di Stefano Galieni –
Giovedì 19 febbraio, alle ore 12, a Roma presso Palazzo Valentini (Sala David Sassoli, Via IV Novembre 119/A), si è svolta la conferenza stampa del Movimento “No Kings Italia – Contro i Re e le loro guerre” (https://reoliberta.noblogs.org/) composto, tra gli altri, dalla Campagna europea “Stop Rearm Europe” e dalla Rete No Dl Sicurezza “A Pieno Regime”. La conferenza ha costituito il primo lancio ufficiale, con alcuni dettagli, della mobilitazione internazionale “Together”, indetta per il 28 marzo a Roma contro le destre, le politiche repressive e belliciste dei governi, e che si svolgerà in contemporanea con l’omonima manifestazione di Londra e con il No Kings Day negli Usa. La conferenza è stata l’occasione per presentare alcuni punti programmatici e i prossimi passi dell’agenda politica del movimento.
Sono intervenuti, tra gli altri, referenti e attivisti di reti e organizzazioni di No Kings Italia, delle mobilitazioni in corso a Londra, della Global Sumud Flotilla e Global Movement to Gaza, e di Amnesty International
Si sta cercando di realizzare un evento significativo, sia nella quantità di persone partecipanti che nella qualità dei temi posti in essere nell’agenda politica e sociale del Paese, realizzando una manifestazione plurale, pacifica, di massa e capace di convogliare un mondo composito di “anticorpi” che cercano di fare luce nei tempi bui che si vivono non solo in Italia.
Qualcosa si muove in questo Paese pacificato solo nella narrazione mainstream. E la serie di appuntamenti che sfoceranno nella manifestazione di fine marzo, non nasce all’improvviso, non vuole essere una bella meteora. Per tanto tempo, esperienze di lotta, vertenze, di carattere tematico e/o territoriale, hanno dato vita ad un’opposizione sociale spesso rimasta sotterranea ma che sembra stia riuscendo a sedimentare. L’economia di guerra, le forme di autoritarismo sempre più violente, i costi sociali di un modello di vita non più compatibile con il bene collettivo, la perdita di spazi democratici, vissuti per tanto tempo in maniera frammentaria, stanno trovando forme di convergenza condivisa che coinvolgono numerosi attori sociali e politici. Si potrebbe far risalire l’origine di questo tentativo alla resistenza dell’ex GKN, alle manifestazioni per la pace e contro il genocidio in atto tutt’ora in Palestina, alla crescita di un movimento contro il riarmo e le folli spese europee che non solo militarizzano in nostri paesi (non solo l’Italia), ma rendono ancora più impoveriti i servizi sociali, il welfare, la scuola e la cultura. Ed il tutto si connette con la continua erosione di diritti democratici, imposta a colpi di decreti legge, disegni di legge, tentativi anche referendari di manipolare la Costituzione e atti concreti come gli sgomberi degli spazi sociali, le forme di violenza repressiva, anche di carattere preventivo, che minano a impedire ogni forma di dissenso. Tutto questo e molto altro ancora sta trovando modo di coagularsi in una forma ancora da definire di convergenza plurale in cui riconoscersi.
La prima volta che una parte di tale aggregazione ha avuto modo di esprimersi pubblicamente, quello che potrebbe essere definito come “atto di nascita”, di uno spazio che si è definito No Kings (riprendendo, anche al volo i sommovimenti che stanno avvenendo contro le politiche di Trump negli Usa), risale ad una assemblea che si è tenuta il 15 novembre scorso a Roma e che ha definito non solo la bozza di un calendario di iniziative ma in cui si è provato a confrontarsi con le dinamiche concrete. I due filoni portanti, quello che potremmo definire con un termine forse insufficiente “pacifista” si era già coagulato nei mesi precedenti attraverso la la campagna europea “Stop Rearm Europe”, una rete il cui nodo italiano è animato da oltre 500 sigle. Associazioni, realtà sociali, sindacali, politiche che hanno definito propri punti comuni per contrastare guerre e riarmo. Quasi in contemporanea, a seguito in Italia del primo, sotto questo governo, della caterva dei decreti legge e dei disegni di legge (ormai, tranne gli ultimi, stabilmente in vigore) nasceva la Rete No Ddl che poi si è autodenominata “A pieno regime”.
Rispettando le autonomie delle tante realtà coinvolte, oltre 700, si è riusciti a realizzare il 24 e 25 gennaio un intenso momento assembleare a Bologna, presso il TPO. Un bilancio anche in questo caso, al di sopra delle aspettative: oltre 2000 le / i presenti, circa 160 interventi censiti (si tenga conto che l’assemblea si è anche divisa in 3 contemporanei incontri di carattere tematico), presenze da diverse città europee (Kiev, Zagabria, Berlino, Tirana, e collegamenti o connessioni da Bruxelles, Stoccolma, Atene), migliaia le persone che hanno seguito l’evento sui canali social.
Senza esaltazione ma il risultato impone un cambio di passo e un’assunzione condivisa di responsabilità. Potrebbe – il condizionale è d’obbligo – anche e non solo da tale incontro, complesso anche per la varietà di soggetti coinvolti, determinarsi una “convergenza per il nuovo mondo ”. E così come negli Usa e a Londra il 28 marzo si terranno mobilitazioni caratterizzate da una chiara parola “together”, anche l’Italia vedrà un suo 28 marzo a cui si intende giungere, il percorso è già iniziato, con scadenze nei territori legate alle diverse tematiche. L’elenco delle date e dei luoghi in cui si riempiranno le piazze non lascia, fino alla data prefissata, pressoché neanche un fine settimana libero. Già il 21 febbraio a Roma ci sarà la manifestazione antifascista per ricordare Valerio Verbano, il 28 in tutta Italia ci saranno mobilitazioni contro il ddl “Bongiorno” e poi a seguire. Il 1 marzo, sempre a Roma, si svolgerà come un’assemblea che si vuole partecipata e plurale, in preparazione a quella di fine mese che sarà divisa in due giornate: il 27 marzo si terrà infatti, nel cuore della capitale, un concerto a cui stanno accettando di partecipare anche nomi di grosso calibro della scena musicale italiana mentre il giorno successivo ci sarà un grande corteo che attraverserà pacificamente la città.
Difficile affermare oggi che un movimento sia già in essere. Ci sono le potenzialità, c’è la gravità di una situazione mai come in questi mesi carica di guerre, di repressione, di controllo nelle vite nelle scuole come nei luoghi di lavoro o nei territori. Ad essere messi a rischio quotidiano sono gli spazi sociali rimasti che nel loro ambito, per quanto ristretto territorialmente, restituiscono spiragli di vita sociale e di aggregazione, ogni manifestazione di dissenso – si pensi ai tentativi di considerare l’antisionismo come l’antisemitismo – atti a boicottare ogni manifestazione di critica verso lo Stato di Israele e le politiche genocide praticate dal suo governo con il sostegno occidentale. Si pensi alla raffica di provvedimenti vessatori e crudeli contro chi ha trovato riparo in Italia, da una guerra o da disastri ambientali. Se persino nelle stanze del potere si offre spazio a chi apertamente rivendica una proposta di legge come quella della “remigrazione” (rimpatrio forzato di persone provenienti da altri Paesi), si pensi allo stesso referendum si pensi al cosiddetto referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo con cui si tenta di sottomettere il potere giudiziario all’esecutivo.
La destra che avanza, con i suoi tratti più marcatamente fascistoidi, si insinua ovunque, tenta di militarizzare scuole e stazioni, prepara le persone ad accettare come ovvio un clima di guerra per deprivare ognuno delle proprie libertà. Beh se nasce un movimento, come quello che sta prendendo piede, che si oppone a tutti i re e le regine, che reclama e rivendica il diritto alla libertà, a non essere suddite/i ma persone libere di prospettare non solo un Paese ma un mondo diverso, che si partecipi a tutti gli appuntamenti che ci si riesce a dare, che se ne creino sull’onda mantenendo la pluralità, la volontà di praticare una pacifica ma ferma resistenza, come asse portante del proprio agire. Potrebbe cominciare una fase nuova, a partire da questa traccia, che la si lasci respirare, che non si tenti di ingabbiarla in vecchie e stantie dinamiche egemoniche e che possa espandersi per raggiungere anche e soprattutto tutti quegli strati sociali del Paese da troppo tempo rassegnati o indifferenti. Rifondazione Comunista, sin dall’inizio è interna a questa convergenza e il suo segretario Maurizio Acerbo ha dichiarato: “Saremo in piazza contro Trump e Meloni ma anche per dire no alla deriva guerrafondaia dell’Unione Europea. L’antifascismo oggi non può che essere pacifista, anticolonialista e antimperialista. Il governo Meloni aderendo al Board di Trump prosegue la sua complicità con il genocidio del popolo palestinese e la sua matrice di ultradestra. Per difendere la democrazia bisogna estendere lo stato sociale e fermare il riarmo e la guerra”. Dare “scacco matto” ai re, alle regine, con qualsiasi corona si presentino deve divenire l’obiettivo.
Da un articolo pubblicato su Transform Italia e poi aggiornato con le ultime notizie.




