L’attacco di Giorgia Meloni all’Università di Bologna ricorda quelli recenti di Trump e ancor più infausti precedenti nazionali.
La reazione del governo alla decisione del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna di non attivare un corso destinato ai soli militari è un grave attacco all’autonomia dell’università. Essa si inserisce in un progetto di subordinazione politica delle istituzioni accademiche che rischia di concretizzarsi molto presto. Se dovesse essere approvata la riforma perorata dalla ministra Bernini, che prevede l’inclusione di rappresentanti dell’esecutivo e delle amministrazioni locali negli organi di governo degli atenei, la libertà di ricerca e di insegnamento sarebbe profondamente compromessa.
Le polemiche di questi giorni mostrano che l’obiettivo chiaramente perseguito da Meloni e soci è un sistema di formazione e ricerca prono al potere politico, modellato sull’esempio dell’Ungheria di Orbán e in linea con la recente stretta imposta da Trump al mondo accademico americano.
Le destre mondiali, sempre più orientate a una logica di guerra, considerano il sapere critico un ostacolo alla mobilitazione bellica delle coscienze e le università il contesto in cui può svilupparsi un’opposizione alle loro strategie (come dimostrano le recenti proteste contro il genocidio a Gaza).
Rifondazione Comunista è al fianco di tutte le docenti e i docenti, le ricercatrici e i ricercatori che lottano contro i piani illiberali del governo, per un’università democratica, autonoma, faro di un futuro di pace.
Salvatore Romeo, responsabile scuola e università del Partito della Rifondazione Comunista




