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Rifondazione: la censura preventiva arriva a Sanremo

Dopo la censura lo scorso anno del discorso di Ghali a San Remo sul genocidio del popolo palestinese, dopo le pressioni ancora a Ghali prima della sua esibizione alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali e la censura di fatto della sua lettura della poesia di Gianni Rodari contro la guerra (la censura si fa anche con la telecamera, per esempio non inquadrando mai in primo piano il “protagonista”), adesso la Rai ha deciso di applicare una vera e propria “censura preventiva” come non si era vista neanche nei peggiori anni del servizio pubblico gestito dalla Democrazia Cristiana.
In seguito alla dichiarazione della cantante Levante circa la sua decisione – in caso di vittoria a Sanremo – di non partecipare all’Eurovision per la presenza di Israele a quella manifestazione, la Rai ha deciso di chiedere agli artisti che parteciperanno in concorso al festival una dichiarazione, definita “vincolante” dal vicedirettore della Direzione Intrattenimento Prime Time Claudio Fasulo, circa la loro disponibilità a partecipare all’Eurovision in caso di vittoria al festival di Sanremo.
Come Rifondazione siamo con le associazioni, le reti, i comitati, i sindacati e gli attivisti che il 24 e il 25 febbraio hanno organizzato presidi sotto le sedi del servizio pubblico radiotelevisivo per protestare contro questa forma di censura preventiva e in difesa del ruolo della Rai.
Con questa decisione non solo si calpesta il più elementare diritto d’opinione e d’espressione, non solo si cerca di condizionare le libertà individuali, ma si tradisce il ruolo fondamentale di servizio pubblico che la Rai deve rappresentare.
È ora che si metta in campo un’immediata riforma della governance della Rai togliendola dal controllo diretto del governo grazie alla legge voluta da Renzi, ma è altrettanto urgente dare vita a un movimento di associazioni, organizzazioni, sindacati, lavoratori della cultura e dell’informazione per l’elaborazione di una riforma vera del servizio pubblico radiotelevisivo che restituisca autonomia culturale, ideativa e produttiva alle reti e alle testate giornalistiche, che rompa la struttura piramidale che governa oggi la Rai, restituendo poteri decisionali ad un consiglio di amministrazione finalmente formato dalle forze sociali e culturali del paese, per trasformare la più grande azienda pubblica produttrice di senso in una vero servizio pubblico democratico, partecipato e decentrato in grado di raccontare e dare voce le tante culture e le tante realtà che danno vita al nostro paese.

Stefania Brai, responsabile nazionale cultura Prc/Se

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