Il giornalista Gabriele Nunziati è stato licenziato dall’agenzia Nova per avere posto, in una conferenza stampa della Commissione europea, una domanda “scomoda” sulle responsabilità di Israele nella ricostruzione di Gaza.
Rifondazione comunista esprime la massima solidarietà a Gabriele Nunziati e aderisce al presidio che si svolgerà martedì 9 giugno davanti al Tribunale del lavoro di Roma in occasione della prima udienza del processo che coinvolge il giornalista contro l’agenzia di stampa. La mobilitazione è promossa da Amnesty International Italia, insieme alla Federazione nazionale della stampa, alla Stampa romana, all’associazione Articolo 21, e a cui hanno già aderito l’Usigrai e la Rete NoBavaglio.
Alla situazione di grandissima difficoltà in cui vive l’informazione in Italia, difficoltà dovuta tra l’altro alle condizioni di precariato ormai strutturale del lavoro giornalistico e alla concentrazione sempre più forte della proprietà della carta stampata nelle mani di pochi soggetti, alla mancanza di leggi che garantiscano un reale pluralismo delle testate e delle proprietà, si aggiunge adesso il reato di opinione.
Quello che è in gioco con questo licenziamento non è solo la libertà di espressione di un singolo giornalista, già grave di per sé in un paese che ancora si definisce democratico.
Nella situazione di guerra permanente che stiamo vivendo si vuole impedire la possibilità stessa di raccontare il genocidio del popolo palestinese e di conoscere le conseguenze terribili delle guerre che stanno sconvolgendo le vite di milioni di persone.
Quello che è messo in discussione è il diritto fondamentale sancito dalla Costituzione di informare e di essere informati.
Quella che è messa in discussione è la stessa libertà di opinione e di espressione.
E questo ci riguarda tutte e tutti.
Stefania Brai, responsabile nazionale cultura Partito della Rifondazione comunista /Se




