Mentre a Bari Giorgia Meloni auto celebra i grandi successi del governo più longevo della repubblica, a Taranto va in scena la tragedia della crisi della più grande industria siderurgica Italiana ed europea. Sono state annunciate 2500 lettere di licenziamento nelle aziende dell’indotto. Nessun piano da parte del governo, nessuna volontà di assumere apertamente la responsabilità di garantire un futuro all’acciaieria di Taranto. Ancora una volta come in un film già visto, su un copione ormai frusto, si muovono i protagonisti di sempre nei disastri di grandi realtà industriali nel nostro paese: industrie straniere impegnate nella battaglia per la concentrazione dei capitali, fondi di investimento e capitani coraggiosi del capitalismo nostrano. Era chiaro, chiarissimo ancora nel 2012 che l’ unica risposta possibile per tenere insieme il diritto al lavoro e alla salute poteva venire solo dall’ assunzione della responsabilità diretta da parte dello stato. I maghi e le soubrette del liberismo hanno celebrato i loro riti, difeso a spada tratta l’ affidamento ai privati e al mercato: il risultato è sotto gli occhi di tutti. Una montagna di soldi spesa , migliaia di lettere di licenziamento e la prospettiva della perdita del lavoro per migliaia di lavoratori e lavoratrici.
Adesso si sono fatte sentire le organizzazioni dei titolari delle ditte di appalto mettendo la realtà di fronte ai decisori politici.
È bene rendere da chiaro fin da subito che i lavoratori e le lavoratrici di Taranto non sono disponibili a pagare gli esiti delle follie delle politiche liberiste, che nessun licenziamento deve passare e che a tutte/i le lavoratrici e i lavoratori dovrà essere garantito un reddito che gli permetta di vivere dignitosamente. Intervento pubblico e nazionalizzazione se necessario per garantire lavoro e salute.
Valentina Basta segretaria Prc Taranto
Paolo Benvegnù responsabile nazionale lavoro Prc




