L’articolo 98 del nostro Codice Penale prevede che il minore tra i 14 ed i 18 anni possa essere considerato imputabile, ossia capace di stare all’interno di un procedimento penale, se questo al momento della commissione del fatto fosse in grado di intendere e di volere ossia in grado di comprendere ed orientare le proprie azioni.
La perizia per verificare questa capacità era determinata dal giudice nei singoli casi e si procedeva ad un accertamento. Con il progetto di modifica del Governo Meloni invece cambia, seppur sottilmente per i non addetti ai lavori, molto sia la sostanza che il metodo.
In primo luogo il minore sopra i 14 anni viene equiparato ad un maggiorenne ossia si presume che esso sia sempre capace di intendere e di volere salvo la prova contraria, che deve essere richiesta specificamente dalla difesa, diversamente da quello che accade oggi.
Questa misura si inserisce nel progetto panpenalistico Meloni-Nordio di una giustizia ad hoc, fatta su misura per singole categorie e non orientata alla ricerca della verità processuale ed alla rieducazione come invece prescritto dal nostro testo costituzionale.
Come Giovani Comunisti/e siamo fermamente contrari a questa misura ulteriormente repressiva e priva di ogni fondamento giuridico.
Paolo Bertolozzi, Coordinatore Nazionale Giovani Comunisti/e




