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Patto per Napoli e progressiva finanziarizzazione del patrimonio immobiliare comunale

di Elena Coccia e Rosario Marra –

Napoli è una città con un ipercommissariamento de facto, nel senso che alle strettoie del piano di riequilibrio finanziario pluriennale in atto dal 2012 si sono aggiunti due “Patti” quello del marzo 2022 – firmato da Manfredi con l’allora Presidente del Consiglio Draghi – e quello più recente sottoscritto sempre dall’attuale Sindaco, in veste di commissario straordinario di governo per Bagnoli (quartiere occidentale della città) ma con la Meloni.

Qui proveremo a soffermarci sul primo dei due Patti citati – che a Napoli definiamo “Pacco” – riguarda un contributo statale per la riduzione del debito in cambio di “riforme” come l’aumento di tributi comunali, la riduzione della spesa corrente del 2%, la “razionalizzazione” delle Partecipate.

I “Patti” esprimono una tendenza al rafforzamento del rapporto diretto tra il vertice del Comune e quello del Governo e questo fatto non può non avere anche un risvolto politico-istituzionale configurando una sorta di premierato strisciante che avanza per via amministrativa finendo con lo svuotare, seppur parzialmente, anche gli organismi esecutivi anche se comprimono soprattutto gli organi consiliari.

L’accordo Draghi-Manfredi dura fino al 2042, quindi ben oltre l’arco temporale del piano di riequilibrio finanziario pluriennale che dura fino al 2032 e decisamente più lungo di una singola consiliatura;

in realtà, uno degli obiettivi di questi accordi, siglati anche con altri Comuni e non soltanto con quelli in situazione di criticità finanziaria, è sia quello di prolungare, sotto altre forme, il “regime di amministrazione controllata” dell’Ente locale e sia quello di mettersi al riparo da eventuali cambiamenti significativi nell’orientamento politico del Consiglio e dell’Amministrazione che, secondo il normale ciclo politico-elettorale, succede a quella firmataria del Patto, insomma si inserisce il famoso “pilota automatico”.

Il Pacco per Napoli, dopo i primi provvedimenti attuativi come l’aumento dell’addizionale IRPEF o di quello della tassa di imbarco aeroportuale, procede step by step e ora è giunto ad un passaggio molto delicato e pericoloso per le conseguenze sociali che esso comporta: ci riferiamo alla costituenda New Co. Napoli Patrimonio che dovrebbe nascere dallo spacchettamento di Napoli Servizi per gestire parte rilevante del patrimonio immobiliare da mettere a reddito, compreso quello ERP, il restante patrimonio rimarrebbe all’attuale Società strumentale del Comune.

Per quanto riguarda questa scomposizione di Napoli Servizi, condividiamo la valutazione che, ad esempio, è stata elaborata nella rete cittadina “Riprendiamoci la città – Napoli non si vende” e in un documento inviato di recente alla Presidente del Consiglio comunale Vincenza Amato e ai capigruppo consiliari con numerose sottoscrizioni che vanno da sigle del sindacalismo di base, componenti CGIL, forze della sinistra di classe, Associazioni, reti sociali, docenti universitari;

in queste posizioni, si mette in evidenza che la “razionalizzazione” delle Partecipate è, in effetti, un pretesto per finanziarizzare buona parte del patrimonio immobiliare attraverso il rafforzamento dell’apertura a fondi immobiliari d’investimento come l’INVIMIT (Società Partecipata del MEF) che ha già costituito il “comparto Napoli” con i primi conferimenti fatti dal Comune, insomma, si osserva, nel citato documento dello scorso 13 ottobre, che è in atto “l’importazione del discutibilissimo “Modello Milano” nella nostra città”.

È appena il caso di ricordare che, come ci ricorda la Ragioneria Generale dello Stato, il conferimento di immobili ad un fondo immobiliare “è un modo alternativo all’alienazione classica per dismettere il patrimonio immobiliare pubblico”, quindi, fondi come quelli del “comparto Napoli” sono quelle che gli economisti chiamano politiche di “finanza straordinaria” che, nel breve periodo, danno soluzioni tampone all’esigenza di fare cassa ma già sul medio periodo indeboliscono la situazione patrimoniale delle città che, progressivamente, arriveranno a vendere/svendere i “gioielli di famiglia”, oltre, naturalmente alla diminuzione dei flussi di cassa dei canoni di locazione provenienti, ad esempio, dalle case del patrimonio ERP anch’esse oggetto della messa a reddito e alienazione da parte della citata New Co.

Il meccanismo dei “conferimenti” è simile ad altre forme di finanziarizzazione della struttura economica degli Enti Locali usate nel passato, seppure in un diverso contesto e con un differente strumento: ci riferiamo all’epoca della “finanza creativa” dell’allora Ministro Tremonti che per “risolvere” i deficit della finanza locale incoraggiò la sottoscrizione degli swap da cui i Comuni venivano attratti perché c’era un “premio di liquidità” al momento della sottoscrizione di quei derivati.

Infatti, proseguendo nel parziale parallelismo, nel momento in cui, un Comune diventa “quotista” del fondo ha subito una liquidità derivante dal conferimento degli immobili che nel caso napoletano, è stato equivalente al 30% del valore degli immobili conferiti.

Sappiamo tutti com’è andata a finire con gli swap con un numero di Comuni che si è dovuto sobbarcare i costi delle chiusure anticipate per evitare di continuare a pagare i flussi finanziari negativi generati da quelle operazioni che, sulla carta, non sarebbero dovute essere speculative oppure ha dovuto ingaggiare complicati contenziosi giudiziari con le controparti bancarie.

Del resto, aggiungiamo, pur senza voler ricorrere a comparazioni, si tratta di un film già visto, come, ad esempio, per il patrimonio immobiliare di ATER Roma (ex-IACP) confluito nel fondo i3 Regione Lazio che fa parte dei fondi a gestione diretta dell’INVIMIT, ciò per una città come Napoli può portare alla moltiplicazione di casi come quello degli sfrattati ex-Motel Agip (stabile di proprietà comunale) di cui stiamo toccando con mano la drammaticità e che segna una svolta nella pericolosità sociale dell’attuale Giunta.

Sempre per restare nel campo dei film già visti, si può portare in maniera più specifica l’esempio del già accennato modello milanese dove Sara Gainsforth nel suo “L’Italia senza casa” ci ricorda che “La produzione immobiliare è cresciuta alimentando l’accumulazione di patrimoni e le SGR non si sono limitate a investire in nuovi progetti ma hanno comprato interi pezzi della città. Il collettivo Off Topic ha mappato le proprietà dei fondi immobiliari a Milano, censendo 350 immobili di loro proprietà”.

Quello della progressiva finanziarizzazione del patrimonio immobiliare attraverso, soprattutto, il rapporto con INVIMIT SGR è presente anche in altri “Patti” come, ad esempio, quello per Reggio Calabria ed accomuna sia giunte di centro sinistra che di centro-destra in quest’ultimo caso, si può citare la “lettera d’intenti” con la citata Società di Gestione del risparmio firmata nel maggio di quest’ anno dal Sindaco de L’Aquila Pierluigi Biondi di Fratelli d’Italia.

Per quanto riguarda il capoluogo partenopeo, la costituenda “Napoli Patrimonio”, pur venendosi a configurare sul piano formale come una partecipata indiretta del Comune, finisce, nei fatti, per avere una sorta di dipendenza funzionale dall’INVIMIT perché i fondi per la sua effettiva costituzione deriveranno proprio da una parte delle entrate ottenute dalle prime operazioni immobiliari fatte con la citata SGR e destinate al rientro dal debito come emerge dalla relazione sulla gestione per il rendiconto 2024 del Comune approvato a maggio di quest’anno[1].

È chiaro che per facilitare l’instaurazione di più stretti rapporti tra la New Co. e l’INVIMIT si preferisce costituire una Società specificamente dedicata alla gestione immobiliare e meno adatta sarebbe stata Napoli Servizi che ha una storia ben diversa, ciò, però, significa che le argomentazioni usate dall’Amministrazione per giustificare la scelta di finanziarizzazione sono pura fuffa sia per quanto riguarda l’inadeguatezza del personale e sia perché è una Società multiservizi.

Per quanto riguarda la presunta inadeguatezza del personale, la motivazione cade da sola perché l’attuale personale dovrebbe fare l’opzione per la nuova Società per cui non si comprende come il medesimo personale inadeguato in Napoli Servizi diventa, invece, miracolosamente adeguato per la New Co.;

per l’inadeguatezza della struttura multiservizi la contraddizione è altrettanto evidente perché la Giunta ha scelto come partner “tecnico” la MM Spa di Milano che è nata come società di ingegneria e non si occupa soltanto della gestione del patrimonio immobiliare del capoluogo lombardo; quindi, se il modello multiservizi è inadeguato non si comprende come mai diventi adeguato nella scelta del partner.

Le fallaci argomentazioni dell’Amministrazione servono soltanto a coprire il fatto che non c’è un vero interesse pubblico nella costituzione della Società, nello specifico dei lavoratori di Napoli Servizi pensiamo che la città, invece, abbia un debito di riconoscenza nei loro confronti generatosi nel 2013 quando hanno avuto le competenze nella gestione del patrimonio comunale in seguito ad un passaggio di consegne con la Romeo che nel frattempo aveva “portato via il pallone” non lasciando il software al Comune.

Allora, per concludere, a nostro avviso, per evitare che buona parte del “risanamento” dei conti del Comune sia effimero e pagato dai soliti su cui ricadrebbe l’impoverimento patrimoniale della città con una sua “grecizzazione” (quella drammatica svendita di un intero Paese) occorre puntare sulla rinegoziazione antiliberista del Pacco per Napoli dove occorre richiamare il Consiglio Comunale alle sue competenze, per quanto deboli, sfruttando e ampliando le previste clausole di “flessibilità” attraverso la possibile “rimodulazione” annuale delle misure adottate per l’attuazione del Pacco;

naturalmente per concretizzare la rinegoziazione è fondamentale che si creino le condizioni sociali, politiche e programmatiche.

A livello esemplificativo – e per aprire un più serrato confronto cittadino sulla rimodulazione/rinegoziazione del Pacco – si potrebbero indicare i punti che di seguito elenchiamo:

una revisione dell’aumento dell’addizionale comunale IRPEF aumentando la fascia di esenzione, anche in seguito al tasso d’inflazione degli ultimi tre anni e da attuare rispettando il principio della progressività della tassazione[2];
la fissazione di una data in cui, in relazione al rientro, seppur parziale dal debito, si torna alla precedente aliquota dell’addizionale IRPEF già al massimo per il riequilibrio finanziario pluriennale;
la rinuncia a valorizzazioni speculative del patrimonio comunale adibito a fini sociali e all’ERP con un blocco o forte revisione del progetto riguardante la costituenda Napoli Patrimonio e, qualora la Giunta Manfredi insista malauguratamente nel suo attuale orientamento, inserire clausole sociali a protezione delle fasce più deboli degli inquilini nello statuto della nuova Società;
una salvaguardia delle Partecipate comunali parte integrante del patrimonio cittadino a iniziare da Napoli Servizi (minacciata anche nel suo equilibrio economico finanziario per il previsto spacchettamento della stessa per la costituzione della New Co. precedentemente citata) inserendo nel nuovo contratto di servizio delle clausole che limitino con chiarezza il ricorso a terzi nelle attività di competenza della Società;
una verifica trasparente del tesoretto di 32 milioni in più che l’Amministrazione afferma di aver realizzato attraverso la riscossione coattiva;
una rapida ed attenta valutazione per l’estinzione anticipata dei due swap ancora attivi da parte del Comune con Banca Intesa e Deutsche Bank che ha flussi finanziari negativi fino al 2035 dirottando per la maggior parte a fini sociali il risparmio di spesa che ne deriverebbe dalla chiusura;[3]
eventuale nuova rimodulazione/rinegoziazione del Pacco a fine 2027 qualora ci siano effettivi e seppur lievi introiti nelle casse comunali derivanti dall’America’s Cup.
Su queste problematiche e, soprattutto sui rischi derivanti dalle stesse, ne discutiamo nel pomeriggio di giovedì 6 novembre in un’assemblea pubblica con Associazioni, Movimenti, OO.SS. e studiosi nella prestigiosa sede dell’Istituto di Studi Filosofici a Palazzo Serra di Cassano in Napoli.

[1] Cfr. pag. 51 della relazione sulla gestione allegata alla deliberazione consiliare n. 33 del 26/05/2025 dove in riferimento al conferimento di 6 immobili al comparto Napoli si osserva che “L’entrata realizzata è risultata superiore all’importo previsto a copertura del disavanzo, a causa del mancato impegno – nell’esercizio 2024 – della spesa per la costituzione della nuova società di gestione del patrimonio , a cui i proventi dell’operazione INVIMIT erano destinati e il cui iter non si è concluso entro il 31 dicembre 2024”.

[2] L’Amministrazione ha proceduto all’aumento dell’addizionale comunale sull’IRPEF, dopo aver fissato la fascia di esenzione a 12.000 euro di reddito, in maniera indifferenziata ispirandosi più ai principi della flat tax che a quelli della progressività della tassazione come previsto in Costituzione.

[3] Dalla relazione sulla gestione allegata al rendiconto 2024 esce confermata la previsione di flussi finanziari negativi che dal 2025 al 2035 (data di scadenza dello swap) ammontano complessivamente a € 145.667.523,82 con differenziali negativi attesi annualmente prevalentemente in crescita (vedasi tabella riportata a pag. 34 dalla citata relazione sulla gestione)

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