L’Unione Europea, recependo di fatto le modalità trumpiane, si prepara a tagliare in maniera ancora più misera i diritti stabiliti dalle Convenzioni internazionali, in primis quella di Ginevra. Oggi è stata definita una ulteriore lista di “Paesi sicuri” in cui si potranno deportare le persone fuggite. Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. Per chi arriva da questi Paesi, in alcuni dei quali il numero dei detenuti politici è impressionante come la lista delle sparizioni e delle esecuzioni extragiudiziali, si applicheranno le cosiddette procedure accelerate. Il diritto alla protezione, un tempo soggettivo, sarà definitivamente legato al Paese di provenienza. Una decisione che amplierà le circostanze in cui una domanda di asilo potrà essere considerata inammissibile. Addio all’articolo 10 della nostra costituzione insomma. In aggiunta i singoli Stati UE, potranno predisporre in altri con cui raggiungeranno accordi, degli hub in cui rinchiudere temporaneamente i richiedenti, in attesa dell’esito della procedura. Il “modello Albania”, che vari governi già si preparano ad imitare. Il 2025 si chiude con l’ennesimo scempio del diritto. Piantedosi e i suoi simili potranno ritenersi soddisfatti, dimostrando che il pugno di ferro era necessario per difendere i sacri confini. Non restiamo in silenzio, non solo per solidarietà internazionalista, perché vogliamo il ripristino del diritto internazionale, perché ci riteniamo difensori dei valori costituzionali. Urliamo forte perché il colonialismo suprematista di cui sono intrise queste decisioni colpiranno anche chiunque osi reagire, indipendentemente dalla provenienza.
Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione PRC-S.E.




