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PRC: Governo fascista per salari di merda

Contro i salari di merda titolava L’Unità clandestina durante la dittatura fascista. I nipotini di Mussolini non hanno perso la matrice. Tornano all’attacco contro le sentenze dei giudici che in nome della Costituzione impongono di pagare di più chi ha un contratto al di sotto di ogni decenza.

Ci avevano già provato con il decreto ex Ilva questa estate, poi avevano fatto marcia indietro. Adesso nella legge di bilancio sono passati di nuovo all’attacco. Nell’emendamento di Fratelli d’Italia, discusso e approvato in commissione e quindi pronto per l’aula, si sancisce la non retroattività delle quote di salario non pagate e riconosciute dai tribunali in applicazione dell’art 36 della Costituzione che prevede che la retribuzione da lavoro debba garantire una vita dignitosa.

Non era necessaria una ulteriore prova del carattere reazionario e di classe del governo Meloni ma, in questo caso a pagare è proprio la parte più sfruttata della forza lavoro che viene ulteriormente attaccata nei suoi diritti.

La maggioranza degli addetti ai servizi di vigilanza si rivolge ai tribunali dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Non è difficile capire il perché visto il ricatto occupazionale. Con questo emendamento praticamente non possono rivendicare niente. Non solo di questo si tratta. Nei tribunali si sono aperte cause relative al contratto Multiservizi che riguarda una platea di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori impiegati nei settori più disparati, un numero che cresce sempre più. Centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori supersfruttati che hanno paghe da fame anche dopo la sigla recente del loro contratto, firmato anche dai sindacati confederali compresa, purtroppo, la stessa CGIL.

Sappiamo che la via dei tribunali non sostituisce il conflitto necessario per garantire forza contrattuale, per difendere i diritti del lavoro ma, è comunque anche questa un’ arma che può fare paura ai padroni e attraverso la quale difendere i propri diritti.

Oggi abbiamo un motivo in più per continuare la battaglia per il salario minimo e per costruire la forza necessaria a cacciare questo governo di fascisti al servizio di un padronato più avido e rapace.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Paolo Benvegnù, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista

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