Il rinnovo del contratto del comparto Istruzione e Ricerca è un duro colpo per le tasche di milioni di lavoratrici e lavoratori. Aumenti del 6% (in parte già erogati) coprono appena un terzo dell’inflazione registrata nel 2022-24, confermando una tendenza alla svalutazione di retribuzioni che già sono fra le più basse d’Europa.
Bene ha fatto la FLC CGIL a rifiutarsi di firmare un accordo che di fatto porta avanti l’offensiva del governo contro il pubblico impiego, avviata qualche mese fa con la sottoscrizione del contratto degli statali e proseguita con le intese sui dipendenti della sanità e degli enti locali. Intanto la legge di bilancio non stanzia un Euro per dare una prospettiva di stabilità ai 300 mila precari della scuola, mentre tagli catastrofici stanno mettendo in ginocchio l’università.
Insomma, a pagare il piano di riarmo e i favori agli evasori fiscali sono coloro che quotidianamente rendono possibile l’erogazione di servizi essenziali. È questo un altro modo per affossare il welfare ed esasperare le disuguaglianze. Un’inversione di rotta è urgente: tagliare la spesa militare, combattere seriamente l’evasione per remunerare adeguatamente lavoratrici e lavoratori da cui dipende il futuro del paese. Per questo sosterremo le iniziative di lotta che si svilupperanno nei prossimi giorni
Salvatore Romeo, responsabile Scuola e Università Partito Rifondazione Comunista




