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Referendum, perché ha vinto il NO

Intervista al professor Massimo Siclari, Ordinario di diritto costituzionale (Roma Tre) –

a cura di Alba Vastano

“Credo che una maggiore partecipazione al voto sia dipesa dal fatto che vi è stata un’intensa campagna di informazione sul territorio, grazie all’impegno di diverse realtà associative presenti nella società civile. La vittoria del No è stata il frutto anche della maggiore persuasività degli argomenti sostenuti dai diversi Comitati scesi in campo, sia a livello nazionale sia, pur se “a macchia di leopardo”, in diversi piccoli centri. I sostenitori del Sì hanno dato una mano, involontariamente, con messaggi che non mancavano, più volte, di arroganza e che hanno fatto perdere voti” (Massimo Siclari)

Una vittoria imprevedibile quella referendaria che sembra aver dato una spallata ai tavoli del potere facendoli traballare. Potere del Governo che gioca a dadi con la Costituzione beffeggiandola e tentando permanentemente di incassare consensi a gogò da parte di un popolo di elettori stanco e impaurito per un futuro pieno di ombre. Eppure questa volta quel popolo ha detto No. La maggioranza di quel popolo sfiduciato ha alzato la testa, si è ripreso la dignità usurpata da un governo che mira a tutelare solo se stesso e ha tirato via la maschera di finta benevolenza dal volto dei lorsignori venditori di fumo delle destre governative.

La grande novità è che il riscatto è avvenuto anche grazie ai Millennials e alla generazione Zeta che da tempo avevano riposto in fondo al cassetto la tessera elettorale, come gran parte degli elettori Boomer. Perché abbiamo vinto, quando tutto appariva contro, anche per una sfrenata e manipolatoria campagna del Sì, i cui rappresentanti hanno strumentalizzato a loro favore h.24 i media?

Un’analisi della vittoria referendaria ce la offre il professor Massimo Siclari, docente ordinario di diritto costituzionale presso l’Università Roma Tre. Il professore Siclari si è battuto, insieme a molti suoi colleghi costituzionalisti, fino all’ultima ora per illustrare, nelle varie conferenze a cui ha partecipato da relatore, quanto la legge Nordio contenesse profondi risvolti di incostituzionalità e quali danni avrebbe apportato, fosse stata attuata, a tutto l’impianto della giustizia. Grazie professore, grazie ai giovani e a tutti e tutte coloro che hanno detto No. Uniti e arrabbiati si vince.. qualche volta.

Alba Vastano:Finalmente una vittoria referendaria! Ogni decennio, ricordando quelle del 2006 del 2016. Il No ha vinto perché, a suo parere? Il ritorno alle urne, dopo un sistematico astensionismo nelle precedenti tornate referendarie e elettorali, a cosa è dovuto?

Massimo Siclari:Parto dalla seconda domanda. Credo che una maggiore partecipazione al voto sia dipesa dal fatto che vi è stata un’intensa campagna di informazione sul territorio, grazie all’impegno di diverse realtà associative presenti nella società civile. La vittoria del No è stata il frutto anche della maggiore persuasività degli argomenti sostenuti dai diversi Comitati scesi in campo, sia a livello nazionale sia, pur se “a macchia di leopardo”, in diversi piccoli centri. I sostenitori del Sì hanno dato una mano, involontariamente, con messaggi che non mancavano, più volte, di arroganza e che hanno fatto perdere voti.

A.V.: Insomma ‘l’abbiamo scampata bella’ o, sorprendentemente, si è creato un nuovo afflato, una nuova presa di coscienza degli elettori a difesa dei valori della Costituzione, su cui rischia sempre di cadere, di governo in governo, la mannaia?

M.S.:Non direi che si sia trattato di “un colpo di fortuna”: un certo grado di affezione dell’elettorato alla Costituzione democratica è riscontrabile da tempo, ma non si è trattato solo di un voto “sentimentale”, molti hanno realizzato razionalmente che con l’approvazione delle modifiche approvate dalla maggioranza si sarebbe introdotto uno squilibrio tra i poteri dello Stato assicurato dalla Costituzione stessa, ed hanno agito di conseguenza.

A.V.: Parliamo della riforma Nordio nello specifico, riforma che fortunatamente è stata stoppata da un fiume in piena di No. Perché era sbagliata e cosa andava a ledere nell’ordinamento della magistratura? E, soprattutto, perché proprio tanti costituzionalisti e magistrati si sono schierati dalla parte della riforma?

M.S.: La riforma intendeva limitare l’indipendenza dei giudici e mirava a superare l’unità della cultura della giurisdizione, che, com’è riconosciuto da molti, è un elemento di garanzia. I costituzionalisti e i magistrati non sono tutti uguali e possono avere ed hanno diverse sensibilità, peraltro non riducibili all’approvazione o al rigetto delle modifiche che si era tentato di introdurre nella Carta fondamentale. Ne ho avuto la riprova dal fatto che alcuni miei colleghi (non tanti, per la verità) erano molto incerti, non hanno preso posizione pubblicamente e non so neanche se abbiano votato. Comunque, va detto che una parte consistente dei costituzionalisti e dei magistrati ha preso posizione anche pubblicamente, in un senso o in un altro. Per il No si sono espressi 180 professori di diritto costituzionale con un appello al voto che credo possa ancora rintracciarsi in rete. Mentre mi pare che sia stato minoritario il favore per il Sì sia tra i giudici sia tra i miei colleghi.

A.V.: Nella riforma Nordio c’erano dei passaggi che lei approvava o riteneva compatibili per un nuovo ordinamento della Magistratura? E se si fosse proposta una legge ordinaria con meno invasività del governo, quali fragilità nel sistema giudiziario sarebbe stato necessario modificare? Perché, a dirla tutta, la giustizia non è proprio uguale per tutti. Si sono susseguite molte incoerenze e fragilità nei grandi processi storici. Ricordo, ad esempio, l’assoluzione definitiva di Dell’Utri ‘per non aver commesso il fatto’…. Caso limite?

M.S.: Ero in radicale disaccordo con i contenuti della riforma Nordio, di qui le ragioni del mio voto e del mio impegno personale nella campagna referendaria. Le fragilità del sistema giudiziario non erano affatto risolvibili cambiando i sette articoli della Costituzione oggetto del referendum né era questo l’intento di chi l’aveva promossa e votata, com’è stato più volte ribadito prima del voto referendario da più di un esponente della maggioranza. I problemi della giustizia sono molteplici e riguardano soprattutto le risorse disponibili per risolverli, giacché la lentezza dei processi, spesso lamentata, è dovuta innanzitutto alle vistose carenze di organico della magistratura e del personale addetto agli uffici giudiziari ed alla necessità di un aggiornamento dei sistemi informatici (richiesta con singolare sintonia sia dai giudici sia dagli avvocati). Va poi ricordato, sotto altro aspetto, che si può riscontrare, da un lato, un esagerato ricorso al diritto penale: è stato calcolato che solo nella legislatura in corso sono stati introdotti circa settanta nuovi reati, il che può realizzare un incremento di lavoro per i giudici e contribuire a rallentare ulteriormente i giudizi in corso. D’altro lato, non si può dimenticare lo stato deplorevole delle carceri italiane, nelle quali c’è una persistente situazione di sovraffollamento del 130%, in media e c’è almeno un caso in cui il tasso di sovraffollamento supera il 200%. Una situazione insostenibile, che non credo trovi soluzione solo con la costruzione di nuovi istituti di pena, come previsto dal “piano carceri” predisposto dal governo.

Passando all’ulteriore quesito, circa l’eguaglianza di trattamento, di certo chi può disporre delle risorse per avere un’efficace difesa, può più agevolmente sfuggire ad una condanna. Per quanto riguarda Dell’Utri, non mi sembra un buon esempio, perché in un caso è stato condannato in via definitiva ed ha scontato sette anni di condanna; in un secondo caso è stato assolto. Non credo che ad ogni accusa debba corrispondere una condanna, né che ogni condanna debba disporre il massimo della pena. Di fronte ad un’assoluzione, penso sempre che non sussistessero gli elementi essenziali per giungere ad una condanna.

A.V.: Tornando ai motivi della vittoria referendaria, quale, secondo lei, è stato il motore propulsivo che ha spinto gli aventi diritto ad andare alle urne e votare No alla riforma? Intendo: hanno detto No al governo o spinti dalla tutela dell’art. 104 come principio montesqueiano (‘De l’esprit des lois’ – 1748)?

M.S.: Forse per tutte e due le motivazioni, forse per una sola delle due. Il voto deve rispondere ad una scelta personale e libera, come prescrive l’art. 48 Cost. È dato pensare che ognuno abbia scelto secondo le valutazioni che ha ritenuto di dover fare.

A.V.: C’è anche un altro aspetto da considerare che riguarda i motivi della vittoria referendaria. Dai trend dei media post referendum non è stato un voto esclusivamente contro la riforma, ma contro il governo che non si è opposto alla complicità con Trump e Netanyahu e contro l’invio alle armi, che non ha urlato contro i responsabili del genocidio a Gaza. E qui forse dobbiamo anche ringraziare i giovani dei movimenti propal che sono tornati alle urne per gridare No a questo governo bellicista. Lei che ne pensa di questo nuovo fenomeno del ritorno massiccio alle urne dei Millennials (generazione Y) e della generazione Zeta? E degli elettori delle regioni del Sud che i media davano votati al Sì?

M.S.: Non posso escludere che vi sia stata anche questa componente, e non solo fra i più giovani. L’analisi del voto, per le caratteristiche di cui parlavo prima, è sempre molto incerta ed aleatoria.

A.V.: Altra novità è che il No ha vinto nonostante il martellamento ossessivo degli opinionisti e politicanti del Sì tramite i media governativi. Anche questa è una vittoria implicita ed esplicita. La vittoria sul condizionamento dei media. Non le sembra?

M.S.: Si, la par condicio non è stata osservata da parte di molti organi d’informazione, come è stato rilevato. In questo senso, credo che l’attività dei Comitati per il No sia stata determinante, com’era avvenuto in precedenti occasioni.

A.V.: Parliamo di oggi, cosa sta accadendo e cosa si muove e vocifera in previsione delle prossime tornate elettorali, sia amministrative per Roma capitale che politiche? Intendo cosa deve fare il popolo del No per mantenere caldo l’afflato dei giovani e degli astensionisti sistematici verso le urne?

M.S.: Più che il popolo del No dovrebbero essere i partiti ad essere soggetti attivi e coinvolgere l’elettorato. Serve la formulazione di programmi chiari e credibili; per quanto riguarda in particolare Roma andrebbe valorizzato quel che è stato fatto in questi anni. Comunque, è necessario tener conto della rete civica che si è consolidata in questi mesi per coinvolgere più persone possibile nella predisposizione del programma ed auspicabilmente nella partecipazione al voto. Insomma, il terreno fertile c’è, va solo coltivato.

A.V.: A suo avviso si verificherà la crisi di governo, viste le dimissioni precipitose imposte dalla premier subito dopo la vittoria e i conseguenti sussulti interni fra le fila della maggioranza parlamentare e a Palazzo Chigi?

M.S.: Non ho la sfera di cristallo, credo che le dimissioni siano state, al contrario, volute a fini di rilegittimazione della compagine governativa e di rimanere in carica fino al termine della legislatura.

A.V.: La riforma della legge elettorale ‘Stabilicum’ su cui il governo sta discutendo, in riferimento anche al superamento dei collegi uninominali, è a favore del sistema proporzionale? In che misura? E a chi fa gioco soprattutto?

M.S.: Allo stato, sulla base dei più recenti sondaggi, se fosse approvata così com’è potrebbe far comodo alla coalizione di maggioranza, che, pur registrando una sensibile diminuzione dei consensi, sarebbe in grado di conquistare il consistente premio di maggioranza previsto.

A.V.: Le elezioni politiche anticipate, visti i rumors post referendari, a chi gioverebbero? In caso di elezioni anticipate le formazioni di sinistra che si sono compattate per il No, come dovrebbero muoversi? Unendosi tatticamente o mantenendo la loro identità politica (di partito intendo) per dare una ulteriore spallata a questo governo di matrice fascista e mandarlo a casa?

Sia con la legge elettorale in vigore, sia nell’ipotesi in cui venisse approvata quella attualmente in esame, non credo che nessuno dei partiti di opposizione possa illudersi di correre da solo. Sarebbe necessario predisporre un programma in cui si valorizzino le idealità comuni e si tenga debito conto delle aspettative dell’elettorato, cercando di recuperare i consensi di coloro che hanno disertato le passate elezioni e di evitare personalismi.

da www.blog-lavoroesalute.org

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