È gravissimo che una istituzione dello Stato faccia “pressione” su una associazione culturale – o su un suo rappresentante, o su chiunque – per impedire l’espressione di una opinione o di un dissenso politico. Qualunque sia il tema, qualunque sia il governo di quella istituzione, qualunque sia l’associazione che riceve finanziamenti pubblici. È successo di recente con “Più libri più liberi” da parte del governo Meloni, succede oggi a Roma nei confronti del “Piccolo America” da parte del Comune guidato dal sindaco Gualtieri.
Così come è stata grave la decisione del Comune di Roma e della Regione Lazio di trasformare lo storico cinema Metropolitan – nel pieno centro della città – in una sorta di centro commerciale dotato “anche” di una sala cinematografica. Ancora una volta, come ha fatto l’ex ministro Franceschini a livello nazionale, si mercifica tutto, anche ciò che non è mercificabile, cioè il sapere e la cultura. Tutto è “vendibile”, tutto deve essere assoggettato alle leggi di mercato, anche il governo di una città.
È importante che in difesa del Piccolo America si siano mobilitate alcune personalità del mondo dello spettacolo, come è importante che si esprimano contro la cementificazione e la mercificazione di Roma.
Rifondazione comunista da anni porta avanti – da sola – la battaglia per impedire per legge il cambio di destinazione d’uso di tutti i luoghi della cultura e della socialità: dalle sale cinematografiche, ai teatri, alle sale concerto, alle librerie, alle biblioteche, ai centri sociali che sono spesso ultimi presidi di democrazia, accoglienza, luoghi di diffusione e di produzione culturale. Così come sosteniamo la necessità del sostegno pubblico ai luoghi della cultura come “dovere” istituzionale. Naturalmente in piena trasparenza e senza discriminazioni o privilegi.
A Roma in questi anni molti di questi luoghi sono stati chiusi o costretti alla chiusura, molte sale sono state trasformate in supermercati o banche, sono sparite biblioteche e librerie, la cementificazione è andata avanti in modo irrefrenabile, alcuni centri sociali sono stati sgomberati – mentre Casapound pare intoccabile -, si sono spianati quartieri storici e distrutti monumenti. Purtroppo quasi sempre senza trovare solidarietà “importanti”.
E a Roma Rifondazione comunista lotta da anni in difesa di questi luoghi, così come contro gli sfratti e gli sgomberi delle case occupate, contro l’inceneritore, contro la gentrificazione, per il diritto alla casa, contro il potere degli immobiliaristi, per una città accogliente e antifascista, perché si rompa il legame con l’apparato industriale israeliano.
Perché per noi un’altra città è possibile e per questa ci battiamo.
Siamo sicuri quindi che i firmatari della lettera saranno al nostro fianco nelle lotte e per cambiare il governo della città.
Stefania Brai, Responsabile nazionale cultura Partito della Rifondazione comunista/Se
Giovanni Barbera, Segretario Federazione di Roma Partito della Rifondazione comunista/Se




