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PRC: Il diritto di sciopero non si tocca. La logistica non è un servizio pubblico essenziale. Rispondiamo alla nuova provocazione del governo Meloni

La Commissione di Garanzia ha esteso l’applicazione dei regolamenti della legge 146 che norma gli scioperi nei servizi pubblici essenziali alla logistica e al trasporto merci su gomma.
È un ulteriore passo in avanti nell’offensiva della destra contro le lotte sociali, per impedirne la crescita e lo sviluppo.
Un attacco diretto alla forza contrattuale, conquistata in un settore strategico, da un segmento fondamentale della moderna composizione di classe, del proletariato moltitudinario. Lavoratori e lavoratrici, immigrati soprattutto, hanno saputo conquistare con pratiche di lotta avanzate, radicali, nuove, migliori condizioni di lavoro, rompendo la gabbia della precarietà, dello sfruttamento, conquistando importanti livelli di organizzazione nelle grandi concentrazioni della logistica e della distribuzione. Non è bastato l’uso delle forze di polizia e a volte di squadracce private contro i picchetti, il blocco delle merci, le nuove leggi in materia di ” sicurezza”.
Si va avanti con l’estensione del regolamento degli scioperi nei servizi pubblici essenziali alla logistica e al trasporto merci su gomma.
Si mira a colpire o, almeno si cerca di colpire, alla radice, la forza contrattuale di chi lavora in questo settore, già per sé strategico della produzione capitalistica, ma, destinato ulteriormente a crescere per la sua oggettiva rilevanza nel quadro dei conflitti globali e dell’economia di guerra. Basta leggere Winston Churchill nei suoi volumi sulla seconda guerra mondiale per comprendere la centralità della logistica in un quadro di economia di guerra, la sua ossessione quotidiana per la logistica era superiore a quella per i campi di battaglia.
Intanto si regola, si disciplina, si limita il diritto di sciopero avendo già in mente il passaggio successivo. Un terreno, quello dell’ attacco al diritto di sciopero, nel quale questo esecutivo si e’ già ampiamente esercitato, nella propaganda e nell’azione concreta.
Un motivo in più per dare continuità e allargare ulteriormente le mobilitazioni che in questi anni si sono succedute contro le politiche securitarie, l’ attacco alla costituzione, il riarmo.
Un motivo in più per battere e mandare a casa questo governo di destra per conquistare più libertà, più giustizia sociale e diritti, per opporsi all’economia di guerra.
Rifondazione Comunista condivide le ragioni della protesta del Si Cobas e invita tutte le organizzazioni sindacali, dalla Cgil agli altri sindacati di base, a contrastare questo tentativo di limitare il diritto di sciopero.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Paolo Benvegnù, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista

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