Il risultato del referendum costituzionale ha segnato la prima importante sconfitta della destra al governo dal 2022. Va sottolineato che si è trattato di una sconfitta di quelle che abbiamo definito per anni le “due destre” visto il soccorso al governo della “sinistra per il SI e per Israele”, della grande stampa padronale, dei centristi neoliberisti e oltranzisti atlantisti. I 15 milioni di “No”, al di là delle differenziazioni interne e delle diverse motivazioni specifiche, hanno individuato, nei contenuti della proposta di stravolgimento della Costituzione, un progetto autoritario e reazionario tale da mettere in discussione gli assetti democratici della Repubblica conquistati dalla Resistenza.
Il disegno perseguito dalla destra, in sintonia con analoghe tendenze in forte ascesa negli ultimi anni a livello globale, ha subito un colpo importante ma non è ancora stato bloccato. La decisione di presentare una nuova legge elettorale che ne accentui il carattere maggioritario e la distorsione del rapporto tra il voto e la composizione del Parlamento è la conferma della volontà della destra di rilanciare l’attacco alla democrazia costituzionale. È sbagliato dare per definitivamente sconfitta una destra che ha un solido radicamento nel paese e che esprime tendenze alla fascistizzazione assai forti in questa fase del capitalismo e organizzate a livello internazionale.
Il quadro internazionale ci presenta una situazione sempre più drammatica, con l’estensione e l’aggravamento di scenari di guerra dovuti principalmente alla ideologia razzista e militarista di Trump e Netanyahu. Il Presidente degli Stati Uniti è arrivato a minacciare, con parole che possono essere solo considerate come una estrema forma di barbarie, di cancellare una “intera civiltà” con l’utilizzo delle armi atomiche. Mentre Israele, grazie all’impunità che gli è stata garantita nel genocidio dei palestinesi a Gaza, allarga la sua aggressione alla Cisgiordania, al Libano e a tutto il Medio Oriente.
Chi, in qualche settore minoritario della sinistra, guardava con favore alla rielezione di Trump, ora pretende di dare lezioni di “antimperialismo”. Rifondazione Comunista riafferma il proprio rifiuto di un “campismo” che subordina alla logica del conflitto tra Stati, anche di quelli più reazionari e anticomunisti, e ai loro interessi, ogni conflitto sociale, interesse di classe e movimento progressista e di liberazione. Sull’Iran confermiamo i contenuti della dichiarazione congiunta che abbiamo sottoscritto con i partiti comunisti di tutto il mondo.
È compito delle comuniste e dei comunisti sconfiggere Trump e i suoi alleati dell’ultradestra mondiale. Il sostegno al genocidio e al progetto di “Grande Israele”, l’aggressione al Venezuela e il sequestro del presidente Maduro e di sua moglie, la guerra contro l’Iran, l’inasprimento del blocco e la minaccia di invadere Cuba sono la manifestazione della reale natura del fascismo e dell’imperialismo MAGA.
Gli sviluppi politici e sociali di questo ultimo anno hanno confermato le linee di fondo dell’analisi approvata dal Congresso del PRC: la fase è caratterizzata dall’ascesa di una destra autoritaria, reazionaria e con elementi di fascismo, dall’intreccio sempre più evidente tra guerra e autoritarismo che si alimentano a vicenda.
La nostra analisi è in sintonia con il documento finale della Conferenza mondiale antifascista che si è appena conclusa a Porto Alegre:
“La risposta delle potenze imperialiste a questo declino è stata la promozione del fascismo ovunque, l’imposizione di politiche neoliberiste, l’aggressione militare contro le nazioni più deboli e la loro ricolonizzazione.
In ogni paese, le minacce fasciste e neoliberiste assumono forme particolari, ma condividono caratteristiche comuni: l’eliminazione delle libertà democratiche; la distruzione dei diritti dei lavoratori; l’aumento della disoccupazione strutturale; lo smantellamento della protezione sociale; la repressione dei sindacati e delle organizzazioni popolari; la privatizzazione dei servizi pubblici; politiche di “austerità” che eliminano ogni investimento sociale; il negazionismo scientifico e climatico; l’espropriazione dei contadini a beneficio dell’agroindustria; lo spostamento forzato delle popolazioni indigene per promuovere un estrattivismo sfrenato; politiche migratorie ultra-restrittive; e un forte aumento della spesa militare.
Le forze di estrema destra e neofasciste stanno conducendo un’offensiva su vasta scala, sfruttando il malcontento per le disastrose conseguenze del neoliberismo per accelerarne l’attuazione. Come il fascismo classico, cercano di indirizzare questo malcontento contro i gruppi oppressi ed emarginati: migranti, donne, persone LGBTQ+, beneficiari di programmi di inclusione, persone di colore e minoranze nazionali o religiose. Nazionalismo esasperato, razzismo, xenofobia, sessismo, odio anti-LGBTQI+, incitamento all’odio e normalizzazione della crudeltà accompagnano l’avanzata dell’estrema destra in ogni fase, adattandosi alle circostanze specifiche di ciascun paese.
Il desiderio di concentrare la ricchezza nelle mani del capitale e la sfrenata ricerca del massimo profitto che sono alla base delle politiche di estrema destra si manifestano anche nell’intensificarsi delle aggressioni imperialiste volte a monopolizzare le risorse e a sfruttare le popolazioni.
L’imperialismo sta diventando sempre più sfrenato, aggressivo e bellicoso; calpesta il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite e l’autodeterminazione dei popoli; impone sanzioni, attacca e bombarda le nazioni che non si sottomettono ai suoi dettami; rapisce e assassina capi di Stato.”
La manifestazione della convergenza No Kings ha espresso la comprensione dello stretto legame esistente tra le guerre e i progetti autoritari. Il Partito della Rifondazione Comunista ha contribuito all’appuntamento dello scorso anno di Stop Rearm Europe. L’obbiettivo di questa prima aggregazione è di bloccare la folle corsa al riarmo voluta dalla Commissione Unione Europea e da una parte dei governi dell’Unione. È evidente che le scelte dell’UE e dei governi europei non costituiscono un’alternativa al trumpismo come dimostrano la complicità col genocidio a Gaza e la mancata condanna dell’aggressione all’Iran. Ribadiamo la necessità di un’altra Europa e della liberazione del nostro continente dal neoliberismo e dalla NATO.
Come indicavamo e auspicavamo nel documento approvato dallo scorso Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista, abbiamo lavorato per la crescita dei movimenti con una pratica unitaria e di convergenza. Lo abbiamo prima co-promuovendo la convergenza pacifista Stop Rearm Europe e poi una convergenza ancora più larga che, dopo l’importante assemblea di Bologna, ha permesso la manifestazione NO KINGS dei 300.000 di Roma. In questo percorso il nostro Partito ha respinto ogni operazione tesa a dividere il movimento per subordinarlo a logiche politiciste e/o settarie. Assumiamo come centrale come prossimo passaggio la costruzione della manifestazione europea a Bruxelles del 14 giugno contro il riarmo, “per il welfare contro il warfare” che possiamo tradurre con “stato sociale non stato di guerra”.
A partire dall’analisi della fase il Congresso del PRC ha riportato il tema delle possibili convergenze elettorali dalla sfera del dogma identitario alla concreta valutazione politica del contesto, dei rapporti di forza e delle contraddizioni che esistono nei diversi campi.
Il rifiuto politico alla possibilità di convergenze con il centro-sinistra, nasceva da una valutazione sullo spostamento a destra del PD e sulla sua partecipazione a governi di unità nazionale fondati sull’austerità. Condizioni politiche che si sono evidentemente modificate non solo per i cambiamenti di linea del PD dopo l’elezione di Elly Schlein, dalla riduzione del peso dei centristi, dalla presenza nello schieramento del M5S e dall’accresciuto peso di AVS. In passato abbiamo scelto una linea di rottura di fronte a un PD che aveva monolitiche posizioni aggressivamente neoliberiste e guerrafondaie. Rimaniamo contrari al bipolarismo e proporzionalisti ma questo non ha mai significato che in ogni passaggio elettorale si debba optare per una presentazione fuori dai poli prescindendo da una valutazione politica della fase.
Una visione dogmatica che non tenga conto dei mutamenti di fase – in primo luogo il primo governo in Europa guidato dagli eredi diretti del fascismo e il ruolo dell’estrma destra mondiale – produrrebbe l’incapacità di indicare una strategia e una tattica in grado di incidere sui processi reali e sancirebbe la definitiva marginalizzazione del nostro Partito, fino a metterne in discussione la stessa esistenza. Ovviamente non bisogna sopravvalutare i mutamenti avvenuti nel centrosinistra o cancellare le differenze strategiche e programmatiche che esistono (in modo diverso l’uno dall’altro) con i partiti dell’opposizione parlamentare.
I 15 milioni di “No” al referendum e i 300.000 nelle strade di Roma chiedono innanzitutto di bloccare il progetto autoritario della destra. E questo è possibile solo attraverso il voto nelle elezioni politiche del prossimo anno. Soprattutto tra le nuove generazioni, come si è visto con la mobilitazione per Gaza e nel referendum, la mobilitazione diventa più ampia di fronte a scelte che si polarizzano e diventano chiare e possono tradursi in una scelta efficace. Questo avverrà inevitabilmente anche nel voto politico del prossimo anno, quando si sarà chiamati a decidere se accettare altri 5 anni di governo della destra filo-Trump e Netanyahu o imporre un cambiamento di direzione politica, per quanto esso possa essere parziale e, dal nostro punto di vista, insufficiente. Le contraddizioni del campo largo sono note ma è difficile non notare le differenze tra il governo Sanchez e quello Meloni.
Il campo su cui avverrà lo scontro è determinato dal macigno della legge elettorale, profondamente diversa da altri paesi europei. In Portogallo alle ultime presidenziali il Partito Comunista e il Bloco de Esquerda al secondo turno hanno dato indicazione di voto per il candidato socialista, in Francia nei ballottaggi delle amministrative la France Insoumise ha ritirato i propri candidati al secondo turno laddove non fossero favoriti per battere lepenisti e questa pratica è normale alle legislative e alle presidenziali. La convergenza contro la destra c’è stata nonostante i pessimi rapporti con i socialisti. In Spagna la legge elettorale è proporzionale e gli accordi si fanno in parlamento come accaduto con la nascita del governo Sanchez. In Italia la legge – quella vigente e quella presentata dal governo – è a turno unico, la coalizione che prenderà un voto in più conquisterà una larga maggioranza parlamentare. Non avrebbe senso rinchiudersi in uno “spazio incompatibile” lasciando ad altri il compito di essere destinatari del bisogno politico di cacciare le destre del governo.
Le/i comuniste/i, per i quali l’antifascismo è un elemento costitutivo della propria identità, non possono disertare la lotta politica contro il governo Meloni sia nella dimensione sociale di conflitto e movimento, sia sul terreno specificamente elettorale.
Per questo, coerentemente la nostra storia che non mai equiparato la destra fascista e leghista al centro-sinistra anche nei momenti di più aspro conflitto, il Partito della Rifondazione Comunista propone alle forze sociali e politiche di opposizione al governo Meloni di lavorare per un Fronte democratico per la Costituzione che ponga le basi per una coalizione elettorale maggioritaria.
Non si tratta per noi di aderire a qualcosa di già costituito, perché oggi è sentimento diffuso che ancora non si sia delineato un progetto adeguato a garantire la sconfitta della destra. Su questo pesa anche la legittima diffidenza in molti settori della società, soprattutto tra la classe lavoratrice e le classi popolari, per le pregresse esperienze di centro-sinistra, incluse quelle di cui anche noi abbiamo fatto parte.
Non si tratta per Rifondazione Comunista di aderire al “campo largo” e al centrosinistra. Lo dimostra l’articolazione territoriale della nostra collocazione nelle elezioni amministrative, la coerenza e la radicalità del nostro impegno nei movimenti e nelle lotte spesso in aperto contrasto con le politiche del centrosinistra. Mantenendo la nostra autonomia politica e programmatica intendiamo verificare la possibilità di un accordo che consenta di convergere nel comune obiettivo di sconfiggere la destra e di determinare un cambiamento nel paese che risponda almeno su alcune questioni essenziali ai bisogni delle classi popolari. La sconfitta della destra è una priorità innanzitutto per i movimenti sociali e la sinistra di classe, anticapitalista e antimperialista dato che il governo Meloni persegue apertamente la criminalizzazione delle lotte e della solidarietà internazionalista, la delegittimazione e limitazione dell’azione sindacale e dello stesso diritto di sciopero. Lo è per i movimenti femministi e lgbtq+ di fronte al carattere apertamente reazionario, sessista e omolesbobitransfobico delle destre.
L’obiettivo del nostro partito è di fare sentire in questo Fronte principalmente la domanda politica di coloro che hanno votato “No” al referendum ma che nel 2022 non avevano sostenuto nessuna delle forze di opposizione (nemmeno la nostra). È questa parte soprattutto che mette in campo una doppia esigenza: cacciare la destra dal governo e contemporaneamente avviare un percorso di costruzione dell’alternativa che porti all’affermazione di un programma di rottura nella direzione politica del Paese. Non ci illudiamo e non illudiamo sul fatto che già nel 2027 esistano le condizioni per questa alternativa, ma non c’è dubbio che questo processo sarebbe reso infinitamente più difficile dal permanere al governo per altri 5 anni di questa destra autoritaria e reazionaria, rappresentante italiana del trumpismo.
Sulla base di questa proposta politica che si propone di entrare in sintonia con i sentimenti profondi della parte più avanzata e cosciente del Paese, avvieremo tutte le interlocuzioni utili e necessarie. Senza la nostra capacità di mettere in campo una forza rappresentativa della classe lavoratrice, delle classi popolari e dei movimenti di liberazione, sarà più difficile costruire una coalizione elettorale in grado di sconfiggere la destra. Si è detto che nel referendum si sono espressi 2 milioni di “No” senza rappresentanza politica. Si illude chi pensa di contrapporre quei 2 milioni agli altri 13 perché questo dividerebbe l’opposizione e lascerebbe campo libero alla destra, come anche chi pensasse di intercettare questi voti senza radicalità programmatica e, soprattutto, senza modificare gli equilibri tra le classi sociali all’interno della coalizione.
In questa prospettiva la nostra ambizione non è competere con chi si propone di egemonizzare la nicchia militante, per altro senza riuscirci, come ha dimostrato la manifestazione del movimento No Kings, ma semmai di riprendere la nostra capacità di fare politica di massa. Di diventare (o meglio ridiventare), per dirlo con uno slogan, il “partito dei 2 milioni”.
La difesa e l’attuazione della Costituzione implicano un programma di pace, disarmo e di giustizia sociale. Un’alternativa al governo Meloni non è credibile se non si traduce in un programma di radicale discontinuità con le politiche neoliberiste e guerrafondaie perseguite anche dai governi di centrosinistra e tecnici. Emblematico il fatto che il referendum promosso dalla CGIL proponeva di abolire le norme del Jobs Act approvato dal PD renziano. Per mobilitare l’elettorato astensionista o le nuove generazioni c’è bisogno di proposte coerenti con i principi e gli obiettivi programmatici indicati dalla Costituzione nata dalla Resistenza, dal ripudio della guerra a politiche economiche redistributive, di intervento pubblico, di rilancio dello stato sociale e dei diritti delle classi lavoratrici. I costi di guerre, riarmo, sanzioni li pagano le classi popolari e mai come oggi la lotta per la pace e quella per la democrazia e i diritti civili e sociali sono indissolubilmente legate.
Per questi motivi è importante che si dia continuità all’esperienza dei comitati unitari costituitisi nei territori per il NO nel referendum sulla giustizia. Il loro compito dovrebbe oggi concentrarsi sulla difesa e attuazione della Costituzione. A partire dall’impegno alla partecipazione attiva alla celebrazione del 25 aprile, per il 1° Maggio e del 2 giugno. La Resistenza rimane il riferimento essenziale dell’Italia antifascista e una memoria attiva va mantenuta viva nel paese in un momento storico in cui le classi dominanti capitaliste tendono a considerare una zavorra la pregiudiziale antifascista per poter sdoganare e utilizzare le estreme destre (come sta accadendo anche in Francia e Spagna). L’ottantesimo della Repubblica deve diventare occasione per ribadire che è stata una conquista della Resistenza e del movimento operaio, in particolare delle forze socialiste e comuniste.
A partire dalla nostra proposta di lavorare un Fronte democratico per la Costituzione e dalla iniziativa politica e sociale che svilupperemo nei prossimi mesi, su tutti i terreni, gli iscritti e le iscritte del PRC saranno chiamati a pronunciarsi sulle modalità di presentazione elettorale. Questo impegno, assunto nel documento politico del Congresso proposto dalla maggioranza, sarà concretizzato quando sarà certa la legge elettorale e la proposta definita dal CPN sulla base del lavoro svolto sulla linea indicata. Dato che a consultazione non può avere lo scopo di rimettere in discussione l’esito del Congresso, ma la valutazione di una proposta concreta, in parte condizionate dalla legge elettorale e dal contesto politico, esso sarà fissato due o tre mesi prima della scadenza elettorale prevista, al momento, per l’autunno del 2027.
Oggi è prioritaria l’azione politica e sociale del Partito nell’impegno per tornare ad essere riferimento di una parte della società italiana, nell’opposizione sociale e politica, nel movimento contro la guerra, il riarmo e l’imperialismo.
Il CPN conferma l’impegno del partito nelle campagne definite nella precedente riunione, nelle iniziative per il 25 aprile, il 1° Maggio e il 2 giugno a partire da quella per la tassazione dei grandi patrimoni e nella prossima tornata di elezioni amministrative.
Il CPN impegna tutte le federazioni e i regionali ad organizzare attivi delle iscritte e degli iscritti – con la partecipazione della segreteria nazionale – sulla fase politica e l’iniziativa e le campagne del partito.
Maurizio Acerbo
Approvato con 89 voti a favore e 80 contrari




