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Fete de l’Humanitè: bentornata Rifondazione!

di Stefano Amann, Cesare Martina –

“Ma è la prima volta che siete qui?”; “Da quanti anni non eravate presenti?”; “É bello vedere di nuovo i compagni italiani alla festa!” Centinaia di persone che rivolgevano tutte le stesse attenzioni, piene di stupore e contentezza nel vedere (di nuovo) lo stand di Rifondazione alla Fête de l’Humanitè. Sí, mancavamo da quasi 10 anni, ma siamo tornati! Una nutrita pattuglia di compagni e compagne della federazione di Milano, della Liguria nonché altri residenti all’estero (a Parigi, ma non solo considerata la presenza di un compagno di Berlino) ha allestito uno stand in cui per 3 giorni si sono preparati centinaia di spritz, di piatti di pasta, di limoncelli e – ça va sans dire – caffè espresso.
Mancare per 10 anni da un evento così importante e partecipato è sempre un problema. Lo diventa ancora di più se questi anni sono stati costellati da cambiamenti difficilmente immaginabili: la crisi delle sinistre moderate, l’avanzata della destra, il Covid, la guerra in Ucraina, la crisi mediorientale, il riarmo europeo. Il mondo è cambiato. Per questo, ritornare con lo stand di Rifondazione alla Fête de l’Humanitè è stato molto impegnativo ma anche decisamente interessante.
Lo stand era nel bel mezzo del “village du monde”, incastonato tra gli stand del partito comunista cileno (con cui abbiamo condiviso un ricordo dell’altro 11 settembre, quello del golpe contro Allende) e del Tudeh, il partito comunista iraniano. Un piccolo stand, il nostro, in una festa storica, le cui dimensioni probabilmente sfuggono alla nostra immaginazione. Festa che si svolge in un aeroporto dismesso, che ospita centinaia di stand, che raccoglie delegazioni da tutto il mondo, che presenta 3 (tre) palchi per concerti e svariate aree per i dibattiti.

Ma ciò che colpisce è la straordinaria presenza dei visitatori: siamo nell’ordine di 600 mila (seicento mila) visitatori nell’arco di 3 giorni; soprattutto giovani e giovanissimi, attirati dall’enorme offerta di vitalità che la Fête sa trasmettere. Vitalità, che nel linguaggio politico del partito comunista francese diventa “VIVRE!”, lo slogan con cui il PCF veicola la sua proposta politica, scritto ovunque ti girassi. Molto diverso dalla narrativa legata ad un passato mitizzato e rimpianto che caratterizza a volte l’umore della sinistra in particolare. Certo, è facile essere ottimisti quando ci si potrebbe trovare concretamente a contendere la Presidenza della Repubblica con la destra. Ma colpisce. E sembra molto adatto al pubblico della festa. Un pubblico di giovani, in maggioranza donne e molto multietnico. Un mondo che vuole vivere e conquistare il proprio futuro.

Ma la “Fête” non è solo partito comunista; la divisione nella sinistra francese trova poca risonanza tra gli stand e i viali della festa, che, anzi, ha avuto nei 2 comizi (distinti) di Fabien Roussel – segretario del PCF – e Jean-Luc Mélenchon – capo politico de La France Insoumise – il culmine del messaggio politico a cui hanno assistito decine di migliaia di persone. Tra la folla presente per JLM spiccavano i molti (soprattutto giovani e giovanissimi) che indossavano la maglietta che ricorda quella della nazionale francese di calcio con la particolarità di avere il numero “27” e il nome del leader della France Insoumise, chiaramente un riferimento alle presidenziali del prossimo anno. Presidenziali a cui, bene ricordarlo, il PCF ha deciso di presentarsi al primo turno con un proprio candidato; appunto, il segretario Roussel. Una spaccatura tra la sinistra francese in cui diventa difficile e pretestuoso entrare nel merito, ma che per le centinaia di migliaia di visitatori della festa rimane sullo sfondo di un evento che raccoglie, anche visivamente, molte delle sensibilità che la variegata sinistra francese ha da offrire. Ma vedere a pochi metri di distanza gli uni dagli altri gli stand di tutti i partiti della sinistra francese (e sono tanti) è stato uno spettacolo difficilmente riscontrabile in italia. Non è solo una questione di presenza. Ma anche di contenuti. Ognuno ha portato le sue posizioni, arringato la stessa folla e punzecchiato gli altri. Ma il confronto sembrava vissuto nell’ottica dei denominatori comuni e non delle differenze settoriali. E chi è spettatore lo sa ed apprezza, e valorizza il rispetto reciproco ed i valori comuni, non le divisioni elettorali o gli interessi del singolo gruppo.

Certo non siamo così ingenui da pensare che quello che abbiamo visto sia “tutta” la realtà. Ma la dialettica politica ci è sembrata più fluida, meno incrostata da personalismi e vecchie ruggini e più aperta a considerare le divisioni di oggi solo passaggi tattici e non ferite inguaribili.
Concerti, cibo e politica, dunque, il programma della “Fête”, a cui il PRC ha offerto il proprio contributo grazie anche alla partecipazione ad un dibattito della responsabile esteri del partito, Anna Camposampiero. Insieme a una compagna del Movimento Sem Terra del Brasile, e una scrittrice indiana ha avuto luogo un confronto sul tema delle destre da contrastare parlando dei punti in comune e della necessità di unità e di internazionalismo: in Brasile con Lula che si confronta con il bolsonarismo (visto che si presenta il figlio di Bolsonaro), in India con il modismo, e noi con la destra meloniana (o peggio, se possibile).
L’appuntamento è rinnovato per il prossimo anno, in una Francia che avrà votato il presidente della repubblica, che ci si augura rompere l’attuale tendenza verso l’estrema destra neofascista. E con un’Italia che si spera liberata dalla destra neofascista al governo; come dicono i compagni e le compagne francesi, ci tocca VIVRE, sfruttiamo al meglio questa opportunità.

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