L’invasione israeliana del Libano non rappresenta un episodio isolato né una semplice operazione difensiva. È l’ennesima manifestazione di una strategia che da decenni plasma il Medio Oriente.
Ciò che emerge con crescente chiarezza è una dottrina strategica che considera i territori vicini non come spazi di stabilità da preservare, ma come ambienti da dominare militarmente. Al centro di questa strategia si trova quella che gli stessi strateghi israeliani hanno definito la Dottrina Dahiya, dal nome del quartiere meridionale di Beirut raso al suolo durante la guerra del 2006.
Secondo questa dottrina, quando Israele affronta un attore armato radicato in un ambiente civile, la risposta deve essere una forza massiccia e sproporzionata diretta non soltanto contro i combattenti, ma contro l’intero tessuto urbano circostante. Non si tratta di danni collaterali. È una strategia deliberata.
Dal punto di vista del diritto internazionale umanitario, una simile dottrina entra in aperto conflitto con i principi fondamentali che regolano i conflitti armati. Le Convenzioni di Ginevra stabiliscono chiaramente la distinzione tra civili e combattenti e impongono il principio di proporzionalità nell’uso della forza.
Eppure questi principi sono stati ripetutamente violati. La devastazione di Gaza rappresenta l’espressione più estrema di questa logica. Il Libano rischia ora di diventare il prossimo laboratorio di questa strategia.
Nel frattempo il Medio Oriente è entrato in una fase ancora più pericolosa con la guerra in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran. In questo contesto Gaza, il Libano e l’Iran non sono crisi separate. Sono parti di una stessa dinamica di escalation nella quale la forza militare sostituisce la diplomazia e il diritto internazionale viene progressivamente svuotato di significato.
A livello ideologico, inoltre, negli ultimi anni sono emerse correnti politiche che evocano l’idea di un “Grande Israele”, uno Stato israeliano che si estenderebbe ben oltre i confini riconosciuti a livello internazionale, includendo la Palestina storica, ma anche parti del Libano meridionale, della Siria, della Giordania e territori che si estendono verso l’Iraq.
Il Libano diventa così un nuovo fronte di una guerra regionale in espansione.
Se il diritto internazionale vuole mantenere una minima credibilità, le accuse di crimini di guerra e di genocidio devono essere oggetto di indagini indipendenti e di procedimenti giudiziari.
La legge deve valere per tutti, oppure non vale per nessuno.
Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad




