Bene ha fatto la nostra federazione di Milano a decidere di non partecipare al presidio ‘contro la violenza’ dopo aver preso atto che non sarà possibile intervenire. Bisognava convocarlo per denunciare innanzitutto che questo governo sta trascinando l’Italia fuori dai principi della Costituzione e che invece di affrontare le emergenze sociali le riduce a questioni di ordine pubblico.
Un paese ingiusto in cui crescono le disuguaglianze diventa insicuro come dimostrano gli Stati Uniti.
Nel momento in cui emerge un profondo e diffuso disagio giovanile, che è sintomo di una crisi sociale ancor più larga, esagerare la portata della violenza dei fatti di sabato e domenica significa far propria la narrazione della destra che fomenta il caos e lo scontro.
La sicurezza si costruisce attraverso la giustizia sociale ed è troppo facile condannare i ragazzini quando non si ha il coraggio di tassare milionari e miliardari e di non regalare le città alla speculazione.
Trovo surreale che nel momento in cui il governo approva l’ennesimo decreto liberticida, la destra espone un gigantesco striscione “Vi remigreremo tutti” e prende a sberle cittadini definiti zecche come ai tempi dei nazisti, Vannacci annuncia “li andremo a prendere uno a uno”, si convochi una manifestazione che amplifica le campagne del governo, di Rete4 e delle altre reti tv meloniane. Un senatore leghista ha twittato che i commercianti dovevano poter sparare sui ragazzini come legittima difesa.
La sicurezza si garantisce con la giustizia sociale e bisogna avere l’onestà di dire che i giovani hanno tutto il diritto di ribellarsi se i governi, nazionali e cittadini, per anni hanno fatto gli interessi dei più ricchi.
La legalità costituzionale si fonda sul fatto che nessuno si senta escluso e straniero.
E francamente non accettiamo l’esacrazione della violenza di ragazzini minorenni da parte di un governo di complici del genocidio. Dalle forze progressiste e dal sindacato ci si aspetterebbe più coraggio. Per quanto ci riguarda teniamo fermo il monito di Vladimir Majakovskij: «Non rinchiuderti nelle tue stanze, Partito, resta amico dei ragazzi di strada».
Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista




