Le cariche di Bologna, nell’anniversario dell’uccisione di Carlo Giuliani, dimostrano che venticinque anni dopo Genova in Italia mancano ancora codice identificativo, bodycam obbligatorie e regole di ingaggio vincolanti, mentre è stato introdotto lo scudo penale.
Abderrahim Fakir è morto ammanettato a terra mentre chiedeva aiuto. Sulla sua morte è stata applicata una delle prime volte la norma che consente di non iscrivere gli operatori nel registro degli indagati quando appare evidente una causa di giustificazione. Chi chiedeva giustizia ha trovato cariche, idranti e lacrimogeni.
A Bologna è stato colpito anche il diritto di cronaca: il servizio della TGR Emilia-Romagna non è andato in onda e un giornalista dell’Espresso è stato manganellato mentre lavorava.
Come Giovani Comunisti/e chiediamo l’abrogazione dello scudo penale, il codice identificativo obbligatorio e visibile, bodycam sempre attive e una riforma delle regole di ingaggio. Non è una battaglia contro gli agenti, ma contro un sistema che garantisce impunità. Alla famiglia di Fakir va la nostra piena solidarietà.




