Attila Vanaji* –
Importante contributo di analisi fornito dal compagno Attila Vanaji, del Partito del Lavoro ungherese/Sinistra Europea.
Possiamo fornire un’analisi dal punto di vista della sinistra.
Rifiuto del governo Orbán (L’intreccio tra classe capitalista e Stato)
Secondo la sinistra critica nei confronti del sistema, l’attuale regime si basa su una ridistribuzione verso l’alto, che danneggia direttamente chi ha un reddito inferiore alla media:
Politica fiscale: l’imposta fissa e l’IVA, la più alta d’Europa, gravano sui poveri mentre proteggono i ricchi.
Diritti dei lavoratori: la limitazione del diritto di sciopero e la “legge schiavista” aumentano la vulnerabilità a favore del capitale multinazionale e degli oligarchi nazionali.
Degradazione dei servizi pubblici: il sottofinanziamento dell’istruzione e della sanità spinge la popolazione verso servizi privati che solo i benestanti possono permettersi, approfondendo il divario sociale.
Rifiuto del Partito Tisza (neoliberismo tecnocratico e interessi fossili)
Secondo i critici, il Partito Tisza non vuole correggere i difetti fondamentali del sistema, ma cerca semplicemente di sostituire il “personale operativo” con un’élite più favorevole al mercato:
Intrecci aziendali: la presenza di consulenti e dirigenti provenienti dai circoli della lobby americana del GNL e della Shell suggerisce che il partito rappresenterebbe gli interessi del capitale energetico globale. Per chi vive in condizioni di povertà energetica, ciò non significa una soluzione, ma solo un cambiamento nella direzione della dipendenza.
Greenwashing: sostenere i circoli interessati ai combustibili fossili è contrario a una vera transizione ecologica che proteggerebbe i pilastri dell’alloggio e dei servizi pubblici delle persone a basso reddito.
Mancanza di visione sociale: la retorica del Partito Tisza si è finora concentrata sulla lotta alla corruzione e sull’efficienza, ma non promette una ridistribuzione radicale né il rafforzamento del potere dei lavoratori.
La necessità di una «terza via»
L’argomentazione della sinistra critica nei confronti del sistema è che l’elettorato non dovrebbe essere costretto a scegliere tra due diversi gruppi capitalisti (la borghesia nazionale contro l’élite tecnocratica globale).
Autentica rappresentanza degli interessi: gli interessi di chi ha un reddito inferiore alla media risiedono nella tassazione progressiva, nella costruzione di alloggi sociali e in una forte rappresentanza sindacale.
Sovranità: la vulnerabilità nei confronti dei capitalisti di Bruxelles/Washington o Mosca/Pechino non porta prosperità alla classe lavoratrice; la vera soluzione sarebbe la democratizzazione dell’economia.
Dal punto di vista antifascista:
I circoli attorno a European Left – Workers’ Party 2006, Mérce e Partizán rappresentano l’ala più radicale del movimento antifascista, articolando una critica sistemica. Per loro, l’ascesa di Péter Magyar non segnala la fine della «fascistizzazione», ma piuttosto una sua nuova fase «tecnocratico-populista».
Ecco i punti principali delle loro reazioni:
- Partito dei Lavoratori 2006 – Sinistra Europea (Antifascismo Radicale)
La reazione della Sinistra Europea è la più dura, radicata nell’analisi antifascista e marxista “classica”:
Critica di classe: ritengono che Péter Magyar faccia parte della stessa élite capitalista del Fidesz. Agli occhi della sinistra europea, la sua definizione del sistema come «comunismo moderno» costituisce una falsificazione della storia e un insulto ai valori autentici della sinistra.
Accettazione silenziosa di Mi Hazánk: vedono il fatto che Magyar non condanni il razzismo del partito Mi Hazánk come prova che anche il Partito Tisza serva gli interessi del “capitale nazionale”, con il nazionalismo che rimane un elemento centrale nel loro arsenale. Per loro, il silenzio di Magyar costituisce una legittimazione dell’estrema destra.
Merce (Antifascismo socio-culturale)
Si invita a superare la divisione «populista-orbanista» e sostenere la giustizia sociale. Nella loro interpretazione:
Il pericolo del «Fidesz-light»: secondo le analisi di Mérce, la retorica di Magyar (come quella di definire gli oppositori «comunisti») dimostra che egli non vuole smantellare l’egemonia di destra, ma vuole semplicemente sostituirne i leader.
Razzismo strutturale: criticano Magyar per non aver difeso i rom o altre minoranze contro Mi Hazánk, sostenendo che ciò dimostra che per il Partito Tisza i diritti delle minoranze sono sacrificabili in nome della vittoria politica. Considerano questo un tradimento dei valori fondamentali dell’antifascismo.
Partizán (Antifascismo politico e critico nei confronti dei media)
Márton Gulyás e il suo team adottano un approccio più analitico, sebbene i principi antifascisti rimangano fondamentali:
La trappola retorica: i programmi di Partizán sottolineano spesso che la «caccia al comunismo» è una vecchia arma di Fidesz che Magyar sta ora rivolgendo contro il suo ex padrone. Tuttavia, sostengono che ciò restringa lo spazio politico, mantenendo in vita la narrativa della destra.
Cecità strategica: evidenziano che, omettendo di criticare Mi Hazánk, Magyar sta di fatto stringendo una «tregua ideologica» con l’estrema destra per evitare di dividere il campo dell’opposizione. La critica antifascista in questo caso è che questa tattica aiuta le idee estremiste a infiltrarsi nel mainstream nel lungo periodo.
Sintesi da una prospettiva antifascista
Principale preoccupazione riguardo a Péter Magyar
Organizzazione/Mezzo di comunicazione
Sinistra europea
La distorsione dei concetti di sinistra e il silenzioso sostegno all’estrema destra.
Merce
Ignorare l’oppressione sistemica (razzismo, esclusione).
Partizán
Mantenere la logica politica populista di destra invece di un vero dibattito democratico.
Questi tre attori concordano sul fatto che Péter Magyar non sia un’“alternativa antifascista”, ma piuttosto un attore che cerca di spostare il potere all’interno del populismo di destra lasciando intatto il clima sociale favorevole all’estrema destra.
La ragione principale dei risultati è una crescente crisi sociale dal 2019. Un terzo della società ungherese vive in povertà e la situazione sta peggiorando.
C’è un grande rischio di austerità sociale dopo le elezioni.
Per la Commissione Europea è più importante avere un governo in Ungheria che sostenga il riarmo dell’Europa.
*Hungarian worker’s Party




