100 Euro in meno: questo l’ennesimo regalo del governo ai docenti e alle insegnanti. La carta del docente non sarà più di 500 bensì di 400 Euro. Un taglio del 20% su una cifra già svalutata dall’inflazione, dopo un rinnovo contrattuale che ha ridotto del 10% la retribuzione reale del personale scolastico. La promessa di un finanziamento di 270 milioni alle scuole per l’acquisto di dispositivi tecnologici da fornire in comodato d’uso (si dovrà quindi pagare per poterli riscattare?) è il tipico coniglio dal cilindro, una trovata buona per indorare la pillola: al momento si tratta solo di un annuncio che nulla toglie al danno che nell’immediato colpirà centinaia di migliaia di insegnanti.
Al di là della stucchevole retorica sul merito, questa è la considerazione che il governo, e il ministro Valditara in particolare, ha di una categoria cruciale per la crescita civile del paese. L’alternativa c’era: sarebbe bastato ridurre la spesa militare per trovare le risorse necessarie a coprire l’ampliamento della platea. Si sarebbe trattato di 250 milioni circa su 32 miliardi! Ma evidentemente per l’attuale maggioranza la priorità non è la formazione delle ragazze e dei ragazzi italiani, ma lo sviluppo dell’industria bellica (americana soprattutto).
Un’altra politica scolastica è possibile e non può che passare dalla valorizzazione delle e degli insegnanti (oggi fra i peggio pagati d’Europa), anche attraverso riconoscimenti economici adeguati alle grandi responsabilità che ricadono sulle loro spalle.
Salvatore Romeo, responsabile nazionale scuola del Partito della Rifondazione Comunista




