, che si ripete da ottantadue anni, e che utilizza strutture centenarie, adeguatamente rinnovate, va da sé, ma che non possono non generare un indotto economico positivo, proprio per queste specifiche caratteristiche. Ancora più mistificante l’esempio del Motor Valley, un evento in gran parte privato, una vetrina per le aziende che nel modenese, e più in generale in Emilia Romagna, producono nel campo dei motori, a due come a quattro ruote.
E poi l’affondo: le Olimpiadi invernali di Torino 2026. L’intera pag. 94 tesse le lodi dell’evento fino a sostenere che “… il modello Torino insegna che un evento invernale, se ben gestito, può fungere da volano per moltiplicare i flussi turistici e riforgiare l’identità di una destinazione”. Ora, basta cliccare in Internet tre parole Torino-città-povera e una sfilza di articoli, prima di tutto di “ Il Sole 24 Ore”, il quotidiano della Confindustria smentiscono queste affermazioni. Si potrebbe andare avanti ad oltranza, ma non ne vale la pena. Appare, da questa pubblicazione, una classe imprenditoriale miope e bulimica, difficilmente affidabile.




