di Gigi Sullo –
Io sto con i valsusini, e da un bel pezzo. Circa vent’anni fa ero a Venaus, il giorno dopo la grande ondata umana che cacciò via le truppe dello Stato, era successo che una grande manifestazione, più o meno come l’altro giorno, si era trovata su una strada che passava sopra le schiere di poiiziotti e carabinieri, le valli sono fatte così, sali e scendi, e di colpo la massa si precipitò giù per la scarpata e mise in fuga gli armati. Il cantiere che volevano fare a Venaus fu ritardato sine die. E mentre ero lì, a chiacchierare con vari No Tav, vidi una signora anziana, molto anziana, magra e curva e minuscola, come dice Arundhati Roy di se stessa, passare davanti a un carabinere, che stava lì per figura, e sputargli sulle scarpe. Un gesto poco elegante, ma diceva di come i valsusini percepivano la faccenda, come una occupazione militare, una mattina mi son svegliato.
L’opposizione della valle al mega-tunnel è cominciata trentacinque anni fa. Significa che “le diverse generazioni” che il comunicato dei No Tav dopo i fatti dell’altro giorno cita sono una verità: diverse generazioni hanno studiato, discusso, lottato, votato perché il tunnel non si faccia. Hanno creato in tanti anni un fenomeno, ossia il luogo fisico e la cultura che ha aperto una faglia, un abisso, tra l’idea di benessere e progresso del Novecento e quel che viene dopo, che ancora non sappiamo bene cosa sia ma che sta crescendo ovunque.
Perciò mi sono innamorato dei valsusini, oltre al garbo e la schiettezza e la politica fatta al livello del suolo, un po’ come gli zapatisti, perché lì io, come tanti altri, abbiamo intravisto il futuro. Tra l’altro, ho anche messo insieme un libro intitolato “No Tav d’Italia”, in cui gli stessi che le organizzavano, hanno raccontato, forse una dozzina di anni fa, le lotte contro il presunto progresso vandalico, dalle grandi navi a Venezia al ponte sullo Stretto. E’ questo un mito nato nel 1945, quando si trattava id ricostruire un paese distrutto, ma nuove ferrovie e autostrade, nuovi quartieri in periferia, cemento dappertutto e così via, sono diventati una ideologia, quella del Prodotto interno lordo, la sola religione di stato che non ammette eresie e scismi. Perciò i valsusini sono così fastidiosi, e sono così repressi.
Questa estate abbiamo avuto, fin qui, il peggior caldo della storia, i peggiori incendi di foreste (350 mila in fuga tra Francia e Spagna), la siccità più preoccupante, e però tutti noi viviamo in una “fiction”, in cui tutti, dai politici ai media ai cosiddetti intellettuali dicono che si tratta di “anomalie climatiche” (è il titolo che usa SkyTg) e che presto si toornerà alla normalità. Ma la normalità è morta, viviamo in un altra era, a cui nessuno vuole adattarsi, perciò i vigili del fuoco, eroi del secolo, vengono lasciati soli di fronte alle fiamme, perciò gli acquedotti sono colabrodi e nessuno studia unm regime delle acque, e dell’agricoltura, molto diverso d quello passato (e le fonti sono regalate per due soldi alla Coca Cola e alle sue sorelle), e così via all’infinito. E i politici, poi: mentono, sono ignoranti, cercano solo di sfruttare quel che acade a loro vantaggio nella propaganda, e fanno i galletti: lo stato c’è, come dice Meloni andando a Venaus, e cioè: o’ stato so’ io (già sentita, ma in francese).
E la violenza? I quasi terroristi incappucciati? Quelli che secondo il tartufo Fratoianni danneggiano la lotta No Tav (non ha letto i comunicati che non fanno distinzioni)?
Qualche giorno fa era l’anniversario, il venticinquesimo, di Genova 2001. E’ lì che, come in molti denunciammo, la violenza ha fatto il suo balzo in avanti, e i giovani e giovanissimi del movimento di quegli anni furono picchiati, imprigionati, torturati, massacrati in una scuola di notte e molestati in una caserma di periferia. E un ragazzo fu ucciso. Le “forze dell’ordine” erano fuori controllo, le gabbie spalancate, l’impunità qualunque porcheria facessero. E la polizia e i carabinieri non hanno mai recuperato: scarso addestramento e violenza libera, come dimostra, dopo molltissimi altri, il caso di Fakir a Bologna.
Ma questa volta i tutori dell’ordine altrui sono stati fregati, è bastato un minimo di organizzazione per violare il recinto del cantiere e dar fuoco a tutto, e non affrontare le truppe di occupazione a mani nude, come facemmo noi a Genova, ma scompaginando le schiere con petardi e sassi.
Non farò alcun appello “alla sinistra”, in questi trent’anni destra e sinistra, comune e regione, i partiti e il sindacato (tranne la Fiom e Rifondazione) hanno attaccato in ogni modo i No Tav, senza che nessuno si chiedesse seriamente a cosa serva un tunnel come quello, in nome di quale progresso (a cose fatte, il supertreno per Lione risparmierebbe la bellezza di un quarto d’ora), perché questa roba si fa per farla, perché sono affari su cui guadagnano costruttori e politici, tutti tranne chi ci vive, in Val Susa, e la ama.
Siamo in un’epoca di emergenze mortali, a causa della crisi climatica, ma tutto deve restare com’è, e quindi chi si oppone viene aggredito. E’ la premessa per una dittatura.
Fonte: pagina fb di Gigi Sullo




