Intervista al professor Massimo Siclari sul tema del saggio ‘I contorni del populismo penale’ a cura di Stefano Anastasia
Intervista a cura di Alba Vastano –
“Diciamo che la crescente pervasività dell’informazione rende deboli tali rimedi e dunque conta molto il grado d’impermeabilità dei giudici. Ho conosciuto magistrati che sospendono la lettura dei giornali e l’ascolto o la visione di notiziari quando sono investiti di questioni di un certo clamore mediatico, non penso che siano casi isolati, per fortuna” (Massimo Siclari)
Il tema dell’intervista nasce dal convegno del 21 maggio nell’aula Tesi del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Roma Tre. Il tema trattato dai relatori si è articolato sul populismo penale e sul ruolo degli attori che influenzano l’opinione pubblica in materia di giustizia penale.
Molte le lectio magistralis sul tema, dalla lectio di Didier Fassin (College de France) sulla passione di punire a quella di Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone sull’uso del diritto penale da parte dei movimenti sociali, alla lectio di Denis Sala (Association française pour l’histoire de la justice) sul tema della volontà di punire. Si conclude il Convegno con una tavola rotonda coordinata da Stefano Anastasia, garante delle persone detenute della Regione Lazio e professore dell’università Unitelma Sapienza.
E a cura di Stefano Anastasia il saggio ‘I contorni del populismo penale’ edito da Rubbettino. Una lettura esplicativa per chi è interessato a comprendere come la locuzione ‘populismo penale e i suoi attori’ è entrata nel dibattito pubblico e si estende a diversi saperi disciplinari. Locuzione che si riferisce in particolare al modo in cui partiti, movimenti e leader populisti fanno ricorso agli strumenti del diritto penale nella definizione della propria proposta politica.
Tanto per fare intendere come ‘oggi nessun discorso sulla politica possa prescindere dalla questione del populismo’ . Anastasia sottolinea anche come ‘ il populismo travalica l’ambito più squisitamente politico per coinvolgere altri campi dell’agire sociale e delle istituzioni, come, ad esempio, il campo dell’ agire giuridico’. Questa tendenza è un tema molto attuale perché le attese e i sentimenti dell’opinione pubblica su un caso giudiziario hanno un peso significativo alimentato dai media mainstream.
Del fenomeno del populismo ormai radicato in ogni campo della politica, fino ad estendersi a più svariati campi ed a ‘toccare’ anche l’agire giuridico e gli attori che ne consentono la diffusione e lo alimentano, si esprime, nell’intervista a seguire, Massimo Siclari, professore ordinario di diritto costituzionale nel dipartimento di Scienze politiche (Università Roma Tre), che nel Convegno sopra citato ha tenuto una lectio sul diritto penale come extrema ratio nelle pronunce della Corte costituzionale
Alba Vastano:Sembra essere imprescindibile che ogni discorso di matrice politica sia pervaso dal populismo, ovvero quel semplicismo comunicativo che attiene alla logica divisiva del noi e loro. A suo avviso perché le forme di comunicazione basate su mantra sempre identici e ripetuti sono più attrattive, tanto da formare correnti di pensiero?
Massimo Siclari: Si racconta che Alessandro Magno di fronte all’inestricabile nodo gordiano, piuttosto che provare a scioglierlo usò la spada e lo tranciò di netto. Quella che appare come la soluzione più semplice non è detto che sia la più efficace per risolvere un problema. Sotto un profilo costituzionale, credo che vada tenuto sempre presente che il ricorso al diritto penale dovrebbe costituire l’extrema ratio, l’ultima risorsa disponibile per far fronte all’esigenza di un ordinato vivere sociale, come più volte ha sottolineato la giurisprudenza della Corte costituzionale, censurando l’uso eccessivo di previsione di reato e la mancanza di proporzionalità delle pene comminate.
A.V.: Perché le forme di politica sia di destra che di sinistra che si avvalgono di modalità populiste sono così coinvolgenti nella percezione comune?
M.S.: Probabilmente perché sono rivolte ad intercettare una sensibilità diffusa.
A.V.: Stefano Anastasia nel saggio a sua cura ‘I contorni del populismo penale’ evidenzia come il populismo travalichi la politica per coinvolgere altri ambiti istituzionali come l’agire giuridico. Intende forse che l’opinione pubblica montata dai media governativi di partito media possa condizionare i tempi e il giudizio di un processo? O viceversa, ovvero che i media governativi influenzino l’opinione pubblica?
M.S.: Il rischio di un’indebita influenza del contesto in cui opera un giudice c’è sempre stato, tant’è che la previsione dello spostamento del processo da una sede all’altra per il legittimo sospetto che una certa sede giudiziaria suscettibile di condizionamenti ambientali non fosse idonea ad assicurare una soluzione esiste nel nostro sistema penale da oltre un secolo. Diciamo che la crescente pervasività dell’informazione rende deboli tali rimedi e dunque conta molto il grado d’impermeabilità dei giudici. Ho conosciuto magistrati che sospendono la lettura dei giornali e l’ascolto o la visione di notiziari quando sono investiti di questioni di un certo clamore mediatico, non penso che siano casi isolati, per fortuna.
A.V.: Chi sono gli attori più invasivi dell’uso populista del diritto penale? Possiamo affermare che i media mainstream, influenzati dalle correnti politiche a cui fanno riferimento favoriscono questa tipologia di comunicazione? Mi riferisco ai grandi processi come quello interminabile di Garlasco, ad esempio.
M.S.: I media,di certo, non rendono un buon servizio all’informazione e, di recente, proprio il caso di Garlasco è stato strumentalizzato in alcune dichiarazioni polemiche nei riguardi dei giudici rese durante la campagna referendaria.
A.V.: Una ridefinizione degli usi populisti del diritto e della giustizia penale? Partendo da Luigi Ferraioli che identifica il populismo penale con l’uso demagogico e congiunturale del diritto penale, diretto a riflettere e ad alimentare la paura quale facile fonte di consenso.
M.S.: Il tentativo c’è, di certo, non so in che misura possa influire ai fini elettorali, ma non escludo che possa rafforzare convincimenti già radicati nell’elettorato o che sia in grado di spostare voti.
A.V.: Nel saggio si citano i target dell’uso populista del diritto e della giustizia penale, definendoli essenziali. A cosa ci si riferisce in particolare quando si citano le due varianti di destra e di sinistra dell’uso populista del diritto e della giustizia penale. Chi è ‘il loro’, chi il noi e chi l’antagonista?
M.S.: Dipende dal tipo di reati di cui si tratta e dai potenziali autori. Esemplificando all’estremo, non è difficile che si ipotizzino (o si introducano) nuove figure di reato o, ancora, si rafforzino le sanzioni penali per illeciti già previsti, che colpiscano, da un lato i “colletti bianchi”, dall’altro comportamenti legati al disagio sociale o forme di manifestazione del dissenso come i recenti “decreti sicurezza”. Non va dimenticato, poi, che il ricorso esagerato al diritto penale influisce sulla durata dei processi ed è suscettibile di incrementare il patologico ed insostenibile sovraffollamento carcerario.
A.V.: Vengono citati anche gli strumenti di cui si serve il populismo penale. A tal proposito si menziona John Pratt che ne ha individuato tre forme: la glamourizzazione comunicativa del crimine, la destatisticalizzazione del dibattito pubblico e l’affermarsi del paradigma vittimario. Di cosa parliamo nello specifico?
M.S.: Nel primo caso, penso all’incremento di fiction o di documentari, che, pure al di là delle intenzioni degli autori, rafforzano paure diffuse e/o legittimano atteggiamenti repressivi delle forze dell’ordine. All’uso parziale e distorto delle rilevazioni statistiche dei crimini, nel secondo caso. Al cinismo nel dare risonanza alle pur legittime reazioni emotive di chi sia stato vittima di delitti obbrobriosi o dei parenti, nell’ultima ipotesi da lei citata.
A.V.: Infine, professore, le chiedo quali, secondo lei, sono le principali motivazioni che inducono gli attori di questa modalità all’uso populista del diritto e della giustizia penale. Forse pensando ad una collocazione di governo si auspica ad una stabilizzazione del consenso o ad una prospettiva di cambiamento?
M.S.: Certo, vi sono entrambe le motivazioni, alle quali aggiungerei la concorrenza a recuperare consensi a scapito di altre componenti della stessa coalizione di governo o tra le forze di opposizione. Ne abbiamo esempi pressoché quotidianamente.
Fonte: I contorni del populismo penale a cura di Stefano Anastasia, ed. Rubettino
Alba Vastano. Giornalista – Collaboratrice redazionale di Lavoro e Salute




