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HomeApprofondimentiUnione Europea: il 28esimo regime, quello delle imprese

Unione Europea: il 28esimo regime, quello delle imprese

di Roberto Musacchio –

C’ erano una volta il “Paese d’origine” e la Direttiva Bolkestein. Inventarono una direttiva secondo cui le imprese si sarebbero potute portare dietro le regole del Paese di provenienza. Se poi queste erano le peggiori per lavoro, ambiente, fiscalità, poco male, anzi meglio. Dietro le chiacchiere su semplificazioni e armonizzazione ci sta solo la crescita dei profitti e la riduzione di redditi e welfare. Di direttiva per i servizi pubblici e sociali, chiesta dal sindacato, non c’era traccia. La Direttiva divenne famigerata. Ci furono grandi lotte. Il peggio fu bloccato. Ma restò il legame tra servizi e pro fitti usando le regole del Wto. Morale, i servizi fanno abbastanza schifo e i profitti crescono.
Ricordo questa storia perché siamo da capo. Dal Paese d’origine si passa al Paese delle imprese, il 28esimo Stato (immaginario), infatti chiamato Regime.
Nel recente Consiglio europeo informale in Belgio – preceduto da un pre-vertice tra Italia, Germania e Belgio, facendo parlare di asse Roma-Berlino – con un No-paper, si sarebbe affrontato il tema della competitività.

Qui siamo alle notizie ufficialissime. Competitività in un quadro ora nuovo, quello della Ue militarizzata e in cerca di potenza. Vecchi sono invece i consulenti, Mario Draghi ed Enrico Letta, sulla base dei cui due rapporti si partorisce l’idea di Eu Inc, il 28esimo Regime. Cioè l’autorizzazione per le imprese a “semplificare” tutto, regole di ogni tipo, e autorizza in tempi velocissimi, in ore. In giugno era stato già presentato il ‘Defence readiness omnibus’, che facilita le imprese che producono armi intervenendo su orari di lavoro, e Reach, regolamento sulla chimica. E le otto ore di lavo ro sono nel mirino di Merz. Evidente è la volontà della Confindustria europea, Business Europe: in un documento, in nome della semplificazione, vuole emendare tutte le direttive europee sul lavoro, naturalmente a proprio uso e consumo.
Il Parlamento europeo, con la solita maggioranza delle scelte neo liberali, vuole il 28esimo ma con qual che foglia di fico sui modi di approvazione (direttiva e non regolamento – Letta preferisce i regolamenti perché le direttive hanno tempi lunghi e i parlamenti nazionali “disarmonizzano”), e protezioni del lavoro.
Molto più diffidente e critica la Ces che, giustamente, teme per le regole sul lavoro, quelle fiscali, ambientali e sociali. E vede rischi di dumping, parola ostica per gli armonizzati per via mercantile ma assai corrispondente alla realtà. Molto più che l’armonizzazione che il mercato non ha portato in 36 anni da Maastricht. Come non porta crescita sociale ed economica, al punto che anche la Germania balla sulla recessione. Per non parlare dei salari italiani, più bassi del 1990. Il sindacato dice anche che lo sviluppo economico si fa con politiche produttive, sociali, fiscali.
A forza di slogan su liberalizzazioni, privatizzazioni, competitività, semplificazioni, l’unica politica in cui la Ue è oggi ingaggiata è quella del riarmo. Facile immaginare che, con la copertura delle Start up, evocate per il 28esimo regime, ci stia la corsa al riarmo. Il bollino militare è diventato prioritario e obbligatorio. Distorce tutti i fondi, anche quelli ad altro destinati. Pesa gravemente sulla ricerca.

Il 28esimo regime è la continuazione di quel sistema d’impresa, ora di potenza, che da Maastricht ha sostituito il modello sociale europeo. Portando anche alla riduzione di circa dieci punti nella fiscalità sulle imprese – da circa il 30% a intorno al 20%, con le tecnologiche sul 10%.
La Bolkestein determinò una grande stagione di lotta. Come fu contro l’austerity. Purtroppo non siamo riusciti a invertire la tendenza. E le conseguenze sono socialmente e politicamente nefaste. Una Ue che passa dal welfare al warfare e le destre sempre più forti, condizionanti e al governo. A pochi giorni dal Consiglio informale si è tenuta a Monaco l’annuale, e “privata”, conferenza sulla sicurezza. Che ha confermato le scelte belliciste.
Parlare in questa situazione di Stati Uniti d’Europa è francamente fuorviante. L’Europa reale oggi è priva di requisiti minimi, a partire da una base costituzionale che l’Ue sostituisce con trattati, funzionalismo, intergovernativismo. Le idee che circolano per fare più Europa sono francamente un danno: voti a maggioranza in un Consiglio dove le destre tracimano, agire per regolamenti, fare il 28esimo regime. Addirittura, il federalismo come funzione della potenza, non della democrazia. Esercito comune senza mandato costituzionale a ripudiare la guerra.
Per essere realmente europeisti bisogna riprendere il percorso di Europa casa comune che fu di Brandt, Palme, Berlinguer, Gorbaciov e dei movimenti pacifisti. Va invertita la rotta.

Una bella lotta contro il 28esimo regime, per sa lari e redditi dignitosi, equità fiscale, politiche economiche e sociali democratiche, cittadinanza europea ai migranti: questo è realmente europeista. Lotte sociali e contro la militarizzazione vanno ricongiunte. Le convergenze, come quella contro i King, devono lavorare in questa direzione nelle scadenze internazionali del 28 marzo e in costruzione per giugno.

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