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European Left a congresso, tra alleanze e lotta

di Giuliano Santoro –

Sinistre Ospite anche Jeremy Corbyn: «Basta warfare, rilanciamo il welfare». Rieletto presidente l’austriaco Walter Baier, per l’Italia c’è Rifondazione comunista. Il segretario Maurizio Acerbo ha aperto al centrosinistra per un «fronte antifascista»: «Ma dica no alle armi»

«Contro austerità e militarismo, per conquistare il futuro»: con queste parole si è chiuso l’ottavo congresso del Partito della sinistra europea, qui hanno partecipato venticinque partiti da venti paesi europei. Il partito è uno dei soggetti continentali che aderisce al gruppo parlamentare in Ue di The Left. L’altro è l’European Left Alliance, di cui fanno parte, tra gli altri, i partiti della sinistra nordica, Sinistra italiana, France Insoumise, Podemos e Sumar. Al partito che si è riunito ieri aderiscono ancora, insieme a Rifondazione comunista e ai belgi del Partito del lavoro, i tedeschi della Linke, che però hanno un’interlocuzione aperta con i promotori di Ela.

«Ottant’anni dopo la sconfitta del fascismo – si legge nel documento congressuale – leader autoritari come Putin, Trump, Netanyahu ed Erdogan dimostrano sia a parole che con i fatti che l’estrema destra non è una reliquia del passato, ma un pericolo presente e incombente. Lo stesso vale per la minaccia di una guerra globale, alimentata dalle élite neoliberiste che hanno spinto il mondo sull’orlo del baratro». Il congresso si è chiuso con la conferma a presidente dell’austriaco Walter Baier, ma lui stesso ha annunciato che «in occasione della prima assemblea generale verrà eletta una co-presidente donna». Prima delle sue conclusioni ci sono stati due panel, rispettivamente su militarizzazione e austerità. Il primo è stato aperto da Peter Mertens, Partito del lavoro del Belgio: «Abbiamo bisogno di un’Europa più autonoma ma anche differente – ha affermato – L’Europa può sopravvivere solo se sociale. Per questo dobbiamo essere orgogliosi di essere marxisti, socialisti, comunisti». C’era anche, direttamente dal ventre della bestia del trumpismo, Megan Romer dei Democratic Socialists of America: «Dobbiamo essere parte della resistenza per la sopravvivenza umana», ha affermato. E c’era il parlamentare indipendente inglese, promotore di YourParty, Jeremy Corbyn: «Siamo gli unici a rivendicare i diritti dei palestinesi, che hanno diritto di decidere il loro futuro. Dobbiamo fermare le armi nucleari così come la gigantesca spesa militare che alimenta il warfare invece del welfare». Questa sessione si è chiusa con la relazione di Amal Jadou Shakaa, ambasciatrice della Palestina a Bruxelles.

«Ci appelliamo a tutte le forze democratiche e progressiste, inclusi i sindacati, i gruppi femministi, i movimenti sociali e le iniziative ecologiste, affinché alzino la voce contro la guerra e impediscano qualsiasi ulteriore escalation che possa comportare l’uso di armi di distruzione di massa – affermano i partiti della Sinistra europea – La lotta per la pace è inseparabile dalla lotta contro l’estrema destra. Questa è una lotta globale e ci impegna a condurla dall’interno dell’Europa». «Non vogliamo spendere 800 miliardi in armi – ha detto Baier – Per questo manifesteremo il 14 giugno a Bruxelles che è il centro dell’Ue e della Nato in Europa. Vogliamo che l’Unione europea cambi la sua posizione di complicità con Israele. Dalla Spagna alla Slovenia, dove i nostri partiti sono al governo hanno ottenuto conquiste per la gente comune e la classe lavoratrice. Riprendendo il vecchio slogan di Guevara, creiamo 10-100-1000 Spagna e Slovenia». Parole che cadono nel dibattito interno a Rifondazione, la cui (stretta) maggioranza pochi giorni fa ha aperto alle forze del campo progressista in chiave anti-sovranista. «Ma il fronte antifascista richiede una rottura con le politiche neoliberiste, il riarmo e la guerra», precisa da Bruxelles il segretario Maurizio Acerbo.

fonte: il manifesto, 19 aprile 2026

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