Le studentesse e gli studenti che stanno scendendo in piazza in questi giorni in Francia stanno ponendo un enorme interrogativo : “che ne sarà del nostro futuro?”. Del futuro di una generazione che si trova a vivere in un’Europa in cui, quasi dappertutto, si taglia allo stato sociale per finanziare sconti fiscali ai ricchi e acquisto di armi, in cui i e le giovani sono spesso intrappolati in vite precarie e ora rischiano anche di diventare carne da cannone. Le ragazze e i ragazzi francesi chiedono cose semplici: edifici scolastici dignitosi, cattedre che non restino vacanti per mesi, classi con numeri equilibrati, la libertà di progettare il proprio futuro senza finire stritolati da meccanismi di selezione che, dietro la facciata del merito, riproducono sempre più ampi divari di classe. Vogliono insomma una scuola che torni a rimettere in moto un ascensore sociale che non solo si è bloccato, ma viaggia talvolta in senso inverso. Molte e molti di loro hanno nomi e volti che rimandano a origini lontane, ma tutte e tutti insieme rivendicano principi di uguaglianza, libertà, fratellanza che sono scolpiti nel cuore della comune umanità. Sono nostri compagni e nostre compagne, fratelli e sorelle. La loro lotta è la nostra lotta. Ed è inaccettabile la volgare criminalizzazione con cui i vertici delle istituzioni in Francia e diversi media in Italia stanno trattando la protesta. Ma nelle piazze ci sono ragioni più forti della forza bruta della repressione. “Non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo”
Gianmarco Gorlandi, responsabile Scuola Giovani Comunisti
Salvatore Romeo, responsabile Scuola Partito della Rifondazione Comunista




