Ancora una strage di lavoratori oggi in tutta la penisola: a Palermo,a Livorno, a l’ Aquila.
Ovviamente non si conoscono le cause e le dinamiche di ogni singolo episodio, ma non servono analisi sofisticate o dettagli per comprendere quello che sta accadendo. Il lavoro sempre più precarizzato e sfruttato,uccide. Questa è la realtà non c’è altro da dire. Le responsabilità del governo, che ha come ministro del lavoro una consulente del lavoro, mostra con chiarezza da che parte sta: sempre e comunque dalla parte delle imprese che devono agire sempre nella più ampia libertà senza troppi controlli e limiti. Il tema della sicurezza in questo paese consente un’ unica declinazione, quella delle zone rosse, della chiusura degli spazi sociali, delle leggi sempre più oppressive nei confronti dei migranti. Il resto sono solo chiacchiere. Eppure è chiaro che alla base della catena infinita dei morti sul lavoro c’è la rincorsa al massimo profitto, schiacciando verso il basso le condizioni del lavoro in tutti i modi possibili. È il risultato di scelte fatte non solo da questo governo, ma anche da molti altri governi che lo hanno preceduto e che hanno prodotto i risultati che sono sotto i nostri occhi. Va fatta apertamente una battaglia per introdurre in Italia, in caso di gravi accertate responsabilità, il reato di omicidio sul lavoro, vanno abrogate le leggi che producono precarietà e che permettono il far west negli appalti. C’è un di più da fare ed è ricostruire dal basso,dentro i luoghi di lavoro, come accade in tante realtà ma, ancora troppo poche, la forza e l’organizzazione capace di imporre il rispetto di un principio fondamentale: la nostra vita vale più del profitto. Non bastano più iniziative simboliche, gli scioperi una tantum, serve riprendere con forza il cammino iniziato con la campagna referendaria con la mobilitazione unitaria di ottobre.
Paolo Benvegnù: responsabile nazionale lavoro del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea




