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O re o libertà: da Bologna una convergenza contro guerra e autoritarismo

di Alfio Nicotra –

La grande sala del Tpo di Bologna, il 24 e 25 gennaio, non è stata solo piena: è stata attraversata. Da corpi, voci, esperienze diverse che hanno scelto di stare insieme per provare a scrivere una pagina comune. La due giorni dell’assemblea nazionale “O re o libertà”, promossa dal percorso di convergenza sociale “No Kings – Contro i re e le loro guerre”, ha rappresentato molto più di un appuntamento militante: è stata una pratica politica.

Oltre duemila persone in presenza e più di tremila collegate in streaming, 160 interventi in due giorni, centinaia di reti, associazioni, sindacati, spazi sociali, movimenti, soggettività politiche e sociali. Ma soprattutto moltissimi giovani, dentro un confronto che ha messo al centro la necessità di organizzarsi di fronte alla stretta autoritaria, all’economia di guerra e al riarmo europeo, mentre avanzano repressione, nuovi pacchetti sicurezza e torsioni dello Stato di polizia.

Significativi sono stati gli interventi di reti e movimenti europei. Sintonia ma anche differenze, come quando ha preso la parola un’attivista anarchica ucraina che ha rivendicato il diritto del suo popolo di resistere in armi all’invasore russo. Una posizione ovviamente distante dal sentire di larghissima parte dei partecipanti, non tanto per la legittimità del diritto alla resistenza o sul giudizio imperialista del regime di Putin, quanto sulla consapevolezza, forte nel movimento italiano, che non esista soluzione militare del conflitto. Dopo quattro anni di un bagno di sangue infinito, solo il negoziato e un progetto di sicurezza comune può far tacere le armi e consentire alle due società civili di riprendere parola, rompendo la camicia di forza dei nazionalismi.

Forte emozione per le notizie provenienti dal Nord Est della Siria, dove l’esperienza solidale, ecologista e femminista del confederalismo democratico rischia di essere spazzata via dalle milizie del nuovo governo di Damasco, appoggiato dalla Turchia e ora anche dagli Usa. Contro ogni impostazione campista e atlantista si muove sia la solidarietà al popolo iraniano contro il regime degli ayatollah così contro il riarmo. Quest’ultimo punto sintetizzabile nello slogan “non un soldo non un soldato, né per Von der Leyen né per la Nato”.

Il valore dell’assemblea è dato dalla sua composizione plurale. Sindacati confederali e di base, reti pacifiste, campagne contro il riarmo, associazioni cattoliche, ong, spazi sociali sotto attacco, movimenti transfemministi, attivisti per Gaza, realtà internazionaliste. Un mosaico attraversato da conflitti e differenze, ma tenuto insieme dalla consapevolezza che nessuna lotta, oggi, può reggere da sola.

Il riferimento al movimento statunitense “No Kings”, nato contro la deriva autoritaria di Donald Trump, non è solo simbolico. È la dichiarazione di una postura: contro i nuovi sovrani, contro l’idea che la guerra e il sacrificio sociale siano l’unico orizzonte possibile. Da Minneapolis a Gaza, dal Rojava all’Europa blindata, il filo rosso è la repressione come strumento di governo.

A Bologna si è parlato di lavoro povero, di riconversione dell’industria bellica, di diritti sociali e democratici, di repressione delle lotte, di difesa degli spazi sociali, di salario, casa e reddito. Si è discusso anche di pratiche concrete di autodifesa legale, e di come attraversare le piazze senza cadere nelle trappole di una repressione sempre più preventiva. Non un convegno, ma un laboratorio politico.

Da qui nasce un’agenda condivisa. Il prossimo appuntamento centrale sarà il 28 marzo a Roma, con la mobilitazione nazionale “Together”, in contemporanea con la grande manifestazione contro le destre a Londra. Un asse internazionale che dice molto dell’ambizione del percorso. Prima ancora, un’assemblea nazionale di preparazione si terrà il primo marzo a Roma.

Verso questa data si dispiega un calendario fitto: Torino con Askatasuna, Napoli contro gli sgomberi, Roma per Valerio Verbano, le mobilitazioni contro la leva e il riarmo in coincidenza con la mobilitazione studentesca tedesca del 5 marzo, lo sciopero transfemminista dell’8 e 9 marzo, le azioni contro l’industria bellica, fino alle giornate europee per il diritto all’abitare. Un percorso che prova a tenere insieme pace, diritti, lavoro e democrazia.

“O re o libertà” non è uno slogan evocativo: è un bivio. A Bologna si è scelto di non arretrare, di attraversare la complessità e di scommettere sulla convergenza come unica risposta possibile alla normalizzazione della guerra e dell’autoritarismo.

Non c’è un mondo nuovo già pronto, ma c’è uno spazio politico che prova a nascere. Ed è già una notizia.

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