È un fatto molto positivo che Schlein, Conte e AVS presentino insieme una risoluzione in parlamento contro il riarmo. Non a caso protestano la destra del Pd e lo schieramento politico e di opinione che ha scatenato in questi giorni una canea contro le dichiarazioni di Conte sulla guerra in Ucraina. Si è arrivati persino ad attacchi che auspicano la rottura. Quelli che definiscono Conte un Vannacci vogliono il bis del 2022 e consegnare di nuovo a Meloni la vittoria a tavolino pur di proseguire la guerra. Porre come condizione imprescindibile per l’unità contro la destra la prosecuzione dell’invio di armi all’Ucraina significa voler rompere ogni possibilità di coalizione ma soprattutto la connessione sentimentale con la maggioranza del popolo italiano e soprattutto di quello di sinistra e cattolico. Il no all’invio delle armi non è una posizione isolata di Conte. Non è condivisa solo da Rifondazione Comunista o da Avs, ma è dall’inizio del conflitto la posizione di Cgil, Anpi, Arci, Pax Christi, Rete Pace Disarmo e gran parte dell’associazionismo e dei movimenti. La stessa rappresentazione manichea del conflitto che assegna tutte le responsabilità alla Russia di Putin fu autorevolmente smontata da Papa Francesco con parole inequivocabili. Ricordo che l’invio di armi a un paese in guerra è esplicitamente vietato da una legge del nostro paese e che per l’Ucraina si sta derogando da anni. È evidente che la linea dell’UE e dei cosiddetti volenterosi è volta alla prosecuzione a oltranza di un conflitto di cui sono vittime innanzitutto gli ucraini che si dice di voler aiutare. Non è accettabile la caccia alle streghe che trasforma in putiniani tutti coloro che chiedono che l’Italia esca dalla guerra, a cui non ci obbliga alcun trattato internazionale, e assuma un protagonismo diplomatico in linea con la nostra storia e il dettato dell’articolo 11 della Costituzione. La guerra va lasciata a Calenda, Picierno, Meloni e Crosetto.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista




