I prezzi alle pompe dei carburanti in Spagna: 1.62 per la benzina, 1.68 per il diesel; con leggere variazioni sono questi. La ragione è molto semplice: si pagano meno tasse che nel nostro paese.
Le famose accise, contro cui aveva tuonato dall’opposizione Giorgia Meloni, sono ancora lì, a parte la riduzione di 17 centesimi sul diesel che comunque supera i 2 euro al litro.
Le associazioni dei consumatori hanno definito il provvedimento, il taglio di 17 centesimi per il gasolio, una pecetta: la montagna che ha partorito un topolino. Poteva essere diverso? La risposta è assolutamente no! In Italia, le tasse sui consumi come l’Iva e le accise sono una parte cospicua delle entrate fiscali e hanno una caratteristica che piace maledettamente alla destra che governa il nostro paese. Sono tasse regressive che paghiamo tutti allo stesso modo e quindi colpiscono i redditi più bassi. Il ricco rentier che può spendere migliaia di euro per un pieno del suo motoscafo d’altura paga come la lavoratrice delle pulizie che alle quattro di mattina deve usare l’auto propria per andare a lavorare. Questa è la vera questione.
Nel paese dove i milionari pagano meno tasse di chi lavora, è quasi ovvio che sia così. Iva e accise sono come la tassa sul macinato: un modo per fare cassa sulla pelle dei ceti popolari, di chi lavora. Per il governo della destra va bene così.
Servono ben altri interventi. Tagliare le tasse sui consumi di massa, tassare i patrimoni e le grandi ricchezze.
Pier Giorgio Ardeni, professore di economia all’Università di Bologna
Paolo Benvegnù, responsabile nazionale Lavoro
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea




