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Tassare i ricchi per curare il paese: parte la raccolta firme «1% Equo»

di Roberto Ciccarelli –

Fino a sessanta miliardi di euro all’anno da una tassa sui grandi patrimoni, prima casa esclusa. E fino a otto miliardi dalla riforma della tassa di successione. Fondi da destinare alla sanità pubblica, all’istruzione, alla casa, all’ambiente e alla sicurezza sul lavoro, alla disabilità e al sostegno al reddito, oltre a una diminuzione dell’Irpef. È quanto hanno stabilito i promotori della legge di iniziativa popolare che si sono organizzati nel comitato «1% Equo». È l’obiettivo dell’«imposta sui grandi patrimoni» che darebbe «un primo segnale di ripristino della progressività fiscale prevista dall’articolo 53 della Costituzione».

L’iniziativa è stata presentata ieri a Roma, davanti agli uffici della Cassazione, dai primi firmatari, tra cui il segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo; Anna Camposampiero (Sinistra Europea); Alfonso Gianni, già sottosegretario allo Sviluppo Economico; Rosa Rinaldi, già sottosegretaria al Ministero del Lavoro; i giornalisti Riccardo Staglianò, Francesca Fornario e Benedetta Sabene; gli economisti Pier Giorgio Ardeni e Marco Veronese Passarella. Il comitato promotore è composto da un gruppo ampio e plurale di più di 30 economisti, docenti universitari e ricercatrici impegnate sulla giustizia fiscale e sociale.

La riforma fiscale prospettata non è inquadrabile nell’equivoco sulla «patrimoniale», l’espressione usata a sproposito a sinistra e agitata come uno spauracchio dalle destre per terrorizzare il «ceto medio» impoverito. La proposta prevede tutt’altro: aliquote comprese tra l’1% e il 3,5% sulla quota eccedente la soglia di 2 milioni del patrimonio e un allineamento alla media europea delle aliquote dell’imposta di successione. Quello che viene prospettato è un riequilibrio dell’intero sistema tributario in nome di un principio costituzionale. «L’assenza di un’imposta sui grandi patrimoni, unita al carattere in parte regressivo delle attuali imposte indirette e patrimoniali, determina una violazione sistemica di tale principio» si legge nella relazione depositata in Cassazione.

La misura interesserebbe meno di 500 mila persone, in un contesto segnato dalla crescita del numero di famiglie in povertà assoluta e relativa. Nei prossimi sei mesi il Comitato promotore avvierà la raccolta delle 50 mila firme necessarie per la presentazione della proposta, sia tramite piattaforma elettronica sia attraverso banchetti organizzati in tutto il paese. L’obiettivo dichiarato è raccogliere un numero maggiore di adesioni, a cominciare dal sito unpercentoequo.it dove è possibile aderire alla campagna dal 15 maggio al 15 novembre.

«Ogni giorno che passa senza questa legge perdiamo 71 milioni 232.876 mila euro in servizi pubblici» si legge sulla home page. Il risultato è, per esempio, non trovare autisti che guidano bus e tram a Milano. Salvo andare a cercare a Tunisi 30 autisti per uno stipendio da 1400 euro mensili. A tempo determinato. Mai dare troppe certezze. Questo dramma, ben conosciuto anche da chi non vive solo a Milano, trova origine nel gigantesco spostamento della ricchezza a beneficio del capitale, nella forma della rendita finanziaria e in quella dei profitti.

Da più di quarant’anni a questa parte tanto i salari decrescenti, quanto la fiscalità pubblica. Servono a sostenere tale spostamento di ricchezza. Con i risultati sotto gli occhi di tutti: una sanità a pezzi, un Welfare ridotto a una groviera e tradizionalmente iniquo, stipendi che non arrivano alla metà del mese, e così via. Una legge come quella prospettata dalla campagna sulla tassazione ella popolazione più ricca potrebbe imprimere un’inversione di tendenza in un contesto che va in un’altra direzione.

Fonte: il manifesto

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