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Rifondazione: Ceuta. Fuggire o morire. No alla chiusura di Schengen proposta dall’internazionale nera

L’arrivo imprevisto (?) di decine di migliaia di uomini, donne e bambini in poche ore, nell’enclave spagnola in Marocco di Ceuta è una fotografia dell’Europa di oggi e di domani se non si inverte la rotta. Persone di ogni età, si sono tuffate fra le correnti e nell’acqua gelida verso quell’assurdo avamposto europeo rischiando una vita che non garantiva opportunità. La risposta, come troppe volte, è da stato di guerra. La Spagna ha inviato l’esercito e chiuso le frontiere col Marocco, l’Italia, presto seguita da esponenti dell’internazionale nera, propone la chiusura dell’Area Schengen di libera circolazione, magari in maniera selettiva, per non arrecare danni al turismo. Ursula von der Leyen e le principali forze conservatrici, gareggiano a chi urla meglio. In Spagna gli amici di Meloni come Santiago Abascal, leader di Vox definiscono il primo ministro Sanchez un traditore e lo considerano colpevole di questa catastrofe, per loro politica, per chi è rimasto senziente, umanitaria. Le misure prese dal governo spagnolo, dichiarazione dello stato di emergenza, hanno incontrato il favore di Popolari e Socialisti, ma sono malgiudicate dal governo Meloni. Se ne ricorderanno a Madrid quando sarà l’Italia a chiedere aiuto per contrastare la presunta invasione. La durezza che oggi si urla sguaiatamente era già stata normata col Patto immigrazione e asilo e col regolamento rimpatri, fra le cause di questa crisi. Quanto accade a Ceuta non ha nulla a che fare con le regolarizzazioni promosse dal governo di Madrid. Ma in Spagna come da noi c’è chi intende demolire chi offre moderate soluzioni alternative a quelle di propaganda repressiva. L’esercito a Ceuta, come i controlli razzializzati alle frontiere non serviranno a nulla. Finché prevarranno guerre e diseguaglianze, le frontiere esisteranno per essere violate, a qualsiasi costo. Ad ora 34 corpi sono stati recuperati, molti sono i dispersi, trascinati chissà dove dalle onde, c’è chi cerca di tornare indietro, dopo aver incontrato la violenza in divisa e chi si ribella, senza vestiti e senza nulla da mangiare. Prevale una gestione da “ordine pubblico”, si cerca nelle mafie del traffico di esseri umani il colpevole. Guai ad accettare che in combinato disposto fra leggi repressive e impossibilità a entrare regolarmente, porta a queste conseguenze. E si piangono ancora persone uccise non dal mare ma dalle mura di una fortezza che chiamiamo Europa.

Stefano Galieni, resp nazionale Immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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