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Rifondazione: Il governo all’attacco delle istituzioni

“A partire dal 30 aprile 2026, noi, la giuria internazionale selezionata da Koyo Kouoh, Direttore Artistico della 61esima edizione della Biennale di Venezia in Tonalità Minori, abbiamo rassegnato le nostre dimissioni. Lo facciamo in ottemperanza alla nostra Dichiarazione di Intenti rilasciata il 22 aprile 2026”.
Questa la dichiarazione con cui la giuria internazionale della Biennale arte, composta tutta da donne, ha rassegnato le proprie dimissioni.

Non era mai successo nella storia della Biennale, non era mai successo che non venissero assegnati i Leoni d’oro, ma non era mai successo neanche che un ministro della Repubblica mandasse gli ispettori in una istituzione culturale pubblica, oltretutto la più importante sul piano internazionale. Serviva un governo fascista per renderlo possibile.
Dopo tutte le polemiche di questi mesi per la riapertura del padiglione di proprietà della Russia; dopo la richiesta da parte di Giuli delle dimissioni della consigliera di amministrazione indicata dal Mic, Tamara Gregoretti, richiesta andata a vuoto; dopo le minacce della Commissione Europea di sospendere o di eliminare del tutto il finanziamento europeo alla “Esposizione internazionale d’arte” della Biennale in caso di presenza della Russia (ma minimamente preoccupata della presenza di Israele né delle partecipazioni nazionali di paesi come il Qatar, l’Argentina, la Turchia, le Filippine, l’Arabia Saudita, l’Iran, per citarne solo alcuni); dopo la gravissima decisione del ministro della cultura di non essere presente all’inaugurazione della Biennale d’Arte; dopo tutto questo, la vera goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata in realtà la decisione unanime della giuria internazionale di non assegnare i premi (Leoni d’oro e d’argento) a Russia e Israele, perché guidati da leader “accusati di crimini contro l’umanità” dalla Corte Penale Internazionale.
Da qui l’invio degli ispettori, da qui le dimissioni delle giurate.

Con questa vicenda si dimostra ancora una volta il “doppiopesismo” e la complicità di fatto delle istituzioni europee e del governo italiano con il genocidio ancora in corso a Gaza, le violazioni del diritto internazionale come l’attacco alle barche della Global Sumud Flotilla, il loro sequestro e il rapimento di due attivisti.
E su questa vicenda non si giocano i rapporti tra Lega e Fratelli d’Italia tutti interni al governo, è in gioco in realtà una cosa molto più importante: l’autonomia culturale di una istituzione pubblica, attaccata in modo inaudito da chi ha per dovere istituzionale il compito di preservarla.

È in gioco così la libertà artistica in generale, come la libertà di espressione. Sono in gioco i principi fondamentali della nostra costituzione come quello sancito dall’articolo 33 che dice che “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.
Questo governo sta tentando in tutti i modi, a suon di decreti legge, di restringere tutte le libertà e tutti i diritti individuali e collettivi, anche colpendo la libertà di informazione e di produzione artistica e culturale, attaccando giornaliste e giornalisti, togliendo i fondi alla cultura, tentando di assaltare le istituzioni culturali. Ma ogni tanto sono stati fermati. Come a La Fenice di Venezia dove le lotte dei lavoratori e delle maestre e maestri d’orchestra, insieme al pubblico del teatro, hanno ottenuto l’annullamento dell’incarico alla direzione musicale – voluto dal governo – a Beatrice Venezi.

Stefania Brai, responsabile nazionale cultura Prc/Se

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