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Rifondazione: Il piano casa è una presa in giro agli sfrattati e a chi aspetta da anni una casa popolare

L’approvazione definitiva in Senato del Decreto-Legge n. 66 sul “Piano Casa” rappresenta una risposta del tutto inadeguata, parziale e pericolosa alla gravissima emergenza abitativa che colpisce il Paese. Dietro gli annunci trionfalistici di “100 mila alloggi in dieci anni” si nasconde in realtà un provvedimento privo di un reale finanziamento pubblico strutturale, che abdica al ruolo dello Stato per consegnare il diritto all’abitare alle logiche del profitto privato e della speculazione.
Esprimiamo la nostra netta contrarietà a una legge che, blindata dal voto di fiducia, evita di affrontare i nodi reali della crisi sociale, della povertà abitativa e del sostegno alle fasce più deboli e ai giovani.
Questo non è un piano sociale per la casa, è una cambiale in bianco ai grandi investitori privati. Si stanziano proclami ma non risorse fresche, preferendo commissariare il settore e deregolamentare i mercati piuttosto che investire direttamente nel welfare abitativo.

Le nostre critiche maggiori riguardano:

le coperture fantasma e fondi privati: il piano dichiara un obiettivo di 10 miliardi di euro, ma gran parte di queste risorse è legata a finanza derivata, al risparmio privato e a capitali esteri. Lo Stato non mette risorse fresche e adeguate nei bilanci pubblici, ma scarica il peso dell’operazione su fondi di investimento privati, trasformando un diritto costituzionale in un asset finanziario;
la svendita e il “riscatto” del patrimonio pubblico (ERP):invece di rilanciare con forza l’edilizia residenziale pubblica, il provvedimento spinge sulle operazioni di riscatto degli alloggi popolari da parte degli assegnatari. Una scelta che rischia di impoverire progressivamente il patrimonio pubblico di case popolari a disposizione delle future generazioni, invece di ampliarlo;
regali ai costruttori e deregolamentazione:per attirare gli investitori, il piano introduce forti semplificazioni burocratiche e un’ampia flessibilità sulle destinazioni d’uso (anche non residenziali) nei progetti integrati. Consentire ai privati di mantenere una quota significativa di edilizia libera e di lucrare sulle quote convenzionate non risolverà il problema degli affitti insostenibili nelle grandi città;
l’ennesimo “Commissario Straordinario”: la nomina di un Commissario straordinario per il recupero degli alloggi ERP è l’ammissione esplicita dell’incapacità del Governo di far funzionare i canali ordinari e di collaborare in modo strutturale con i Comuni e le Regioni, esautorando gli enti locali dalle scelte urbanistiche.
Il diritto alla casa si difende finanziando direttamente il fondo per il sostegno agli affitti, bloccando gli sfratti per morosità incolpevole e ristrutturando i 100 mila alloggi pubblici attualmente sfitti e inutilizzati attraverso investimenti statali diretti, non regalando cubature e varianti urbanistiche ai privati.Rifondazione Comunista continuerà la mobilitazione sul territorio e nei canali istituzionali per denunciare gli effetti di questa legge e per rivendicare un vero Piano Casa basato sul finanziamento pubblico, sul riuso dell’esistente e sul consumo di suolo zero.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista
Daniela Ruffini, responsabile nazionale Partito Sociale e Casa di Rifondazione Comunista

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