Discorso di Peter Mertens, segretario generale del PVDA-PTB, in occasione dell’evento pubblico dell’VIII congresso della Sinistra Europea, svoltosi a Bruxelles il 18 aprile, che ha riunito 40 partiti europei per combattere l’austerità, fermare la militarizzazione e conquistare il futuro. Il Partito dei Lavoratori belga ha aderito lo scorso anno alla Sinistra Europea.
Cari amici, cari compagni,
dopo la vittoria sul fascismo nel 1945, tutti erano d’accordo: “nie wieder”, “never again”, “plus jamais” (mai più, ndt). C’era anche accordo sulla necessità di sradicare le radici del militarismo. Alla Conferenza di Yalta del 1945, gli Alleati applicarono la dottrina delle cinque D: democratizzare, decentralizzare, smilitarizzare, denazificare e demonopolizzare.
C’era un consenso: l’onnipotenza dei grandi monopoli doveva essere spezzata, perché esisteva un legame tra capitalismo, monopoli, espansione, militarismo, fascismo e guerra.
Oggi assistiamo al movimento opposto: invece della democratizzazione, è in ascesa l’autoritarismo; invece del decentramento, sta prendendo piede la centralizzazione europea; invece della smilitarizzazione, si è diffusa una vera e propria febbre militaristica; e invece di demonopolizzare, l’Europa incoraggia la formazione di monopoli.
Questo è l’esatto opposto di Yalta.
L’Unione Europea si è costruita attraverso shock e crisi. E con ogni crisi, osserviamo lo stesso fenomeno: sempre più potere viene centralizzato a Bruxelles e, con ogni centralizzazione, le contraddizioni in Europa si acuiscono.
È stato il caso della crisi bancaria del 2008, della crisi dell’euro del 2011, della crisi del Covid del 2020 e della guerra in Ucraina del 2022. Seguono sempre la stessa vecchia ricetta: attraverso misure di emergenza, sempre più potere viene trasferito a Bruxelles.
Oggi è la politica di sicurezza a subire lo stesso trattamento. La politica di difesa è responsabilità degli Stati sovrani, ma viene “europeizzata” a velocità vertiginosa. Prima con fondi simbolici, poi con il piano “Rearm Europe” da 800 miliardi di euro come turbocompressore.
Con l’aumentare della centralizzazione, aumentano anche le contraddizioni.
La Germania si militarizza attraverso il debito: vuole creare il più grande esercito di terra d’Europa e iniziare a spendere 153 miliardi di euro all’anno per le sue forze armate entro quattro anni. Nessuno può tenere il passo: la Francia si ferma a 64 miliardi all’anno. Si ridimensiona, ma conserva ancora le armi nucleari. Le contraddizioni tra Francia e Germania si acuiscono.
Sono queste le due dinamiche che osserviamo in ogni crisi: sempre più potere a Bruxelles e, allo stesso tempo, sempre più contraddizioni tra gli Stati.
A ciò si aggiunge la nostra dipendenza dagli Stati Uniti. Quando Trump minacciò di annettere la Groenlandia, il panico si diffuse a Bruxelles. “Abbiamo bisogno di un’Europa autonoma, indipendente dagli Stati Uniti”, dicevano.
Assolutamente. L’Europa deve rompere con gli Stati Uniti. Ma non basta. Perché la domanda è: a che scopo?
Non abbiamo bisogno di un esercito europeo che faccia esattamente la stessa cosa dell’esercito americano: intervenire in tutto il mondo per assicurarsi materie prime e vie di approvvigionamento.
Non dobbiamo mandare fregate nel Golfo Persico o nell’Asia-Pacifico per controllare le rotte di rifornimento. Non dobbiamo mandare carri armati nel Sahel o in Congo per saccheggiare il cobalto. Non dobbiamo mandare droni in Niger per procurare uranio alle centrali nucleari francesi.
L’autonomia europea non significa costruire un esercito imperialista europeo.
Non abbiamo solo bisogno di un’Europa autonoma, ma soprattutto abbiamo bisogno di un’Europa diversa.
Abbiamo bisogno di un’Europa socialista che rompa con la guerra e l’imperialismo.
Dobbiamo usare un linguaggio chiaro.
Questo sistema è barbaro, bellicoso, perverso. Vuole smantellare le nostre pensioni, la sanità, l’istruzione e i servizi pubblici per costruire una macchina da guerra. Vuole mandare una nuova generazione di giovani in guerra. Vuole promuovere il razzismo e l’apartheid per seminare divisione.
Questo non è il futuro che vogliamo.
Il socialismo è il futuro, e siamo orgogliosi di essere le forze di questo futuro. Dobbiamo incarnare questa fiducia e questo orgoglio. Dobbiamo voler vincere, compagni. Dobbiamo voler conquistare il mondo e dimostrarlo.
Grazie mille.




