Il deficit italiano è al 3,1%. Basta quello 0,1% oltre il limite per lasciare l’Italia dentro la procedura europea per disavanzo eccessivo. Dietro una piccola percentuale c’è tutto il fallimento del governo Meloni.
Le regole europee impongono all’Italia di rientrare dal deficit e dal debito attraverso un meccanismo di controllo e sorveglianza che limita fortemente la spesa pubblica. E mentre il governo annuncia miliardi per il riarmo, il nostro Paese rischia di non poter utilizzare nemmeno la flessibilità prevista dalle nuove regole europee.
Tradotto per chi non ha capito: per spendere in armi bisognerà tagliare altro, e questo altro sarà una macelleria sociale.
E non dimentichiamo il SAFE: l’Italia può accedere fino a 14,9 miliardi di euro attraverso il SAFE, il fondo europeo che finanzia con prestiti gli investimenti nella difesa. Il governo Meloni ha formalmente richiesto 8 miliardi di euro: nuovo debito destinato al riarmo, che dovrà essere restituito.
Dopo decenni di austerità, compressione dei salari (in Italia fermi da 15 anni), tagli al welfare, ora facciamo nuovo debito per finanziare la corsa agli armamenti.
E a pagare saranno ancora una volta le persone. Concentrazione di capitali in poche mani, trasferimento di ricchezza dal pubblico al privato, alla rendita, alla finanza: i ricchi sempre più ricchi e il numero dei poveri in aumento, mentre il patrimonio pubblico è stato progressivamente eroso.
E ora, con questa infrazione, con il disavanzo eccessivo, mentre si millantava un Paese in crescita che esiste solo nella propaganda del governo, il riarmo italiano (ed europeo a sentire il discorso di Ursula von der Leyn) sarà pagato con tagli al welfare, meno risorse per la sanità, il lavoro e i servizi pubblici e a seguire, o già in atto, repressione per chi protesta.
A tutto questo si accompagna il progressivo declino verso l’andare in guerra: la presenza di militari italiani in Arabia Saudita, le parole del Ministro Crosetto che fanno preludere al ripristino della leva militare.
Rifondazione Comunista non ci sta. La costruzione di un fronte costituzionale che fermi questo governo scellerato si fa ogni giorno più urgente: welfare not warfare sono le parole d’ordine che attraversano la Sinistra Europea e vedranno impegnato il partito nelle prossime mobilitazioni: dalla Via Maestra convocata dalla Cgil il 17 ottobre, al sostegno alle mobilitazioni giovanili e studentesche del 20 novembre, e tutte le mobilitazioni di Stop Rearm Europe.
Maurizio Acerbo, Segretario nazionale
Anna Camposampiero, Resp esteri, Partito della Rifondazione Comunista – S.E.




