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NON C’È ORGOGLIO SENZA RIVOLTA

Rifondazione Comunista denuncia l’approvazione del DDL Valditara come l’ennesimo tassello di un disegno della destra governativa che, un pezzo alla volta, inasprisce la repressione delle persone LGBTQIA+ col chiaro intento di cancellarne l’esistenza dallo spazio pubblico. Per questo ancora una volta nel mese del Pride ritorniamo in piazza, noi comunistə trans*, non binariə, lesbiche, bisex, queer, gay, intersex, asessuali e non conformi, insieme a tutta la comunità, alleatə compresə, non solo per rivendicare orgoglio, dignità e liberazione, ma anche per esprimere protesta e dissenso contro un sistema sempre più oppressivo, ricordando che il Pride prende origine dalla rivolta e che la rivolta deve tornare a essere espressione del nostro orgoglio.

Lo facciamo in un Paese in cui, secondo l’ultimo rapporto di ILGA-Europe (Rainbow Map 2026), l’Italia precipita al 36° posto su 49 paesi europei. E con la progressiva fascistizzazione dello spazio pubblico le cose non miglioreranno. Nel 2025 c’è stata un’aggressione omolesbobitransfobica ogni due giorni e le persone trans sono dieci volte più a rischio rispetto agli altri soggetti.

Questo governo ha un’identità precisa: nega le trascrizioni dei figli delle coppie omogenitoriali, criminalizza la solidarietà con la gestazione per altri spingendola a reato universale, e rende la scuola un campo di battaglia ideologico contro ogni educazione al rispetto e alle differenze.
Al centro del mirino, oggi più che mai, ci sono le persone trans e non binarie. L’ossessione transfobica del governo ha avuto una lunga durata e persiste: dall’ostruzionismo sulla legge contro l’omolesbobitransfobia, alla criminalizzazione delle famiglie lgbt, alla negazione dell’autodeterminazione dei corpi.

Secondo l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali, il 47% delle persone trans in Italia dichiara di aver subito discriminazioni nell’ultimo anno, e un terzo evita luoghi pubblici per paura di aggressioni. La transfobia non è opinione: è violenza sistemica, che si abbatte con particolare ferocia su chi è più esposto alla precarietà abitativa e lavorativa.

Di fronte a questa deriva, le piazze del Pride devono tornare a essere luoghi di conflitto sociale, non parate addomesticate dal marketing. Per Rifondazione Comunista, il Pride è lotta di classe e genere, perché una forma di esclusione per le persone LGBTIQ+, oggi come ieri, è anche la precarietà economica, la casa negata, il lavoro ricattato.

Crediamo nella forza dell’iniziativa popolare quando nasce dai movimenti, dai corpi intermedi, dalla società che si organizza per rivendicare diritti e tutele. Sono tasselli importanti, che vanno però inseriti in un percorso più ampio: la nostra lotta si fa nelle strade, nei collettivi, nei sindacati, costruendo mutualismo e contropotere. Solo la mobilitazione dal basso, il conflitto sociale e la solidarietà tra oppressi possono strappare conquiste vere e irreversibili.

Come compagnə comunistə, saremo in ogni Pride d’Italia con i nostri corpi e le nostre bandiere. Contro il governo Meloni, contro il capitalismo e il fascismo, per una società libera dallo sfruttamento e dall’oppressione.

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