Palazzo San Gervasio, provincia di Potenza. Per Lassoueed Dhoui, cittadino tunisino di 30 anni, in condizioni di vulnerabilità non doveva essere permessa la detenzione amministrativa. Ma su persone “di scarto”, come sono considerati i “trattenuti” nei centri, la risposta è cinica: altri 90 giorni di trattenimento. Lui non ha retto, è salito sulla palazzina del centro con l’intenzione di impiccarsi, poi -sembra – è scivolato ed è caduto a terra perdendo la vita. In pochi minuti è scoppiata una rivolta inevitabile, sono stati incendiati alcuni moduli abitativi e un altro ragazzo ha tentato di uccidersi bevendo detersivo. I soccorsi sono giunti in ritardo, all’inizio si è pensato fosse morto anche lui, le ultime notizie lo danno come ricoverato, grave, ma vivo. In condizioni simili è, da alcuni giorni, un altro trattenuto al CPR di Milano, si teme per i danni provocati dal tentativo di farla finita. 8 “trattenuti” della rivolta di Palazzo San Gervasio, sono stati arrestati e rischiano condanne fino a 5 anni, come da decreto Piantedosi. Con le misure previste nel Patto europeo i tempi massimi di trattenimento passeranno a 24 mesi a cui se ne potrebbero aggiungere 6 per procedere a deportazioni spesso impossibili. Facile prevedere che l’aumento dei centri, dei tempi di privazione della libertà personale, i tentativi di esternalizzarli in “Paesi sicuri” e di rinchiudere più richiedenti asilo, provocheranno ancora più morti e rivolte. Continuiamo a credere ed è dimostrabile, che nessuna misura peggiorativa o migliorativa è possibile per cambiare i centri. Chiuderli definitivamente, in ogni angolo d’Europa, è la sola opzione possibile, insieme a un sistema di accoglienza e controllo che tratti le persone migranti per quello che sono: esseri umani. I centri sono una delle tante vergogne del continente.
Anna Camposampiero, Segretariato Sinistra Europea
Stefano Galieni, Responsabile nazionale Immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea




