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Rifondazione: “Il patrimonio pubblico è un bene comune, non una rendita per la finanza”

Abbiamo letto su Milano Finanza, in un articolo di Silvia Valente, dell’intenzione del Ministero del Tesoro di redigere un piano guida per la valorizzazione del patrimonio immobiliare degli enti locali. L’obiettivo sarebbe quello di «utilizzare il mattone per rispondere alla domanda dei territori e garantirsi dei fondi».

L’impostazione e il linguaggio utilizzati nell’articolo di MF riflettono pienamente l’ideologia neoliberista.

Dal nostro punto di vista, questa iniziativa e il progetto sottostante non rappresentano un miglioramento, ma l’ennesima operazione di svendita del bene comune a favore della speculazione finanziaria.

Dietro i concetti di «valorizzazione», «razionalizzazione» e «partenariato pubblico-privato» si cela una realtà storica: il depauperamento delle risorse collettive.

Si tratta, infatti, di una privatizzazione strisciante: trasformare gli immobili comunali in asset da collocare sul mercato o inserire in fondi immobiliari significa sottrarli al controllo democratico dei cittadini per consegnarli alle logiche di profitto di investitori istituzionali, banche e fondi speculativi. Attraverso gli schemi dei fondi d’investimento e il coinvolgimento della clientela retail, la finanza ottiene rendimenti e commissioni su beni costruiti e mantenuti per decenni con i soldi dei contribuenti.

Nonostante gli immobili pubblici vengano definiti come «infrastruttura sociale», le azioni previste vanno nella direzione opposta, ovvero verso la sottomissione alle logiche di mercato e lo svuotamento della funzione sociale dell’immobile pubblico.

Ridurre il patrimonio degli enti locali a un «polo in grado di attrarre investimenti» equivale a subordinare i bisogni primari della collettività — casa, salute e socialità — all’estrazione di rendita finanziaria.

In una fase segnata da una drammatica emergenza abitativa, con affitti alle stelle, sfratti esecutivi e assenza di alloggi popolari, la priorità del Governo e degli enti locali dovrebbe essere l’assegnazione di immobili a uso abitativo sociale, la creazione di spazi culturali autogestiti, centri giovanili, consultori e servizi di quartiere, e non il regalo del proprio patrimonio pubblico agli speculatori privati.

L’articolo cita esplicitamente il progetto «Taglia debito», l’ennesima bugia che il Governo propone ai cittadini e alle cittadine.

Si propone ai Comuni, soffocati da decenni di tagli ai trasferimenti statali, dal Patto di stabilità e dalle politiche di austerità imposte dall’UE e dai governi di centrodestra e centrosinistra, di «fare cassa» concedendo i propri beni ai privati, pur di far quadrare i bilanci.

È una logica miope e inefficace: alienare o valorizzare in chiave speculativa il patrimonio pubblico per ridurre il debito è una falsa soluzione. Una volta venduto o ceduto, il patrimonio è perso per sempre, mentre il debito strutturale rimane.

L’idea che l’ingresso dei capitali privati sia indirizzato «verso la tutela del preminente interesse generale» è pura ideologia neoliberista.

Il capitale privato risponde alla logica del massimo profitto e del ritorno sull’investimento. Sostenere che gli investitori istituzionali operino per l’«interesse generale», senza un tornaconto finanziario e senza conseguenze per la collettività, è una grossa bugia.

Di fronte a questo modello, che continua a sottrarre risorse agli enti locali, a depauperare il patrimonio pubblico e a privare le cittadine e i cittadini dei loro diritti fondamentali, noi continuiamo a proporre un Piano nazionale di edilizia residenziale pubblica, attraverso l’utilizzo immediato di tutto il patrimonio immobiliare pubblico sfitto o sottoutilizzato, per aumentare il numero degli alloggi popolari a canone sociale e fare fronte all’emergenza abitativa.

Continuiamo a proporre lo stop immediato a qualsiasi cessione, cartolarizzazione o conferimento a fondi privati dei beni immobili degli enti locali.

Continuiamo a proporre il riuso e la rigenerazione, a gestione pubblica, degli spazi vuoti, anche attraverso il loro affidamento ad associazioni, comitati di quartiere e realtà del terzo settore, al di fuori delle logiche di profitto, per la riqualificazione ecologica e sociale dei territori.

Continuiamo a proporre il finanziamento diretto dei Comuni attraverso una vera fiscalità progressiva e la tassazione dei grandi patrimoni e delle speculazioni immobiliari, restituendo agli enti locali le risorse necessarie per gestire autonomamente i propri beni.

Basta profitti sui beni comuni! Il patrimonio pubblico non va svenduto, ma restituito alla collettività!

Daniela Ruffini: Responsabile nazionale Casa e Partito Sociale del Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea
Stefano Vento: Responsabile nazionale Ambiente e Beni Comuni del Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

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