di Maurizio Acerbo –
Il 16 gennaio 2026 una bella manifestazione in piazza Campidoglio a Roma convocata da Amnesty international Italia e dal movimento Donna Vita Libertà.
Una manifestazione con un appello chiaro: contro la repressione del regime iraniano e contro la guerra.
Questo ha tenuto lontani i trumpiani italiani della destra e i guerrafondai centristi come Calenda.
Erano presenti solo partiti come Rifondazione, M5S, AVS, PD che si sono pronunciati contro l’intervento militare di USA e Israele.
Riccardo Noury di Amnesty ha criticato chi come Trump pensa di essere “lo sceriffo del mondo” e ha proposto di utilizzare gli strumenti del diritto internazionale.
Anche tutte le compagne iraniane di Donna Vita Libertà nei loro interventi sono state chiare contro interventi militari stranieri. Tutte hanno chiesto di sostenere la lotta popolare e delle donne che non ha per scopo di sostituire i mullah con il ritorno del re.
Maura Cossutta per la Casa Internazionale delle donne nettissima contro il genocidio a Gaza, la repressione in Iran e le aggressioni imperiali per un femminismo intersezionale, anticolonialista e antimperialista.
Roberto Musacchio per Stop Rearm Europe – Italia ha ricordato che le esuli iraniane di Donna Vita Libertà erano con noi in piazza contro il genocidio e ha ricordato che i comunisti italiani hanno sostenuto a rivoluzione contro la violenta dittatura dello Shah al servizio dell’imperialismo occidentale.
Non sono stati ammessi interventi di sostenitori dello Shah, marionetta di Israele, anche se qualcuna/o aveva bandiera o foto (presenza assolutamente minoritaria).
C’erano anche le bandiere curde. Ricordo che il kurdistan iraniano è stato costantemente bersaglio della repressione. Lo slogan ‘donna vita libertà’ ha origine dal movimento di liberazione curdo e implicitamente lo ricordavano le bandiere col volto di Apo.
Ottimo intervento Cgil che ha sottolineato che bisogna garantire libertà sindacale.
Tutti gli interventi hanno espresso indignazione per la repressione che caratterizza da decenni il regime degli ayatollah ma il rifiuto che il popolo iraniano divenga vittima di un’altra guerra del petrolio.
Le nostre bandiere rosse erano dove debbono stare: dalla parte di chi lotta contro l’oppressione e l’oscurantismo, per l’autodeterminazione dei popoli, contro la guerra imperialista.
Comprendo che tante compagne e tanti compagni abbiano paura di essere strumentalizzati da Trump e Netanyahu perchè non vogliono che si ripeta quanto accaduto in Libia, Iraq, Afghanistan, ecc. Ma proprio per questo non dobbiamo lasciare le piazze ai guerrafondai e ai filoisraeliani e non dobbiamo lasciare che le iraniane e gli iraniani debbano avere come interlocutori gli alleati di Netanyahu.
No alla repressione degli ayatollah. No alla guerra di Trump e Netanyahu.




