Hanno risuonato questa mattina le parole di una superstite, Farzaneh Maliki, una donna che in quella maledetta traversata in cui sono morte almeno 94 persone, a poche decine dalla costa, ha perso il fratello, la cognata e 3 nipotini. Le sue parole sono un macigno “Quando l’aiuto arriva in ritardo, a volte, non è più aiuto. È solo il conteggio delle vite perdute, è solo un gesto disperato”. Per quella strage voluta, da chi considera le persone che fuggono da guerre un pericolo da respingere e di cui è stato detto “se la sono cercata”, oggi siedono sul banco degli imputati unicamente 4 militari della Guardia di finanza e due della Guardia costiera, ma ci sono prove inoppugnabili di una responsabilità politica. Il naufragio è avvenuto la mattina del 26 febbraio ma già la notte precedente, l’aereo di Frontex, che sorvegliava l’area, aveva allertato della presenza di un’imbarcazione carica di migranti. Non mandare soccorsi è stata una sciagurata scelta dettata dalla policy del governo. Chi risponderà dei morti, dei dispersi – il cui numero è ignoto – e della vita distrutta di chi è sopravvissuto? Ma si può chiedere giustizia fino ad un certo punto? Basti pensare che, contravvenendo anche a norme internazionali, non è stata ammessa in aula la presenza di giornalisti, reporter in grado di riportare integralmente quanto emerge in aula. Rifondazione, 3 anni dopo continuerà a chiedere, anche fuori dalle aule dei tribunali, verità e giustizia per questa e per le tante stragi premeditate che hanno fatto divenire il Mediterraneo una immensa fossa comune.
Maurizio Acerbo, Segretario nazionale e Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea




