Il provvedimento di controllo giudiziario disposto dalla Procura di Milano nei confronti di Glovo conferma ciò che da tempo denunciamo: dietro la retorica della “gig economy” si nasconde un sistema di sfruttamento sistematico, che ha colpito oltre 40mila lavoratori e lavoratrici, costretti a condizioni salariali e contrattuali indegne, al di sotto di ogni soglia di dignità. Si palesano ancora una volta le ragioni degli attacchi del governo alla magistratura, per il suo farsi carico in più occasioni del rispetto dei principi fondamentali della nostra costituzione. Vale per il rispetto dei diritti delle lavoratrici e lavoratori vale per quelli delle/dei migranti.
In questo caso come in altri emersi recentemente siamo di fronte a una pratica che richiama il caporalato, aggiornata alle piattaforme digitali, che riduce le persone a forza lavoro usa e getta, senza diritti, senza tutele, senza voce.
Ancora una volta, laddove il governo ha scelto di non intervenire, lasciando campo libero agli interessi delle multinazionali, è stata la magistratura a esercitare una funzione di tutela fondamentale.
Ora è necessario un intervento immediato: la regolarizzazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici coinvolti, il riconoscimento di contratti di lavoro veri, salari dignitosi, diritti sindacali e piena protezione sociale.
Chiediamo inoltre sanzioni esemplari nei confronti dell’azienda, con risarcimenti che vadano direttamente a chi ha subito lo sfruttamento.
Lo sfruttamento non diventa accettabile perché passa da un’app.
Contro lo schiavismo digitale, Rifondazione Comunista continuerà a stare dalla parte di chi lavora.
Paolo Benvegnù: responsabile nazionale lavoro del Partito della Rifondazione Comunista
Nadia Rosa: segretaria provinciale Partito della Rifondazione Comunista federazione di Milano




