di Eleonora Forenza –
“Io resto”. Queste parole della tua amatissima Cassandra di Christa Wolf raccontano moltissimo di te, della tua vita, della tua storia politica e della tua ricerca teorica. Il tuo “io resto” è stato un fluire restando radicata, una costante pratica di attraversamento e di critica della frontiera, di costruzione di nessi politici – in primis tra femminismi e comunismo – e decostruzione di gerarchie teoriche.
“Io resto”, femminista irriverente e libera, spesso in orgogliosa minoranza, in un partito comunista, nel Pci prima, in Rifondazione poi. “Io resto”, sempre tra le prime iscritte a parlare, con i miei interventi sintetici e paratattici, scritti a mano con grafia ampia e nitida, senza miele e senza litoti, lucidi e spesso fendenti, ad agire la critica della forma-partito.
“Il conflitto è stata la mia pratica nel partito”: così mi raccontavi la tua storia politica nel Pci a partire dall’incontro con il femminismo. Tu, che da giovanissima professoressa avevi deciso di stare dalla parte del movimento studentesco, scegliesti, come avresti fatto sempre da allora in poi, in quel cruciale 1976 e nel pieno del conflitto sull’aborto, di stare dalla parte delle cattive bambine: ero “un quadro di partito messo in crisi dal femminismo”, dicevi di te. La discussione nelle sezioni del Pci sulla proposta Seroni e il “famigerato articolo cinque”, che prevedeva che una commissione medica valutasse la scelta della donna, rappresenta per te “il salto” femminista e l’apertura del conflitto teorico e politico col partito, nel partito.
E così sei “restata” attraversando “la polveriera balcanica”, incontrando la pratica delle Donne in nero a Gerusalemme, stringendo relazioni “oltre le sbarre” con le detenute politiche, aprendo spazi di riflessione teorica sul nesso guerra-patriarcato, sulla critica di identitarismi e nazionalismi, nella ricerca di un comunismo libertario, nel ripudio di ogni forma di stalinismo, nella critica del partito monosessuato. Deputata dal 1976 al 1983, ingraiana e schierata contro lo scioglimento del Pci, scegli Rifondazione comunista e, nel 2008, dopo la sconfitta della Sinistra arcobaleno, di proseguire “in basso a sinistra”. Nel Prc, sei tra le principali animatrici del Forum delle donne e della rete femminista della Sinistra europea, infaticabile organizzatrice di seminari, convegni, scuole di formazione politica su più nodi, tra cui laicità, reddito, lavoro sessuale, violenza e patriarcato.
Già, le scuole di formazione politica. Perché questo sei stata per tante e per tanti, Imma: maestra. Maestra non è il femminile di maestro (era un esempio che facevi spesso criticando il linguaggio neutro-maschile). E tu sei stata, sei, la mia maestra, il mio salto femminista: mi hai insegnato la pratica di relazione tra donne in un intreccio profondissimo di personale e politico, riconoscimento e conflitto, detto e non detto, teoria, riunioni di partito e assemblee di movimento, caffè al bar Riviera e aerei persi (da me). Nata il 13 agosto come Fidel, a volte, scherzando, dicevi con la tua inconfondibile erre arrotata, “io sono immortale”. E nella tua presenza solida, costante, mi sono rifugiata e quasi illusa: radice che mi ha insegnato a fluire e ad andare “dappertutto”, ma non a “restare” senza di te. Ti ho vista sempre forte, non ho saputo, non ho voluto, immaginarti divenire fragile. Ora, invece, tocca a noi, tue compagne e tue allieve, smarrite e grate, infinitamente grate, farti restare: nell’abbraccio infinito al tuo Pasquale, a Roberto e Piero, nelle lotte che porteremo avanti, nell’intreccio fra comunismo e femminismi che continueremo a cercare, nelle frontiere che non smetteremo di attraversare, nel raccontare e nello scrivere la tua storia. Nella ostalgia come sentimento, come rimpianto e ricerca di un luogo politico in cui il conflitto ha un senso. Lì, Imma è radicata, lì Imma resta.
Dal Manifesto





