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No ad una legge elettorale che uccide la democrazia. Tornare al proporzionale puro

di Gianluca Schiavon –

Con la nuova proposta di legge elettorale sarebbe stato impossibile per Meloni confezionare un manufatto millimetricamente più acconcio al suo interesse. Il testo depositato alla Camera lo scorso 27 maggio (da ora pdl. 2822) riesce a peggiorare la tenuta democratica della nostra Repubblica parlamentare e, al contempo, a ridurre il già limitatissimo potere di scelta del cittadino elettore in ordine ai suoi eletti. Il punto non è la compatibilità di questo testo rispetto all’arcinoto articolo 48 cpv della Costituzione che definisce il voto personale, segreto, “eguale” e “libero”, bensì la compatibilità con l’art. 51 che dispone la par condicio anche nell’accesso “alle cariche elettive”. Non è possibile deplorare la pdl. 2822 senza partire dall’accesso alle elezioni o diritto passivo, vale a dire dal diritto di tutti di candidarsi, poiché viene conservata la norma capestro delle 1500/2000 firme per collegio plurinominale con la quale si impone la raccolta e la relativa autenticazione di minimo 72.000 -100.000 firme solo per la Camera dei deputati. A un simile abnorme sforzo iniziale, sono esentati, per ossequio alla casta, i partiti o i movimenti che dispongano di gruppi parlamentari uscenti nei due rami del Parlamento.

Partendo dalla confermata istituzionalizzazione solo italiana delle ‘coalizioni elettorali’, la pdl sfonda il limite del riparto tra i poteri disponendo il deposito presso il Ministero dell’Interno dell’indicazione della proposta di Presidente del Consiglio dei ministri incaricato “ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica”. Una tale ed abnorme disposizione fa conseguire, rendendendoli logici da quella prospettiva, i tre sbarramenti nell’accesso al riparto dei seggi: 10% per le coalizioni, 3% per le liste, con la eccezione per la migliore sottosoglia nelle coalizioni – come nel famigerato porcellum – e, infine, dell’1% per le liste da computare all’interno delle coalizioni. Il quarto sbarramento (42%) serve a evitare che il testo normativo sia copia della legge Acerbo in ordine a premio di maggioranza o, come definito testualmente, a “premio di governabilità”. Tale premio risulterebbe così assegnato in base a una lista blindatissima presente in ogni collegio plurinominale alla Camera e in ogni collegio regionale al Senato, nell’ambito della quale gli eletti seguirebbero l’ordine di lista. La scelta dell’eletto da parte dell’elettore viene vanificata dal meccanismo delle candidature plurime, sei su quarantotto alla Camera e, addirittura, sei su diciotto al Senato. L’Ultimo dettaglio che rende il voto per i parlamentari una cambiale in bianco alle coalizioni è la nullità del voto disgiunto che comporta l’impossibilità per l’elettore che effettui un voto per liste non coalizzate di scegliere la coalizione meno distante dal suo credo con il voto destinato al premio di maggioranza.

Nel complesso questa proposta si configura come un autentico illegittimo dosaggio della democrazia elettorale in base all’appartenenza o meno a una coalizione. L’unico voto compiutamente efficacie diventerebbe solo quello ai partiti del candidato ‘premier’, in subordine a una forza politica coalizzata, mentre quasi totalmente deprivato della funzione sarà il voto per coalizioni terze o a liste non coalizzate. Contrariamente alle dichiarazioni di facciata nessuno spazio è offerto al singolo candidato, le cui autonomia e personalità sono totalmente obliterate a vantaggio della semplificazione della decisione del leader.

L’esito che tutti con ipocrisia combattono, sarà l’ulteriore spinta verso l’astensione di elettori disinteressati a far raggiungere il barrage del 42% oppure che non apprezzino un voto politico trasformato in mero referendum sul capo. La pdl 2822 con queste premesse sarà approvata senza emendamenti e costituirà l’ennesimo atto di forza della maggioranza di destra in questa legislatura. Nessun effetto sortirà ricordare il valore giuridico della raccomandazione della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa sull’affidamento e la stabilità dei sistemi elettorali.

La risposta a questo atto di sopraffazione dei cittadini prima che delle istituzioni si può fornire solo con un movimento vigoroso, simile a quello creato con le convergenze contro i DL sicurezza, auspicando che i Gruppi parlamentari di opposizione esercitino l’ostruzionismo. Proprio come le disposizioni che decapitano il concetto giuridico di libertà a beneficio della sicurezza, queste norme apparentemente destinate a luoghi distanti dalla quotidianità del cittadino sono strumenti della governamentalità classista contemporanea. Necessario risulta, al contrario, un pacchetto di controproposte immediate attraverso l’accordo tra tutte le forze sociali pro Costituzione repubblicana che dovrebbe sostanziarsi in una lega per il proporzionale, capace di ricordare allo sfinimento che solo la partecipazione democratica può battere passivizzazione e torsioni autoritarie. Ogni forma che faciliti la partecipazione va sostenuta, a cominciare, ad esempio, dalla raccolta firme on-line per le liste elettorali, strumento utile nell’ultimo referendum costituzionale e ora nella LIP per la patrimoniale.

Solo il proporzionale senza distorsioni può riavvicinare l’elettore all’eletto e proteggere ciò che resta di democrazia e libertà, dunque della separazione dei poteri, dalle nuove forme di cesarismo.

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