Le dichiarazioni di Meloni sulla scuola sono pericolose e retrograde. Considerare “stranieri” bambine e bambini, ragazze e ragazzi che frequentano i nostri istituti, e trattarli come un problema, è il modo migliore per impedirgli di sentirsi Italiani e Italiane e indurre in loro un senso di ostilità verso il paese in cui vivono – con risvolti sociali imprevedibili. D’altra parte, un trattamento punitivo si vuole riservare anche ai loro genitori, trasformando in obbligo quello che dovrebbe essere un diritto elementare di apprendimento della lingua, che va garantito dallo Stato.
Il punto è che la scuola che Meloni ha in mente risale a un’epoca remota: ai tempi in cui l’istruzione era e doveva restare privilegio per pochi; in cui i figli e le figlie dei lavoratori e delle lavoratrici erano sistematicamente discriminati, tanto più se immigrati. La “scuola del ’68” che la presidente del Consiglio vorrebbe demolire è la scuola che ha permesso a quelle persone di diventare pienamente cittadine e cittadini: un formidabile veicolo di coesione sociale, senza il quale l’Italia sarebbe rimasta un paese arretrato.
Oggi questo problema torna a porsi in altre forme, e con urgenza persino maggiore. In una fase di declino economico, con una popolazione tra le meno istruite dell’area OCSE e in via di rapido invecchiamento, trattare milioni di giovani come presenze ingombranti sarebbe un suicidio collettivo.
C’è bisogno quindi di una scuola molto diversa da quella di Meloni e Valditara. C’è bisogno di investire seriamente sull’inclusione con l’inquadramento in pianta stabile della figura del mediatore culturale (ad oggi presente sporadicamente e in forme precarie), di estendere il tempo pieno all’intero territorio nazionale, di erogare corsi di lingua modulati sulle diverse esigenze, di potenziare la rete dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, di varare un piano contro la dispersione che agisca a fondo sulle radici sociali del fenomeno.
Tutto questo però presuppone un’attenzione per le condizioni concrete della scuola, che la destra invece continua a ignorare. Essa sembra piuttosto voler introdurre surrettiziamente la “remigrazione” per guadagnare miseri consensi a destra, invece di garantire convivenza nella parità.
Stefano Galieni, responsabile Immigrazione – Partito della Rifondazione Comunista
Salvatore Romeo, responsabile Scuola e Università – Partito della Rifondazione Comunista




