Direzione PRC 7 giugno
L’autonomia di Rifondazione è condizione essenziale per tornare protagonisti
La proposta di “Fronte costituzionale” ha suscitato interesse e adesioni
La proposta di “Fronte costituzionale” avanzata nell’ultima riunione del Comitato Politico Nazionale ha trovato un’ampia eco sia sui mezzi d’informazione che nelle reti sociali. Si è aperto un dibattito nel quale si sono espresse opinioni differenti ma dal quale è emerso interesse per la proposta e anche significativi consensi. Abbiamo intercettato il sentimento che si è espresso nel referendum sulle modifiche costituzionali proposte dalla destra come nel principale momento di mobilitazione che si è realizzato negli ultimi mesi, la manifestazione di “NoKings”.
Abbiamo chiarito che l’obbiettivo del nostro partito non è aderire al cosiddetto “campo largo”, dal quale ci dividono ancora elementi importanti di analisi e di proposta politica su questioni decisive, ma di trovare una forma di convergenza e accordo tecnico elettorale al fine di impedire che la destra reazionaria, autoritaria e con evidenti elementi di fascismo rappresentata da FdI, Lega e Forza Italia, possa continuare a governare indisturbata per altri cinque anni.
Siamo riusciti a cogliere la centralità del riferimento costituzionale come fondamento dell’espressione di un’idea di società alternativa a quella delle destre e guida per trovare, dove possibile, convergenze programmatiche. Persino chi non condivide la nostra proposta di “fronte” è costretto a condividere il richiamo alla carta costituzionale senza però avanzare una proposta politica che impedisca alla destra di smantellarla progressivamente.
Nel confermare la nostra iniziativa sulla linea del CPN, che si muove in piena coerenza con quella emersa dal congresso (ascesa della destra e pericolo della democrazia come valutazione della fase, rimozione del dogma dell’impossibilità di qualsiasi accordo anche solo elettorale con il centrosinistra laddove ne esistano le condizioni e contemporaneamente impossibilità di un’adesione alla coalizione organica dell’opposizione) dobbiamo non perdere di vista due questioni.
La prima è che il “fronte costituzionale” traccia un percorso di azione politica, uno spazio possibile di mobilitazione sociale e un terreno di confronto con tutte le diverse forze organizzate nella società che aspirano ad una direzione politica del paese alternativa sia alla destra che alle politiche neoliberiste perseguite negli anni passati da una parte delle forze di centrosinistra. Non deve essere inteso come una semplice ricerca di intese tra direzione di partiti, che pure evidentemente, in relazione alla scadenza elettorale del 2027, restano necessarie. La convergenza elettorale che auspichiamo e che riteniamo necessaria sarà anche il frutto della nostra capacità di iniziativa e di lotta e del rifiuto di rinchiuderci in un ghetto autoreferenziale.
La seconda questione riguarda le modalità concrete con le quali si potrà realizzare la convergenza elettorale. Siamo in presenza di una ennesima forzatura antidemocratica con la quale la destra accentua la natura antidemocratica del sistema elettorale con una nuova legge truffa. Su questo la nostra proposta resta quella del ritorno ad una legge proporzionale che ridia centralità al parlamento e alla sua capacità di essere reale espressione delle correnti e delle posizioni politiche e ideali che vivono nel paese. Ribadiamo che l’opposizione a una legge elettorale evidentemente incostituzionale deve trovare spazio in ogni sede di militanza; non si tratta solamente di contrastare la stretta nella rappresentanza che si sostanzia in limiti altissimi di firme per la presentazione delle liste, in tre diverse soglie di sbarramento nonché in premi di governabilità sconsiderati. Si tratta di difendere, finanche, quel che resta del parlamentarismo contro il surrettizio inserimento del premierato in una legge ordinaria. E va rilanciata la mobilitazione contro l’autonomia differenziata dato che il governo che sta tentando di aggirare la sentenza 192/24 della Corte costituzionale che ha bocciato la legge Calderoli. Una cosa è certa: per difendere quel che resta della democrazia costituzionale e la stessa unità della Repubblica bisogna mandare a casa questo governo nel 2027.
L’evoluzione del contesto politico conferma la valutazione che abbiamo espresso al Congresso secondo la quale siamo entrati in una fase politica nuova, non solo per la presenza di una destra – a livello nazionale e internazionale – aggressiva e antidemocratica, ma anche per le correzioni di rotta avvenute nel Partito Democratico e, più in generale nel mutamento di equilibri all’interno del centrosinistra, per le posizioni assunte dal Movimento 5 Stelle e da AVS. Tutto ciò apre nuove possibilità e nuovi spazi alla nostra iniziativa politica sulle principali questioni politiche aperte sul piano internazionale (guerra in Ucraina, Palestina, Iran, Cuba, ecc.) così come sulle questioni sociali che gli effetti della guerra scatenata da Usa e Israele in Medio Oriente rendono ancora più acute.
La nostra proposta va progressivamente sviluppata con iniziative e proposte programmatiche che diano sostanza a un’agenda di attuazione della Costituzione. Deve essere chiaro che gli eventuali punti che rendano possibile l’accordo tecnico elettorale con il campo largo non possono realisticamente coincidere con i nostri obiettivi di fase per i quali noi lotteremo indipendentemente dall’accordo ed è per questo che la nostra proposta unitaria non implica la rinuncia alla nostra autonomia politica. Non ci illudiamo che gli obiettivi di fase propri di un partito comunista diventino programma di governo ma lavoriamo perché si possa determinare una convergenza su punti qualificanti che costituiscano una svolta rispetto al governo Meloni e rispondano alle principali emergenze sociali determinando un quadro politico più avanzato per le lotte del nostro partito e dei movimenti sociali.
L’iniziativa per la giustizia fiscale e la tutela delle classi popolari
La proposta di legge per la tassazione dell’1% sul patrimonio dell’1% più ricco del Paese ha trovato una immediata e positiva rispondenza soprattutto tra i giovani. In meno di un mese sono state raccolte più di 50.000 firme, quelle necessarie per la presentazione formale al Parlamento. Il nostro obbiettivo è però di utilizzare tutto il periodo che ci divide dalla scadenza del 15 novembre per raccogliere un numero molto superiore di sottoscrizioni.
Per questo è importante diffondere le informazioni relative all’adesione online ma anche utilizzare i banchetti e i volantinaggi da parte delle nostre organizzazioni per riprendere i contatti con i settori popolari. I sondaggi ci dicono che, nonostante il fuoco di sbarramento dei media legati alle classi dominanti, esiste un vasto consenso intorno alla necessità di far pagare più tasse agli straricchi per garantire servizi sociali adeguati a tutta la popolazione.
La necessità di allargare l’arco delle adesioni è indispensabile se si vuole rompere il muro delle opposizioni e sollecitare la discussione anche nello schieramento del centrosinistra, una parte del quale teme di perdere il consenso del “ceto medio”. Sono state sollevate anche alcune legittime preoccupazioni di fronte alla possibile agitazione strumentale da parte della destra e dei mezzi d’informazione che si fanno interpreti del rifiuto pregiudiziale della grande borghesia di ogni ipotesi di raddrizzamento del carico fiscale.
Nella presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare, alla quale hanno contribuito intellettuali ed esperti esterni al nostro partito, si è tenuto conto della necessità di chiarire che ad essere interessata è una ristretta oligarchia economica che da decenni beneficia di trattamenti fiscali sempre più favorevoli. La realtà del Paese, attestata da tutte le fonti statistiche, dimostra che la ripartizione della ricchezza prodotta socialmente è sempre più sbilanciata a favore delle classi sociali dominanti e che queste sono sempre meno frutto di capacità imprenditoriale e sempre più eredità di ricchezze già costituite. Come hanno ben compreso i giovani che hanno sottoscritto la legge, l’unico vero modo offerto per diventare ricchi è essere figli di ricchi. Altro che chiacchiere sul merito.
Abbiamo invitato tutte le forze politiche e sociali che condividono la necessità di introdurre almeno un principio di giustizia fiscale ad aderire alla raccolta di firme e a sostenere la discussione della proposta in Parlamento.
La raccolta di firme deve essere inserita in una iniziativa di lotta tesa a chiedere misure urgenti e concrete per alleviare gli effetti dell’inflazione sulle classi popolari. Così come il Partito deve essere pienamente impegnato nella difesa dei posti di lavoro messi in pericolo dal processo di deindustrializzazione dell’Italia e dall’inerzia del Governo, come nel caso recente dell’Electrolux.
Appare coerente con la nostra impostazione programmatica il sostegno alle proposte di legge di iniziativa popolare promosse dalla CGIL sulla sanità e sugli appalti. Il testo sulla sanità non tocca tutti i temi che bisognerebbe affrontare e questo ha sollevato critiche comprensibili, ma gli obiettivi che propone sono fondamentali e da anni parte della nostra piattaforma.
Sostenere e rafforzare il movimento contro le guerre
Abbiamo assistito negli ultimi mesi ad una progressiva estensione dei conflitti militari con una decisiva responsabilità dell’Amministrazione USA e del governo fascista israeliano. Sono state clamorosamente smentite le tesi di chi affidava a Trump le speranze di uscire dallo stato di guerra permanente. In realtà, come è sempre accaduto nella storia, le tendenze autoritaria e fasciste si sono sempre accompagnate ad un imperialismo aggressivo e predatorio.
Nella fase attuale di trasformazione epocale delle forme produttive si è squadernato da parte delle classi dominanti il proposito di superamento delle forme della democrazia. La guerra permanete si inserisce in questo quadro e pertanto ogni reale opposizione alla guerra non può che essere contemporaneamente, per noi, anche azione politica di difesa ed estensione della democrazia costituzionale palesemente aggredita dai neofascismi “MAGA”.
L’impegno del partito contro le guerre deve svilupparsi sia nella solidarietà al popolo palestinese vittima dei comportamenti criminali di Israele, che verso le popolazioni del Libano e dell’Iran. Come abbiamo sempre sostenuto, la lotta popolare contro il regime reazionario degli Ayatollah non giustifica l’aggressione militare che ha reso più difficile quella stessa lotta, oltre a portare lutti e distruzioni per le classi popolari.
La massima attenzione va rivolta alla situazione cubana di fronte alla minaccia sempre più concreta di una aggressione militare statunitense e va proseguito l’impegno per la solidarietà con l’isola al fine di rompere il più possibile il blocco criminale a cui Cuba è sottoposta da decenni e che Trump ha inasprito a un grado di disumanità senza precedenti.
Grande preoccupazione presentano gli sviluppi della guerra in Ucraina dove esiste il pericolo concreto di un’escalation che può diventare incontrollabile. È necessario per questo riprendere e sviluppare l’iniziativa di StopRearm alla quale abbiamo attivamente partecipato.
Rifondazione Comunista ritiene che l’impegno di tutte le forze pacifiste e progressiste debba essere orientato ad arrivare quanto prima ad un cessate il fuoco che consenta l’avvio di una trattativa che sia finalizzata a garantire la sicurezza di tutti e il rispetto della volontà democraticamente espressa delle popolazioni interessate. Mentre ci impegniamo per bloccare la corsa al riarmo dell’Unione Europea, confermiamo l’orientamento assunto unanimemente dal PRC, subito dopo l’inizio della invasione russa, quando ci siamo espressi “contro la NATO e contro Putin”.
Se sono fuori di dubbio le responsabilità della NATO nel determinare le condizioni per il conflitto e va respinta la riabilitazione di criminali alleati del nazismo da parte del governo ucraino, e a questo va chiesto di rimuovere tutte le forme di censura e di proibizione dei partiti di opposizione e la piena garanzia dei diritti delle minoranze interne, in particolare russofona, è necessario che anche il governo russo si impegni a mettere fine quanto prima alla guerra.
Bisogna che l’Italia, sottraendosi ai condizionamenti del complesso militare-industriale e contrastando apertamente i settori militaristi e bellicisti presenti nell’Unione Europea, assuma direttamente una propria iniziativa politica, eventualmente coinvolgendo altri governi europei, finalizzata all’avvio di vere trattative destinate a mettere fine al conflitto. Nel momento in cui altri governi dell’Unione europea sviluppano proprie autonome iniziative in direzioni contrarie alla pace, l’Italia deve diventare protagonista di una propria iniziativa legandola alla contestuale cessazione dell’invio di armi.
I recenti provvedimenti giudiziari che hanno colpito 54 compagne/i, tra cui il nostro ex-consigliere Ciccio Auletta, a Pisa per blocchi e proteste contro guerra, riarmo e genocidio confermano la natura liberticida dei decreti sicurezza del governo Meloni e il legame indissolubile di lotta per la pace e per la democrazia.
La Direzione nazionale esprime l’adesione del Partito alla campagna per la Difesa Civile Non Armata Nonviolenta lanciata dalle associazioni pacifiste.
L’Unione Europea dev’essere terreno di conflitto contro il riarmo e il “patto di stabilità”
Lo spazio politico europeo resta terreno prioritario di conflitto politico e sociale. È illusorio pensare che un’espansione dei poteri delle istituzioni europee, principalmente la Commissione e il Consiglio, possa risolvere le contraddizioni che derivano dalla natura neoliberista assunta con Maastricht a cui ora si aggiunge la nuova dimensione riarmista e bellicista. Trasferire ulteriori poteri a sedi prive di un fondamento democratico e costituzionale vuol dire colpire al cuore il principio della sovranità popolare che deve guidare qualsiasi attribuzione di poteri.
Rifondazione Comunista non ha mai accolto l’illusione delle correnti “sovraniste” sull’utilità di un ripiegamento nella dimensione nazionale, ma abbiamo sempre criticato la natura neoliberista dei trattati fondativi dell’Unione che rivendichiamo di non aver votato. Oggi siamo in presenza di un doppio svuotamento della democrazia che procede sia a livello nazionale che in quello sovranazionale. In quest’ultimo caso non solo per la natura sempre più oligarchica dell’azione dell’Unione Europea ma anche dell’attacco sempre più virulento da parte delle forze reazionarie verso l’ONU e tutte le sedi sovranazionali di gestione e di composizione pacifica dei conflitti. Al momento l’unica grande potenza che sembra ancora muoversi in questa direzione è la Cina.
Occorre contrastare la tendenza a fare dell’Unione Europea un nuovo soggetto del conflitto globale tra imperialismi, più o meno grandi, e invece proporre che svolga un ruolo di promotore di un nuovo assetto globale pacifico e democratico. Un ruolo che deve andare di pari passo con il rilancio e l’estensione dello stato sociale, nella riconquista di un ruolo prioritario della classe lavoratrice e delle classi popolari, nonché dei movimenti progressisti anti-sistemici: realtà sempre più emarginate a livello europeo da un rapporto diretto e quasi incestuoso della Commissione con le lobby e i poteri economico-finanziari capitalistici.
Bloccare la corsa il riarmo e contemporaneamente mettere in discussione il “patto di stabilità”, strumento per politiche di austerità e antipopolari, sono oggi gli obbiettivi centrali di un movimento che non può restare solo nazionale. Per questo riteniamo importante sviluppare l’azione concreta del Partito della Sinistra Europea e parteciperemo alla mobilitazione che si terrà a Bruxelles il 14 giugno prossimo. La mozione presentata dalle forze politiche di opposizione al Parlamento italiano presenta diversi elementi positivi e dei concreti passi avanti sia sulla questione del riarmo che del “patto di stabilità”. Manca ancora una reale visione alternativa per il futuro dell’Unione. Ed è indispensabile aprire un vero conflitto politico tra destra e sinistra a livello europeo a partire dal ritiro della fiducia (per chi l’ha concessa) nei confronti di Ursula con der Leyen. Questa Europa – neoliberista e guerrafondaia – non rappresenta l’alternativa al trumpismo.
Le elezioni comunali
Un bilancio completo dell’esito del ciclo delle elezioni comunali svoltesi in queste settimane potrà essere stilato quando si saranno completati i ballottaggi che vedono, tra l’altro, impegnato a Molfetta, il compagno Manuel Minervini alla testa di una larga coalizione progressista.
Alcune considerazioni possono però essere già anticipate. Il simbolo del partito è tornato sulle schede elettorali in molti Comuni, a volte dopo quindici o vent’anni di assenza. In secondo luogo la scelta congressuale del riconoscimento dell’autonomia alle organizzazioni territoriali nel decidere se e quali alleanze o accordi sottoscrivere, a partire dai contenuti programmatici e dal contesto territoriale, senza essere rinchiusi in una gabbia decisa dall’alto, ha dimostrato la piena capacità delle nostre compagne e compagni di fare politica senza far derivare automaticamente la collocazione locale dalla proposta che abbiamo avanzato a livello nazionale. Le differenti modalità di presentazione – liste di partito o partecipazione a liste civiche o candidature indipendenti in altri partiti della sinistra – sono conseguenza di differenti contesti.
Questa articolazione ha consentito anche un positivo, seppur limitato, rientro nelle istituzioni, condizione fondamentale per il nostro partito al fine di essere cerniera tra la dimensione politico-elettorale e quella del conflitto sociale, che si alimentano e sostengono a vicenda. Grazie alla risonanza di alcune situazioni, in particolare Molfetta, il partito è tornato ad essere protagonista riconosciuto del panorama politico. Segno evidente che l’autonomia del partito e la capacità di perseguire la propria strategia politica è una condizione essenziale per tornare ad essere protagonisti.
Essere unitari, come noi vogliamo essere, non significa tornare a nascondere il partito dentro contenitori senza identità o, peggio ancora, a rimorchio delle strategie politiche di altri.
Se un elemento critico emerge dalle elezioni comunali è l’assenza di una presenza visibile del nostro partito anche in realtà dove pure esiste un’organizzazione. È paradossale che, mentre si dedicano mesi e mesi a discutere di ciò che dovrà fare il partito nelle elezioni nazionali del 2027, non si sia poi in grado di intervenire sull’appuntamento elettorale che si svolge sul proprio territorio. Si esprime qui il rischio di trasformare organizzazioni del nostro partito da luoghi vivi e combattivi in prima fila nella lotta politica a commentatori da social network. Rimane il dato che in gran parte dei comuni non vi è più una presenza organizzata del partito e questo dato evidenzia quanto le sconfitte subite negli ultimi diciotto anni abbiano ridotto il nostro radicamento sociale.
La Direzione nazionale ringrazia tutte le compagne e i compagni che con spirito di servizio hanno dato la disponibilità alla candidatura o hanno contribuito con il proprio impegno militante alla campagna elettorale.
Sul nucleare resta la nostra netta opposizione
Nei giorni scorsi il governo ha rilanciato la proposta di un programma nucleare, presentato come di “nuova generazione”. Sul nucleare il popolo italiano si è già espresso due volte e in entrambi i casi ha affermato la propria contrarietà.
Il nucleare, per sua natura, presenta problemi di sicurezza, approvvigionamento e smaltimento che non sono eliminati dalle nuove tecnologie. I tempi e i costi di realizzazione sarebbero lunghi e non risolverebbero il problema energetico dell’Italia, aggravato dalle sanzioni contro la Russia e dalle conseguenze dell’aggressione israelo-statunitense all’Iran e la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz.
Il vero nodo non è disporre di velleitarie fonti illimitate di energia perché questo produrrebbe comunque effetti negativi sull’ambiente. L’unica strada è il ricorso più esteso alle rinnovabili insieme alla riduzione del consumo energetico laddove possibile. La destra ha cavalcato l’opposizione al Green Deal europeo, per altro molto insoddisfacente, trovando in questo l’accondiscendenza della Von der Leyen, sulla linea di Trump in difesa del capitalismo fossile. È questa impostazione politica fallimentare che va capovolta anche per fronteggiare gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico.
Combattere le destre per difendere le libertà di conoscenza, di cultura e di informazione
Stiamo assistendo ad un continuo gravissimo attacco del governo fascista a tutte le forme di libertà di pensiero, di espressione, di informazione e di formazione.
Attacco che riguarda il ruolo delle istituzioni culturali e la loro vita democratica, le libertà di insegnamento nelle scuole e nelle università, la libertà di informazione nella carta stampata come nel servizio pubblico radiotelevisivo, la stessa libertà di espressione artistica attraverso forme di censura o attraverso metodi di finanziamento che premiano solo chi è forte sul mercato.
È necessario impegnare tutto il partito in difesa del pluralismo informativo e culturale come base della stessa democrazia.
In risposta alle politiche del governo si sono formati diversi “movimenti”, “reti” e “organizzazioni”, fuori dai sindacati e dalle associazioni tradizionali. Stiamo lavorando con loro e per questo dobbiamo sostenere le loro lotte e le loro iniziative ma mantenendo fermi i punti della nostra proposta senza farci coinvolgere in iniziative e proposte a volte “populistiche” che rischiano di restringere ancora di più gli spazi di democrazia. Ribadendo innanzitutto il ruolo centrale dello Stato nelle istituzioni culturali e in tutto ciò che riguarda la produzione di conoscenza, di informazione e di cultura.
Dobbiamo portare avanti la nostra battaglia per una riforma democratica del servizio pubblico radiotelevisivo, per leggi sui conflitti di interesse e antitrust, in difesa dei diritti e della dignità del lavoro culturale e giornalistico.
Nel mese del Pride
Rifondazione Comunista sostiene il percorso di leggi di iniziativa popolare sulle questioni LGBT (diritto di famiglia, omolesbobitransfobia, discriminazioni lavorative, terapie di conversione), proposto il 15 maggio dal movimento ai partiti favorevoli ai diritti. Un terreno fondamentale per sottrarsi al ricatto delle destre. Contro il ddl Valditara e l’offensiva omolesbobitransfobica del governo, serve una mobilitazione dal basso che solo l’iniziativa popolare può garantire. Rifondazione porterà in questo percorso la sua storia di lotta contro ogni discriminazione, radicata nell’antifascismo militante. Il ddl Valditara è solo l’ultimo capitolo di una crociata reazionaria che colpisce scuole, famiglie e corpi non conformi. Partecipare ai Pride, quindi, significa rompere l’isolamento delle persone LGBT dentro i movimenti sociali e dentro il partito stesso, farne tessuto vivo di partecipazione politica. Come espresso nostro documento congressuale, ribadiamo inoltre la lotta al rossobrunismo: nessuna alleanza con chi normalizza l’odio di genere e sessuale. Il rossobrunismo è la deriva che confonde la lotta di classe con gli identitarismi reazionari: noi lo combattiamo anche nella sinistra. Partecipare a queste iniziative è un baluardo contro la tentazione di subordinare i diritti civili ed umani a presunte priorità patriarcali. Contro le destre e il loro moralismo repressivo di Stato, Rifondazione rilancia la costruzione di un fronte antipatriarcale. Solo collegando lotta di classe, antifascismo e liberazione queer si può battere l’arretramento civile che il ddl Valditara incarna. Per questo Rifondazione Comunista difende e partecipa al percorso dei Pride, convinta che senza diritti LGBT non ci sia emancipazione possibile.
LA DEMOCRAZIA INTERNA
La vita democratica di un partito comunista richiede che le iscritte e gli iscritti possano partecipare al dibattito e all’elaborazione della linea in un costante confronto con il gruppo dirigente nazionale. Purtroppo va riscontrato che la pratica correntizia sta producendo una tendenza alla balcanizzazione del partito con federazioni e regionali che non pubblicano sui propri social e non inviano alle iscritte e agli iscritti i documenti approvati dagli organismi e i comunicati nazionali. Dentro questo quadro si constata che in molte federazioni e regionali non sono stati organizzate riunioni dei cpf, dei cpr o attivi con la segreteria nazionale come deliberato dal Comitato Politico Nazionale per discutere la proposta di Fronte costituzionale, democratico e antifascista. Si tratta di una modalità di gestione del partito sui territori che lede il diritto delle iscritte e degli iscritti al confronto e alla partecipazione. In questo contesto, la consultazione degli iscritti non può essere usata per mettere in discussione la linea uscita dal congresso. È dannoso creare un clima interno conflittuale in nome di una inesistente ostilità alla consultazione che in realtà è già stata deliberata dal congresso e dal CPN. È necessario invece che la consultazione debba esprimersi su una specifica e circostanziata decisione assunta a tempo debito dai gruppi dirigenti competenti.
La Direzione nazionale
- invita al massimo impegno tutto il partito nella campagna per il tesseramento 2026 e nella digitalizzazione,
- impegna tutti i circoli, le federazioni e i comitati regionali nella campagna “Un per cento equo” con banchetti, conferenze stampa, iniziative di dibattito, volantinaggi.
Documento approvato a maggioranza dalla Direzione nazionale del 7 giugno, proposto da Maurizio Acerbo (29 voti a favore e 25 contrari)




