«La politica e i media italiani adorano i giovani che si ribellano ma solo se lo fanno all’estero».
Lo dichiara Anna Camposampiero, responsabile nazionale Esteri del Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea, commentando le elezioni in Serbia.
«Le elezioni hanno segnato una netta sconfitta del partito di governo, guidato da Aleksandar Vucic, al potere da quattordici anni: hanno pesato le denunce di corruzione, particolarmente forti dopo il crollo di una pensilina a Novi Sad, che aveva causato la morte di 16 persone, tra cui un bambino di 6 anni, mettendo in evidenza i legami tra potere e interessi privati, le ricadute sociali delle politiche liberiste e il crescente autoritarismo teso a restringere gli spazi democratici.
Sul piano internazionale Vucic si è mosso con un certo opportunismo, ma non si può sottacere che, come già Orban, ha difeso strenuamente gli interessi di Israele e le sue politiche genocidarie.
Tutto ciò è stato denunciato con forza da un larghissimo e determinato movimento degli studenti, attorno al quale si è raggruppata una parte importante della società serba. Dal movimento è sorta una lista elettorale che ne richiama gli obiettivi, anche se la sua composizione eterogenea non è priva di contraddizioni e richiederà una permanente mobilitazione delle forze più avanzate della società. Occorre guardare con attenzione a una zona in cui le tensioni non si sono mai sopite.
A sostegno della lista si sono espresse anche forze antiliberiste e anticapitaliste, come l’Iniziativa per il Socialismo Democratico, collegata al Partito della Sinistra Europea, e il Partito dei Comunisti Serbi, che apertamente di ispira a Tito, che puntano a rilanciare la presenza della sinistra nel Paese».
«La lezione che viene dalla Serbia – conclude Camposampiero – è che la mobilitazione sociale deve accompagnarsi alla costruzione di un’alternativa politica capace di contrastare le destre reazionarie e le politiche neoliberiste. È una necessità che riguarda tutta l’Europa».




