di Giorgio Riolo –
Con la scomparsa di Susan George, avvenuta il 14 febbraio 2026 all’età di 91 anni, siamo indotti a riprendere il discorso sul senso della riflessione, della cultura e dell’attivismo entro il movimento altermondialista. Dal lato del solidarismo laico-illuministico radicale, tipico suo, affine al solidarismo cristiano-cattolico. Radicali questi solidarismi spesso, senza sconti alla logica intrinseca del sistema capitalistico. Nondimeno quali componenti della società civile che si oppone al sistema.
La forza del movimento altermondialista risiedeva, e risiede, in quello che rimane di detto movimento, nella felice “convergenza” di “movimentisti” e di “partitisti”, di organismi quali espressione della società civile mondiale e di organismi quali espressione della società politica, soprattutto nel solco e nella tradizione del movimento operaio, socialista e comunista. Nella tradizione del terzomondismo e della visione radicale dell’opposizione al capitalismo come sistema mondiale. Una felice convergenza, senza tuttavia trascurare le frizioni, le incomprensioni anche, che comunque esistevano e continuano a esistere. Ma la ferocia sociale, ambientale, guerrafondaia del neoliberismo costringeva e costringe a trovare modi e soluzioni per collaborare, per condurre assieme le lotte necessarie per resistere, da una parte, e per la possibile offensiva verso “un altro mondo possibile”, dall’altra.
Resistere, soprattutto oggi. Nella crisi evidente del movimento altermondialista e nell’epoca della crisi aperta, ideale e materiale, strutturale, dell’Occidente. Epoca nella quale il proscenio è occupato dalla guerra e dai guerrafondai. Quale criminale via di fuga e di turlupinatura. Una colossale distrazione di massa, sempre a vantaggio delle classi dominanti e dei gruppi dirigenti occidentali. I quali non vogliono o non possono risolvere i gravi problemi del pianeta.
Epoca nostra alle prese con la ridefinizione geopolitica dell’egemonia, del comando imperialistico e neocoloniale. E con l’esigenza molto viva di riavviare il ciclo di accumulazione capitalistico attraverso la spesa militare, per mezzo del vorace complesso militare-industriale.
II.
Susan George è figura atipica. Statunitense di origine e francese di adozione, rientra nel novero di quegli intellettuali “organici” del movimento, così preziosi. Movimento altermondialista che presentò subito un alto tasso di cultura e di sapere, oltre che di attivismo. Un vera e propria “élite mondiale”, nel Nord Globale e nel Sud Globale. Una “élite antielitista”, sempre a fianco dei “dannati della terra”.
Studiosa e attivista. Fece epoca il suo libro del 1976 Come muore l’altra metà del mondo. Le vere ragioni della fame del mondo. Un saggio molto importante, dal momento che denunciava come le diseguaglianze mondiali e la fame fossero permanenti e strutturali in un sistema economico e sociale così ingiusto. Questo libro influenzò molto, soprattutto settori della società che non erano adusi alle analisi di studiosi e di attivisti antisistemici, del terzomondismo, del marxismo, del cristianesimo sociale, della Teologia della Liberazione ecc.
Dopo il golpe cileno nel 1973, Susan George promosse il Transnational Institute (TNI) con sede ad Amsterdam, importante organismo, attivo ancora oggi, divenendone in seguito presidente onoraria.
Negli anni Novanta è stata molto attiva nel denunciare l’arma del debito, usata dai paesi dominanti contro i paesi poveri ed è stata in prima fila contro i tre organismi sovranazionali del cosiddetto Washington Consensus, Fondo Monetario Internazionale Banca Mondiale e Organizzazione Mondiale del Commercio. Nel 1998 denunciò l’Accordo Multilaterale sugli Investimenti, il dispositivo segreto in ambito Ocse con il quale si tentò di dare poteri assurdi alle multinazionali in varie materie. La mobilitazione mondiale sventò tale accordo. La “battaglia” di Seattle nel 1999 è su questa linea.
Nello stesso 1998 fu tra i fondatori di Attac Francia, assieme al mensile Le Monde Diplomatique e a Ignacio Ramonet e Bernard Cassen. Attac, con il Forum Mondiale delle Alternative di Samir Amin e François Houtart, è stato uno degli organismi più importanti all’origine del Forum Sociale Mondiale, da Porto Alegre 2001 in avanti.
In ultimo fu attiva nella questione ambientale. Ha collaborato con Greenpeace e con Extinction Rebellion.
III.
La possibile convergenza delle varie anime del movimento. Autoreferenzialità, narcisismi, incapacità nel percepire l’importanza di quello che abbiamo denominato “autoapprendimento collettivo” nei Forum Sociali Mondiali hanno nuociuto molto. Ma oggettivamente occorre aggiungere che era, ed è, un compito difficile.
In gioco è l’umiltà di percepirsi al servizio della causa comune e non di porsi nella primogenitura, nella testa del movimento. In questo gli scomparsi intellettuali e attivisti del movimento, della levatura di Eduardo Galeano, José Saramago, Samir Amin, François Houtart, Immanuel Wallerstein e oggi Susan George, hanno ancora da insegnare molto.




